Un’atmosfera particolare, fatta di inclusività

by azione azione
10 Giugno 2026

Dal 28 al 31 maggio si sono svolti a Zugo i National Summer Games, il più grande evento sportivo svizzero dedicato alle persone con disabilità cognitiva

Per quattro giorni, dal 28 al 31 maggio, 1600 atleti si sono sfidati in 16 discipline, trasformando la città in uno spazio di incontro, sport e inclusione. A margine della manifestazione abbiamo incontrato Bruno Barth, Presidente del Comitato organizzatore locale dei World Winter Games Switzerland 2029 e co-direttore di Special Olympics Switzerland, per parlare non solo dei Giochi, ma più in generale del movimento Special Olympics in Svizzera e del significato che oggi assume lo sport inclusivo.

In questa tre giorni, a Zugo si respira un’atmosfera particolare. Certo, c’è l’entusiasmo della competizione, ma ciò che colpisce maggiormente è soprattutto il forte senso di comunità che unisce atleti, allenatori, volontari e dirigenti, quasi fossero parte di una grande famiglia. Un clima che si percepisce ovunque: nei campi di gara, sugli spalti e nei momenti condivisi lontano dalle competizioni. «I National Games di Special Olympics Switzerland si svolgono ogni quattro anni, alternando edizioni estive e invernali – spiega Bruno Barth – e rappresentano un momento di festa e una straordinaria motivazione per gli atleti, che spesso si preparano per anni a questo appuntamento».

Parole che trovano conferma nelle emozioni vissute durante la cerimonia di apertura. Negli occhi degli atleti si legge l’orgoglio di poter partecipare a un evento di questa portata e di ricevere finalmente la visibilità e il riconoscimento meritati dopo mesi, spesso anni, di allenamenti svolti con grande impegno e dedizione all’interno dei propri club. Ed è proprio osservando questa partecipazione che emerge anche un altro elemento significativo: negli ultimi anni qualcosa sta cambiando nel panorama sportivo svizzero. «In effetti sono stati fatti passi avanti importanti – continua Barth. Sempre più federazioni e associazioni sportive stanno aprendo le proprie attività a tutti. Dopo il forte calo causato dalla pandemia, oggi la partecipazione è tornata a crescere».

A confermarlo sono anche i numeri. A Zugo partecipano infatti circa 200 atleti in più rispetto ai Summer Games del 2022 di San Gallo. Una crescita che testimonia non solo il ritorno alla normalità dopo gli anni difficili della pandemia, ma anche una maggiore sensibilità verso il tema dell’inclusione.

L’obiettivo di Special Olympics, infatti, è proprio quello di creare offerte sportive accessibili e adattate alle possibilità delle persone con disabilità cognitiva, possibilmente all’interno dello sport «tradizionale», quindi nei club e nelle federazioni già esistenti. Attualmente circa un quarto degli atleti coinvolti proviene direttamente dal mondo sportivo tradizionale, mentre gli altri arrivano da istituzioni, scuole speciali o gruppi sportivi dedicati. Si tratta di una tendenza incoraggiante, che lascia intravedere prospettive positive anche per il futuro dello sport inclusivo in Svizzera.

Nonostante i progressi, il sistema sportivo svizzero resta però ancora in parte separato tra sport «tradizionale» e sport per persone con disabilità. Ed è proprio su questo aspetto che oggi si concentra il dibattito sul futuro. «Un passo importante in questa direzione – spiega Barth – è stata la nascita nel 2024 di Swiss Inclusive Sport, che sostiene gli uffici sportivi cantonali e le associazioni nel rendere lo sport accessibile a tutti». Un cambiamento culturale che, secondo Barth, deve essere interpretato in senso ampio. «È importante ricordare che l’inclusione non riguarda soltanto la disabilità: comprende anche persone con background migratorio, comunità LGBTQ+, problemi di salute mentale o differenze legate all’età».

Da qui nasce inevitabilmente una riflessione più profonda sul significato stesso dello sport e sul rapporto tra inclusione e competizione. Un equilibrio non sempre semplice da trovare. «Lo sport è spesso legato alla performance e alla competizione, e questo può entrare in conflitto con l’idea di inclusione. Se l’unico obiettivo è vincere, si tende naturalmente a scegliere sempre i migliori atleti. La vera domanda allora è: lo sport deve riguardare soltanto la vittoria?»

Secondo Barth, lavorare con persone con disabilità cognitiva porta inevitabilmente a interrogarsi sul senso più autentico dello sport e sull’idea di appartenenza. «Se si accetta il principio che tutti abbiano il diritto di appartenere a un club, a una federazione o a un evento sportivo, allora si trovano anche soluzioni concrete per creare un’inclusione autentica». Naturalmente non tutto è sempre realizzabile nella pratica.

Ed è proprio per questo che manifestazioni come i National Games mantengono un ruolo fondamentale. «Gli eventi di Special Olympics sono pensati appositamente per le esigenze degli atleti con disabilità cognitiva, proprio come le Paralympics o le Deaflympics lo sono per altri gruppi. Sono eventi necessari perché offrono visibilità, favoriscono gli incontri tra persone diverse e permettono di parlare seriamente di inclusione».

Mentre la nostra conversazione volge al termine, sullo sfondo continuano le premiazioni. Medaglie, sorrisi e abbracci raccontano meglio di qualsiasi discorso il significato di queste giornate. E, inevitabilmente, lo sguardo si sposta già verso il futuro dello sport inclusivo in Svizzera. «Immagino una Svizzera – conclude Barth – con un sistema sportivo che non escluda nessuno e che permetta a ogni persona di praticare sport al livello che desidera. La Svizzera dovrebbe applicare in modo coerente la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, affinché tutti possano essere pienamente parte della società».

Poi aggiunge una riflessione che forse racchiude il senso più profondo di questi giorni vissuti a Zugo: «Credo che questi atleti ci aiutino a riflettere sul vero significato della vita. Le persone con disabilità cognitiva sono straordinarie ambasciatrici di rispetto, dignità e umanità».