Il Governo ha esteso a 80 anni il limite di esercizio dei reattori e in Parlamento si discuteranno due proposte che puntano a dare un futuro all’atomo civile, inclusa la possibilità di costruire nuovi impianti
Parleremo di energia e di centrali nucleari, ma prima però diamo un’occhiata dall’età di pensionamento. La settimana scorsa il Consiglio federale ha presentato una riforma di AVS 2030, il sistema con il quale si intende far fronte alla sfida dell’invecchiamento della popolazione, garantendo al tempo stesso le entrate finanziarie necessarie all’equilibrio del nostro primo pilastro. Un progetto proprio per questo chiamato «di stabilizzazione» che ora viene ulteriormente irrobustito con una serie di incentivi volti a «promuovere il mantenimento e la prosecuzione dell’attività lucrativa prima e dopo il raggiungimento dell’età di riferimento», come si legge nel comunicato del Consiglio federale dello scorso 20 maggio. Una frase in «burocratese stretto» che ha nel concreto questo significato: non si alza l’età del pensionamento ma si farà leva su una serie di misure per invogliare le persone a continuare a lavorare anche oltre i 65 anni di età .
Gösgen, Leibstadt e i due reattori di Beznau
E si tenterà di scoraggiare il pensionamento anticipato, un’età minima che dovrebbe passare dai 58 anni di oggi ai 63 del prossimo futuro. Sull’argomento è stata aperta una procedura di consultazione, sorvoliamo dunque sui dettagli, in attesa delle prese di posizione di partiti e organizzazioni interessate. Non senza ricordare che in questo dossier c’è un altro ostacolo da superare: il Parlamento non è ancora riuscito a trovare una soluzione di compromesso per finanziare la 13esima AVS, rendita che verrà versata la prima volta alla fine di questo 2026. La prossima sessione estiva delle Camere federali, che inizierà il primo giugno, dovrà riuscire a sciogliere questo nodo.
Restiamo sul tema dell’età di pensionamento ma passiamo ora all’energia, con una giravolta tematica che forse può apparire un po’ temeraria. Un nesso tra i due argomenti però c’è: il Governo mira a far lavorare più a lungo anche per le centrali nucleari. Dopo aver analizzato la situazione, il Consiglio federale è infatti giunto alla conclusione che «un esercizio a lungo termine fino a 80 anni delle centrali nucleari di Gösgen e Leibstadt è tecnicamente possibile, e perlopiù redditizio». E qui occorre aprire una parentesi: gli impianti atomici in Svizzera ancora in funzione sono quattro, ai due citati vanno aggiunti i due reattori di Beznau. Si tratta di strutture molto longeve, Beznau 1 è la centrale nucleare più vecchia al mondo tra quelle ancora attive, è entrata in funzione nel 1969. La sua disattivazione è prevista nel 2033. La recente decisione del Governo, che spinge il limite d’esercizio a 80 anni, permette ora a Gösgen e Leibstadt di produrre energia fino al 2059 e rispettivamente fino al 2064.
E la sicurezza?
Il nostro Paese continuerà dunque mantenere il primato degli impianti più vetusti al mondo, strutture nucleari che al momento garantiscono circa il 30% della produzione di energia elettrica in Svizzera. Governo e autorità competenti hanno fatto notare che il tema della sicurezza è al centro delle loro attenzioni, come scrive il Consiglio federale nel suo rapporto sull’argomento: «L’Ispettorato federale della sicurezza nucleare si assicura costantemente che la sicurezza sia garantita. Grazie a importanti lavori infrastrutturali, tutte le centrali nucleari svizzeri presentano un buon livello di sicurezza». Sinistra e organizzazioni ambientaliste, ma anche alcuni ingegneri esperti in materia, hanno più volte espresso critiche e dubbi sulla reale sicurezza delle nostre centrali atomiche. Le autorità in materia giungono però regolarmente a conclusioni opposte. Qui va ricordato che, dopo l’incidente nucleare di Fukushima, era il 2011, il nostro Paese ha deciso di vietare la costruzione di nuove centrali, quelle in funzione lo potranno rimanere fino a quando la sicurezza sarà garantita dai gestori degli impianti. Società che dovranno anche essere in grado di sostenere i costi finanziari legati a questa messa in sicurezza delle loro strutture.
Ora il Consiglio federale ha posto questo limite a 80 anni, una «età di pensionamento» che è stata incrementata, visto che in un precedente rapporto era stata fissata a 60 anni. Il tema interessa da vicino le Camere federali. Dopo gli Stati, nel corso della prossima sessione estiva il Consiglio nazionale dovrà ora discutere dell’iniziativa popolare «Stop al blackout» chiamata anche «Energia elettrica in ogni tempo per tutti». Iniziativa a cui il Consiglio federale ha risposto con un controprogetto indiretto. Due proposte che mirano entrambe a dare un futuro all’energia nucleare e a garantire la possibilità di costruire nuove centrali. Per il Governo non è necessario modificare la Costituzione, come vorrebbe invece l’iniziativa. Da qui il controprogetto che prevede la sola riforma della legge federale sull’energia nucleare. Sul tema sinistra e ambientalisti hanno già promesso di lanciare un referendum.
Mini-reattore di nuova generazione
A loro dire questa iniziativa, e il controprogetto, mettono in pericolo gli sforzi fatti finora per incrementare la produzione di elettricità da fonti rinnovabili su cui si basa la Strategia energetica 2050, approvata dalla popolazione nel 2017. Per questo fronte si sottovalutano inoltre i rischi legati all’atomo, a cominciare dal problema delle scorie prodotte dagli impianti nucleari.
C’è da dire che il tema non tiene occupato soltanto il mondo della politica, anche quello scientifico sta compiendo passi significativi verso quelle che vengono chiamate «centrali di nuova generazione», considerate più sicure. Un’evoluzione che riguarda anche la Svizzera, stando a quanto riferito di recente dalla «Sonntagszeitung». L’istituto di ricerca ingegneristica «Paul Scherrer» – situato nel Canton Argovia, dove si trovano tre delle quattro centrali nucleari svizzere – è intenzionato a svolgere esperimenti su un mini-reattore di nuova generazione, a partire dal prossimo autunno. E questo in collaborazione con una start-up danese, che mira a portare sul mercato questa nuova tecnologia a partire dal 2030. Il progetto argoviese non ha al momento obiettivi commerciali, si tratta di un piccolo impianto sperimentale, un prototipo che tra l’altro è in grado anche di bruciare le scorie prodotte dalle centrali nucleari convenzionali. La politica elvetica dovrà dunque guardare anche al lavoro dell’Istituto «Paul Scherrer» e ai risultati concreti che sarà in grado di raggiungere con questi impianti di nuova generazione. Ricerche scientifiche con cui si mira anche a mandare in pensione la vecchia tecnologia nucleare. Eh sì, c’è davvero un legame tra energia ed età di pensionamento.
