Una serata speciale per creare sinergia tra associazioni che portano avanti progetti concreti e sogni per la popolazione, soprattutto per i giovani
Dalle presentazioni ai progetti condivisi. È successo martedì 5 maggio alla scuola elementare di Tesserete, dove lo «Spazio progetti intercomunali» – promosso dal Percento culturale Migros in collaborazione con Capriasca, Comano, Origlio e Ponte Capriasca – ha riunito associazioni, volontari e cittadini attorno a un’idea tanto semplice quanto ambiziosa: far crescere insieme ciò che da soli fatica a prendere forma.
Uno spazio progetti riunisce persone che vogliono impegnarsi a favore della loro città, del loro quartiere o del loro paese. Alcuni hanno un’idea e vorrebbero realizzare un progetto locale, oppure lo stanno già facendo. Altri desiderano partecipare contribuendo con le proprie idee e i propri punti di vista. Durante il workshop tutti fanno conoscenza e lavorano sulle idee del progetto in piccoli gruppi: gli organizzatori e le organizzatrici del progetto presentano il loro progetto e i problemi da risolvere. I contributori e le contributrici danno una mano ad affrontare le criticità esposte offrendo le proprie riflessioni e la propria rete di contatti. L’obiettivo è che i partecipanti «facciano un passo avanti» sulla base del feedback e creino nuovi contatti. In questo modo lo spazio progetti mette in contatto persone con background, esperienze e competenze diverse.
Il clima, all’inizio, era quello tipico degli incontri pubblici: sedie in cerchio, curiosità e un pizzico di attesa. Ma già dopo i primi interventi l’atmosfera è cambiata. I quattro progetti presentati – diversi per ambito ma affini nello spirito – hanno fatto emergere un filo rosso evidente. «È soprattutto il mondo dei giovani a fare da denominatore comune», ha osservato Marcello Martinoni, di Consultati, che con Samuel Notari ha moderato la serata. Consultati è una società composta da un team interdisciplinare che offre consulenze a enti pubblici e organizzazioni e conduce progetti di sviluppo territoriale e partecipazione.
Quattro idee, quattro bisogni, un territorio.
C’è l’associazione Fare per essere, che propone un «anno passerella» tra scuola media e formazione successiva per adolescenti in difficoltà: mattinate di studio, ma anche uscite sul territorio, per ritrovare motivazione e fiducia. Un percorso che punta non solo al recupero scolastico, ma soprattutto alla ricostruzione dell’autostima e alla scoperta di talenti personali spesso rimasti inespressi, con un accompagnamento educativo ravvicinato.
Poi il Bosco di Crano, ancora in fase embrionale, che immagina uno spazio naturale come luogo di benessere intergenerazionale: percorsi di mindfulness, attività motorie, esperienze condivise. L’idea è di trasformare un’area boschiva in un laboratorio a cielo aperto, dove natura e relazioni umane possano intrecciarsi diventando risorsa per la salute fisica e mentale, in particolare per giovani e anziani.
C’è Sorprenditi, nato durante la pandemia come atelier di quartiere per famiglie e cittadini, con l’obiettivo di creare occasioni di incontro e manualità in un’epoca dominata dagli schermi. Negli anni si è strutturato come spazio creativo diffuso, capace di attivare piccoli eventi e laboratori partecipativi che restituiscono centralità al fare insieme, rafforzando il senso di comunità locale.
E, infine, Ars vitae Academy che guarda ai giovani adulti fuori dai circuiti formativi per accompagnarli verso l’arte, il design e lo spettacolo, trasformando talenti latenti in possibili percorsi professionali. L’iniziativa intende creare un ponte tra formazione e mondo del lavoro, valorizzando mestieri manuali e creativi anche attraverso il contatto diretto con artigiani ed esperti del territorio.
A tenerli insieme non è soltanto il tema educativo o sociale, ma la consapevolezza che le fragilità – giovani disorientati, famiglie isolate, spazi sottoutilizzati – possono diventare motori di progettualità. «Cerchiamo di attivare un’intelligenza collettiva, la forza della società civile», ha spiegato Martinoni.
Qui Percento culturale Migros non è un semplice sostenitore finanziario, ma una piattaforma di connessione. Il format dello «Spazio progetti», diffuso in tutta la Svizzera, trova nel contesto locale la sua ragion d’essere: creare legami, facilitare incontri, far emergere sinergie invisibili. «Abbiamo visto anche sovrapposizioni di intenzioni simili, magari a poche centinaia di metri di distanza», ha notato Martinoni. «Metterle in relazione può fare la differenza».
Una seconda parte più pratica
La seconda parte della serata è stata rivelatrice. I partecipanti si sono distribuiti in quattro tavoli di lavoro, mescolandosi e abbandonando i ruoli iniziali. Non più relatori e pubblico, ma interlocutori alla pari. 45 minuti di scambio serrato per far emergere proposte concrete, contatti, possibili collaborazioni. Il bosco incontra l’atelier, la pedagogia dialoga con l’arte, i bisogni si intrecciano con le soluzioni.
Non è un caso che il numero dei presenti, pur consistente, sia rimasto contenuto. «Un bellissimo equilibrio», lo ha definito Martinoni: abbastanza per creare energia, non troppo per disperderla. Anche perché, come spesso accade, le idee erano più numerose dei progetti presentati. Un segnale che il territorio è fertile, forse in attesa di ulteriori spazi per esprimersi.
Alla fine, più che un elenco di iniziative, resta l’impressione di un movimento. Di comunità che, lentamente, impara a parlarsi e a riconoscersi. Lo «Spazio progetti» non offre soluzioni immediate, ma costruisce qualcosa di più duraturo: relazioni. È proprio da lì che possono nascere i cambiamenti capaci di incidere davvero sulla vita quotidiana dei territori. / C.S.
