Intrecci di storia familiare nell’era globale

by azione azione
6 Maggio 2026

Cristian ha fisico asciutto, capelli bruni, pelle scura. Mi fa pensare a un siciliano e in effetti lo è. Ma ha studiato in Francia, dove ha conosciuto una ragazza cinese. Da una decina d’anni vive con lei e i loro tre figli in Germania. Sono gli intrecci della storia familiare nell’era globale. Forse proprio per questo sempre più individui fanno ricerche genealogiche. La curiosità sorge di solito nella terza età, quando il desiderio di lasciare una traccia del nostro passaggio diventa più forte e spinge verso una forma d’immortalità nella stirpe, in quella catena di sangue, ricordi e affetti che lega generazioni diverse.

Si comincia in rete, spiega Cristian, e sa di cosa parla. Infatti è un manager di FamilySearch, una straordinaria piattaforma gratuita che permette di ricostruire l’albero genealogico e la storia familiare. Il primo nucleo di FamilySearch fu fondato nel 1894 dalla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. I primi volontari copiavano a mano registri e atti, dal 1938 si usano i microfilm, nel 1999 lo sbarco sul Web con familysearch.org. Ora l’intelligenza artificiale promette di accelerare enormemente l’acquisizione di nuovi dati, leggendo direttamente fonti scritte a mano: negli ultimi quattro anni l’IA ha indicizzato due miliardi di documenti ed è possibile ricercare la nostra storia personale tra 17 miliardi di nomi. La quantità diventa qualità.

Queste nuove informazioni rivelano diramazioni familiari sin qui sconosciute, estendono a dismisura nel tempo e nello spazio il numero dei parenti. Al tempo stesso rivelano una verità semplice e profonda: su questo pianeta azzurro siamo tutti collegati, siamo quasi letteralmente un’unica grande famiglia: l’albero genealogico globale di FamilySearch conta già 1,86 miliardi di persone e cresce ogni giorno.

Dalla ricerca genealogica si passa con naturalezza al viaggio (ecco perché ve ne parlo qui). Per cominciare alcune fonti, per esempio orali, non sono digitalizzate e quindi vanno consultate sul posto. C’è poi un più largo desiderio di vedere di persona questi luoghi, immergersi nella luce, negli odori, nei rumori. Lo chiamano «Turismo delle radici», mi spiega Sonia, professoressa di marketing all’Università della Calabria, ovvero «il turismo generato dai migranti e dai loro discendenti che desiderano visitare e riscoprire la propria terra d’origine».

La platea dei potenziali interessati è amplissima. Gli svizzeri residenti all’estero sono circa 840mila, ma nel censimento del 1990 negli Stati Uniti oltre un milione di persone dichiararono antenati svizzeri, anche se non avevano la cittadinanza del nostro Paese. Oltre sei milioni di italiani vivono all’estero, ma diventano ottanta se includiamo gli emigranti e i loro discendenti.

Ascoltando la descrizione di Sonia, mi si disegna dinanzi agli occhi quella forma ideale di viaggio che ho sempre cercato e mai trovato. Infatti i turisti delle radici stabiliscono molto facilmente un legame affettivo col luogo visitato, così colmo di memorie familiari, e ne diventano i migliori ambasciatori; sono più sostenibili, perché visitano mete poco conosciute, restano più a lungo, anche fuori stagione, e tornano spesso; consumano prodotti locali, soprattutto cibo, olio e vino, anche dopo il ritorno a casa, sostenendo l’economia locale; in alcuni casi comprano e restaurano vecchie case di famiglia.

L’interesse per il villaggio d’origine resta forte anche nelle seconde o terze generazioni, che magari vivono ora in grandi città. Di solito il viaggio di ritorno è organizzato in forme semi-indipendenti ma altri, con più denaro e meno tempo, si fanno aiutare da genealogisti, associazioni di emigrati, guide locali, strutture ricettive. Alcuni operatori specializzati non si limitano a organizzare l’itinerario, ma accompagnano il viaggiatore, integrando ricerca genealogica, visite agli archivi, incontri con la comunità locale e produzione di ricordi, come album, diari o documentari video. Il viaggio diventa così non solo esperienza turistica, ma racconto da conservare e trasmettere alle generazioni successive.

È anche la storia raccontata da Jonathan Safran Foer nel toccante romanzo Ogni cosa è illuminata: con una vecchia fotografia in mano, un giovane studente ebreo americano intraprende un viaggio in Ucraina alla ricerca della donna che (forse) ha salvato suo nonno dai nazisti; lo accompagna il coetaneo ucraino Alex, della locale agenzia «Viaggi Tradizione»…