Una dozzina di giri di lune orsono feci un lungo viaggio tra le sequoie della California. Non era il primo e spero nemmeno l’ultimo. Ora, in Italia e in Europa i grandi alberi e le foreste vetuste non mancano, le riserve locali quanto i parchi nazionali sono strutture ben definite e attive nonostante l’uomo abbia conquistato ogni spazio, coltivato per generazioni terreni, sfruttato i legnami e coltivato ulteriori boschi. Certe regioni vengono addirittura identificate con queste realtà dell’ultimo secolo, si pensi ad esempio all’Abruzzo, al Trentino e alla Valle d’Aosta. Nei giorni scorsi stavo sfogliando gli ultimi aggiornamenti dedicati agli alberi più alti e voluminosi del pianeta: in cima c’è sempre una sequoia. L’albero più alto del mondo svetta a 116,22 metri, è una sequoia costale (Sequoia sempervirens) che cresce nel Grove of the Titans nel nord della California. Con l’auto ci sono passato a fianco, ma essendo territorio vietato al pubblico, per ragioni di sicurezza, mi sono accontentato di fiutarne la presenza. L’albero invece più grande del mondo, ossia con la massa legnosa più vasta, è il celebre General Sherman Tree, «the largest living thing» come recita un cartello ai suoi piedi, al Sequoia National Park, uno dei nove parchi nazionali dello Stato della California: quasi 1500 metri cubi di legno vivo e vitale.
L’albero più alto d’Europa è un eucalipto che svetta a 73 metri vicino a Coimbra, in Portogallo, mentre un altro albero svetta nella Guyana francese, a 74 metri, ma è territorio ultraperiferico, ossia è anch’esso Europa anche se a due passi dal Brasile. In Svizzera si segnala l’abete bianco Le Sapin Président a Couvet, alto 58,10 metri mentre il campione italiano è una douglasia a Vallombrosa, alta 62 metri. Le nostre foreste alpine hanno altezze medie che variano tra i 30 e i 40 metri, con alcuni nuclei che si innalzano di più, le faggete raramente superano i 30 metri medi di altezza. Inoltrarsi invece nelle foreste di sequoia costale ci proietta su altezze ben diverse, per non parlare dello sbalordimento che ci coglie quando visitiamo quelli che gli americani chiamano i grove, ossia concentrazioni di alberi dalle dimensioni ciclopiche, vecchi signori del tempo che riposano lì da secoli e talora da millenni.
Quando si parla di sequoia vanno distinte due specie: la sequoia costale, già citata, e la sequoia di montagna o della Sierra (Sequioiadendron giganteum). Le sequoie giganti sono più rare, di fatti i 67 groves riconosciuti occupano uno spazio complessivo pari a circa 36mila acri (145 km2), su un territorio che in linea d’aria non supera le 250 miglia. I più grandi esemplari appartengono a questa specie, come lo Sherman o il suo competitor, il General Grent Tree, dichiarato dal 1926 albero di natale nazionale degli Stati Uniti; sono essere viventi alti oltre 80 metri e con piedi larghi 30 metri di circonferenza! A parte i ficus di Palermo e alcune sequoie secolari, in Italia gli alberi più panciuti raramente varcano la soglia dei 10 metri di circonferenza. Esiste una strada che unisce i due patriarchi californiani, la Generals Highway, frequentatissima dai turisti in estate, quando questi luoghi vengono presi letteralmente d’assalto, con centinaia di migliaia di visitatori che salgono fin quassù e ristorarsi l’anima tra giugno e settembre. Lo Sherman è il campione della Giant Forest, così chiamata dal John Muir, grande viaggiatore e conservazionista a cui si devono, tra le altre cose, il riconoscimento del parco nazionale di Yosemite e la fondazione del Sierra Club, il Grant Grove, parte del confinante King’s Canyon National Park.
Attraversare la California in cerca del grande albero è un viaggio che una volta nella vita andrebbe fatto da tutti coloro che trovano ispirazione, pace e godimento dalla vista di un millenario. Ci va un mesetto per riuscire a farne uno sufficientemente articolato, almeno toccando i diversi punti, tra grandi alberi di San Diego, Los Angeles e San Francisco, mete storiche come Big Sur, Carmel e la Redwood Coast su al nord, fino al confine con l’Oregon, attraversare la forestatissima contea di Humboldt, e poi tornare dentro nelle valli interne che portano ai grandi parchi, ai groves di sequoia e luoghi altrettanto impressionanti come Calaveras e Big Basin, per non dimenticare una visita quasi obbligatoria ai pini dai coni setolosi o Bristlecon pines che crescono sulle cime pietrose delle White Mountains, a circa 3000 metri di altitudine: tra queste conifere sopravvivono esemplari che hanno bucato i 5 mila anni di età!