Tutti i cardinali di Francesco

by Claudia
15 Maggio 2023

Il Papa ha nominato 81 porporati e nella scelta si è smarcato dai suoi predecessori, guardando alle periferie del mondo

Non è trascorso molto tempo dal decimo anniversario dell’elezione di Papa Francesco (avvenuta il 13 marzo 2013), il primo pontefice latino-americano della storia della Chiesa cattolica romana (leggi scheda in basso). Nelle varie letture del suo pontificato non si è parlato molto di un aspetto non secondario, quello della sua scelta dei cardinali, nella quale Bergoglio ha avuto modo di «sbizzarrirsi» (il termine, ancorché irriverente, ci sembra alquanto appropriato) e di smarcarsi completamente dai suoi predecessori. Infatti Francesco – provocando probabilmente qualche disappunto – ha spesso ignorato quelle sedi storicamente cardinalizie, dove il nuovo arcivescovo o patriarca veniva fatto cardinale alla prima occasione (citiamo, per limitarci all’Italia, Torino, Milano, Venezia, Genova, Napoli o Palermo), preferendo creare cardinali, arcivescovi e vescovi – magari solo perché li ha conosciuti in occasione di viaggi apostolici – delle periferie del mondo, dove i cattolici sono spesso in minoranza, o prelati di sedi normalmente non cardinalizie.

Così assistiamo al paradosso che una piccola diocesi vicina a noi come quella di Como abbia un cardinale (Oscar Cantoni), mentre non lo sia l’ordinario (Mario Delpini) di una delle più grandi arcidiocesi del mondo e per tradizione cardinalizia, quella di Milano. Tutto questo ha come conseguenza un Collegio cardinalizio abbastanza frastagliato, le cui componenti si conoscono poco o per nulla, il che potrebbe avere ripercussioni sul prossimo Conclave, a proposito del quale le grandi manovre, ovviamente nel massimo segreto, sono già iniziate, complici l’età di Francesco (ha compiuto 86 anni lo scorso 17 dicembre) e le sue precarie condizioni di salute (non molto tempo fa è stato ricoverato alcuni giorni al Gemelli di Roma per un’infezione polmonare).

Ma vediamo com’è attualmente composto il Collegio cardinalizio. Ne fanno parte 222 membri: 100 non elettori (cioè che hanno più di 80 anni) e 122 elettori, quelli che entrerebbero in un Conclave per eleggere un nuovo Papa. Tra questi anche uno svizzero: il lucernese Kurt Koch, 73 anni, vescovo emerito di Basilea e dal 2010 presidente del Pontificio consiglio (ora Dicastero) per la promozione dell’unità dei cristiani. Con la costituzione apostolica Romano Pontifici Eligendo del 1975, Paolo VI aveva limitato a 120 il numero massimo di cardinali elettori, ma i suoi successori hanno spesso e volentieri derogato a questa regola. Dei 122 porporati «papabili», 47 provengono dall’Europa, 21 dall’Asia, 16 dall’America del Nord, altrettanti dall’Africa, 14 dall’America del Sud, 5 dall’America Centrale e 3 dall’Oceania. Sempre di questi 122, 10 sono stati nominati da Giovanni Paolo II, 31 da Benedetto XVI e 81 – negli otto Concistori sin qui tenuti – da Francesco. Da notare che hanno ricevuto la porpora da Bergoglio vescovi di ben 21 nazioni che mai erano state presenti nel Collegio cardinalizio.

In Conclave, lo ricordiamo, per arrivare alla fumata bianca – perlomeno nei primi 34 scrutini – è necessaria una maggioranza qualificata di due terzi dei cardinali presenti. Orbene, un semplice calcolo ci indica che attualmente il quorum è di 81 elettori, proprio lo stesso numero di quelli creati da Francesco, ma questo non vuol dire niente, perché non è detto che tutti gli 81 voterebbero per un nuovo Papa che prosegua necessariamente sulla linea tracciata da Bergoglio. Infatti a pregiudicare l’elezione di un successore che voglia procedere sulla sua stessa strada potrebbe essere la poca chiarezza manifestata da Francesco su certe questioni pratiche e dottrinali, che sta indubbiamente provocando malessere e disorientamento tra i cattolici. In ogni caso la grande domanda da porsi è se il successore del pontefice argentino sarà uno che la pensa come lui – magari procedendo a innovazioni solo accennate dal Papa attuale – o al contrario un vescovo di Roma più «tradizionalista» (come vorrebbe un campo minoritario ma molto agguerrito), che torni alle certezze assolute in campo dottrinale, quelle dei pontificati di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. Oppure i cardinali elettori – il cui compito non sarà certamente facile – potrebbero anche optare per una via di mezzo. Al termine di queste considerazioni non ci sembra il caso di avventurarci in un toto-Papa di cattivo gusto. Quello che ci sentiamo invece di pronosticare è un Conclave che, oltre a rivelarsi abbastanza lungo, potrebbe anche riservare qualche clamorosa sorpresa. Staremo a vedere se i fatti ci daranno ragione.