Una casa piena di gufi

by Claudia
4 Aprile 2022

Collezionismo - Secondo la credenza popolare sono portatori di fortuna e saggezza

Un gufo di stoffa dai curiosi occhi strabici è appeso alla porta d’entrata della casa di Prisca Cortesi (nella foto con la sua collezione) che da una decina di anni ne colleziona di ogni genere. Tutto ha avuto origine dall’affetto che la locarnese nutriva per una sua cara amica, la quale, «ne aveva tanti, tantissimi, in ogni angolo della sua casa. Oggi lei non c’è più, e credo di aver cominciato a pensare ai gufi proprio per onorare il suo ricordo».
Nella tradizione fiabesca il gufo è rappresentato quasi sempre come un uccello saggio ed erudito, che si prodiga a diffondere la sua sapienza a tutti gli altri animali. Spesso associato a maghi e indovini, esso simboleggia la comprensione, la luce dopo la soluzione di un problema. E, in fondo, la nostra interlocutrice spiega che la sua collezione di gufi si è sviluppata proprio così: con il primo, minuscolo gufetto che raggiunge a malapena un paio di centimetri d’altezza ed è pure un po’ ammaccato: «L’ho comperato cinque anni fa nel negozietto sotto casa. Quel giorno mi era stata diagnosticata una malattia per la quale ho dovuto curarmi cinque lunghi anni. Sono entrata nel negozio, ho scelto questo gufetto che aveva in una mano una candela e nell’altra un orsacchiotto, e me lo sono sempre tenuto in tasca, ovunque andassi: era sul mio letto in ospedale quando sono stata operata, lo tenevo in mano durante le sedute di radioterapia e veniva a ogni visita medica di controllo».
Tutto questo fino all’ultimo giorno dei cinque anni di cura: «È andato tutto bene e sono convinta che questo gufetto mi abbia portato tanta fortuna! La cosa strana è che proprio il giorno in cui ho terminato la radioterapia il gufetto ha perso la candelina che teneva in mano: l’ho interpretato come un segno di ottimo auspicio e adesso lo lascio riposare qui in casa, insieme a “mamma e papà”: due gufi che mi sono stati regalati da mia figlia e dal mio compagno».
Anche secondo una leggenda nordeuropea, il gufo è considerato l’uccello portafortuna delle principesse discendenti dalla misteriosa dinastia Clementinum, insediatasi in Scandinavia attorno al 340 d. C. ma proveniente dal Mediterraneo. Pure in Brasile, più in generale in Sud America e in Spagna sono convinti che porti sempre bene tenere un gufetto in casa o in tasca come ha fatto Prisca. Perciò, a chi si reca in questi paesi si consiglia sempre di comprare un gufetto in ceramica da portare a casa.
E un gufetto brasiliano infatti non manca alla collezione di Prisca: «Mi è stato regalato da una persona che sapeva della mia mania di collezionare gufi». Intanto sul tavolo appaiono gufi d’ogni genere, che sono sparsi per tutta la casa della nostra collezionista, la quale ci racconta la storia di ciascuno di essi, uno a uno: «Il mio compagno mi ha regalato quella borsa con sopra tutti i gufi, poi ho uno zainetto di cui sono molto gelosa che, come vedete, ha la stoffa disegnata con gufi su gufi; ho una lampada gufo che mi è stata regalata da una cara amica e che emette diverse luci (ora è sul blu che è il mio colore preferito), e ne ho uno poggiato su un pezzo di tronco a cui tengo pure parecchio».
Ogni gufo di Prisca ha una sua storia più o meno avvincente e quello sul tronco non fa eccezione: «Era all’esterno di una casa demolita: stranamente non aveva riportato neanche un graffio. Allora, ho chiesto il permesso di portarmelo a casa ed eccolo qui, poggiato sul tronco di quella betulla che sarebbe andata buttata insieme a lui».
E ancora: gufi appesi a ghirlanda sulla finestra della cucina, sulla parete della sala… e poi quel gufo dallo sguardo strabico sulla porta d’entrata: «L’ho scelto in un negozio fra tanti altri, proprio perché ho pensato che non l’avrebbe comprato nessuno con quello sguardo che aveva; così l’ho salvato io e me lo sono portato a casa». L’anima della nostra interlocutrice si divide quindi in due, da una parte li colleziona per la profonda convinzione che ciascuno porti fortuna, dall’altra per «salvarne qualcuno fra quelli che nessuno avrebbe mai voluto» perché difettato o rotto.
Secondo gli psicologi, a volte si può collezionare anche per non perdere dei ricordi e, non di rado, la collezione acquisisce un tono emotivo da non sottovalutare. Capita così che, proprio come nella storia di Prisca, si può raccogliere per non dimenticare, per testimoniare, per trasmettere agli altri la propria passione, il legame, l’apprezzamento di qualcosa in una dinamica di desiderio, possesso e perfezionamento che ne sono le spinte principali: «Sono molto gelosa dei miei gufi dai quali non mi separerò mai, e vorrei che quando non ci sarò più non andassero buttati ma li custodissero le mie figlie».
Dal più significativo a quello dallo sguardo obliquo, a quelli comprati, ricevuti in dono, utili o meno, di materiali, dimensioni e forme differenti, fino al gufo a lei più caro: quel gufetto piccolo piccolo con la candela spezzata, ma che per Prisca ha rappresentato una grande grande fortuna: la salute recuperata.