Convince la pièce di debutto di Simon Waldvogel
A teatro si vede ciò che si vuol vedere, si capisce ciò che si vuol capire, si applaude ciò che si vuole applaudire, ma quando ci si accorge di assistere a qualcosa di nuovo e originale, ecco che scatta un registro piacevolmente diverso. È quanto abbiamo percepito assistendo al debutto drammaturgico e registico di Simon Waldvogel con Adios, scritto in collaborazione con Matteo Luoni. Lo spettacolo ha recentemente debuttato con successo al Teatro Foce per la Rassegna LuganoInScena, prodotto dal Collettivo Ingwer e ATRé Teatro. Sul palco la scena si presenta come una grande scatola a tre pareti bianche, candide, una «casa di bambola», uno spazio sospeso o la gabbia di uno «zoo di vetro» per «tre sorelle». Dove la parafrasi del titolo di tre capolavori teatrali che mettono la loro centralità sulle donne non è un caso: c’è anche un testo particolarmente amato da Waldvogel, quello di Cechov.
Adios è una metafora per sole donne, un addio all’adolescenza, un sogno rivissuto in un non-luogo in cui tre sorelle, Carla, Camilla e Federica, si dicono ciò che vogliono, ciò che passa loro per la testa: dal ricordo di emozioni adolescenziali a istantanee di un’infanzia in cui si alternano momenti tristi e esplosioni di gioia. Su tutto c’è l’amore fra sorelle che si dicono cose che non sono mai state dette. Ma c’è anche la forza del voler dar voce a qualcuno che nella vita non ha potuto parlare (Carla nella realtà ha problemi di linguaggio), uno stato che si trasforma in una sorta di anestesia mentale dove tutto è permesso per liberarsi del passato e affrontare l’età adulta. Con loro vaga una presenza subliminale, ora della madre ora della donna adulta, che silenziosamente attraversa lo specchio scenico, ora lo aggira, ora osserva.
I dialoghi delle tre sorelle procedono con discrezione fino a liberarsi in una danza astratta, catartica sulle note di Adios, del poeta-culto londinese Benjamin Clementine che nel refrain ripete: «the decision is mine» (la decisione è mia). Come una didascalia per donne determinate, forti, forse dunque, ma anche il verso capriccioso di tre bambine intrappolate nel gioco delle loro verità . Dialoghi serrati, monologhi brevi, efficaci, in un contesto in cui emerge l’equilibrio di un testo teatrale ben scritto, dai giusti colori drammatici e rimandi autobiografici che vanno a braccetto con la regia di Waldvogel. Una dimensione di semplicità quasi surreale dove c’è spazio per la memoria suscitata da immagini filmate sullo sfondo (Bonasia&Narcisi) con la leggerezza di un battito d’ali di farfalla accanto alla nostalgia di un album di famiglia.
Tutto funziona in Adios, un ottimo segnale di freschezza, bravura e professionalità dal testo alla regia, alle intense e brillanti interpretazioni di Federica Carra, Camilla Parini, Camilla Pistorello e Carla Valente.
