Dare un volto ai fatti storici

Alberi genealogici – La Società Genealogica della Svizzera italiana ha compiuto 20 anni
/ 15.01.2018
di Stefania Hubmann

Perché Carlo e Maria sono diventati Charles e Mary? Come si è passati da 16 figli nella prima metà dell’Ottocento a uno ai giorni nostri? Qual è stata la prima cartiera del Luganese? L’albero genealogico, al di là dei dati anagrafici e dei legami di parentela, permette di rispondere a questi interrogativi, rivelando non solo la cronaca di un casato, ma anche il suo contributo alla storia del Paese. Benché lunghe e laboriose, le ricerche in ambito genealogico appassionano molte persone, diverse già anziane, altre più giovani. Ed è proprio per presentare soprattutto alle nuove generazioni questo tipo di studio che la Società Genealogica della Svizzera italiana (SGSI), in occasione del ventesimo anniversario di fondazione, ha allestito un’esposizione commemorativa già presentata con successo nel corso del 2017 in diverse località del Cantone a cominciare da Locarno, luogo di costituzione dell’associazione. Scuole, Comuni, Patriziati e altri enti interessati possono ospitarla anche durante l’anno nuovo.

La mostra, che abbiamo visitato lo scorso novembre a Muzzano con la guida del presidente della SGSI Renato Simona, permette di immergersi nella storia ticinese attraverso i suoi protagonisti. «L’albero genealogico dà un volto ai fatti storici, quello delle persone che li hanno vissuti», spiega il presidente. «In questo modo eventi di grande portata come le carestie o l’emigrazione diventano più concreti, ciò che permette ai ragazzi di comprenderli con maggiore facilità». Composta da 29 pannelli (l’allestimento può essere ridotto e mirato secondo interessi e area geografica), la presentazione spazia dalla storia della Società Genealogica alle informazioni pratiche su come avviare una ricerca, alla presentazione di alberi genealogici provenienti da tutte le regioni della Svizzera italiana. Oltre a garantire assistenza e accompagnamento, gli appassionati membri della Società, oggi circa duecento, propongono in abbinamento un pomeriggio genealogico per spiegare come questa scienza sia alla portata di tutti.

Di questo concetto è spesso portavoce negli incontri pubblici Giovanni Maria Staffieri, oggi presidente onorario della SGSI che ha contribuito a fondare e che ha guidato per quindici anni. La sua testimonianza: «È una ricerca che non finisce mai. Più si allargano i rami dell’albero genealogico, più la documentazione e le possibili connessioni aumentano. Io, ad esempio, mi occupo della mia famiglia da oltre 50 anni. Certo ci vuole volontà e pazienza, ma le scoperte sono a volte molto curiose e la soddisfazione compensa l’impegno profuso. Ognuno può provare a costruire l’albero genealogico della propria famiglia, iniziando dai dati anagrafici dei parenti più stretti. La nostra società informa sulle modalità di svolgimento della ricerca che rimane però un lavoro individuale. Nel Bollettino annuale della SGSI sono raccolti interessanti contributi genealogici e storici a disposizione per nuovi studi. Altro punto di riferimento è il volume Famiglie ticinesi – Notizie e stemmi raccolti da Giampiero Corti, codice genealogico redatto dallo storico italiano all’inizio del Novecento e da noi pubblicato nel 2012».

Anche l’attuale presidente sottolinea la necessità di molta costanza nell’attività di ricerca. Solo così si trovano notizie particolari e i collegamenti che permettono di ricostruire percorsi individuali ed eventi di portata più ampia. Tutto questo richiede ovviamente molto tempo. Renato Simona ha investito circa 1200 ore nell’albero genealogico della sua famiglia, originaria di Locarno, ampliando lo studio anche a quella della moglie, nata Tunzi. Quali i primi passi da compiere? Risponde il presidente: «Come affermato da Staffieri, si parte dalle testimonianze familiari, utilizzando vecchie fotografie, carte d’identità, lettere, attestati. Le indagini di solito proseguono negli archivi regionali, ossia Comune, Parrocchia e Patriziato. Possono rivelarsi molto utili anche gli archivi dei giudici di pace e dei notai. Ad un livello superiore troviamo l’Archivio di Stato del Cantone Ticino, come pure la Biblioteca nazionale svizzera a Berna. Oggigiorno un grande aiuto lo fornisce la documentazione online, disponibile anche su siti internet specializzati. Per alcuni Paesi, come ad esempio Olanda e Australia, ne esistono di molto validi».

L’Australia ci riporta al tema dell’emigrazione ticinese, che troviamo in diversi alberi genealogici presentati dalla SGSI nell’esposizione commemorativa. Proprio la famiglia Tunzi di Lodano è un esempio significativo a questo proposito. Racconta Renato Simona: «Nel 1855 Filippo Lorenzo Tunzi partì per l’Australia. Il fratello che voleva seguirlo riuscì a lasciare la Vallemaggia alcuni anni dopo, andando però in California. Nei due continenti i rispettivi discendenti sono in contatto ancora oggi e si rendono visita in occasione di feste familiari particolari quali possono essere i matrimoni». La miseria che i due giovanissimi Tunzi si lasciarono alle spalle è tangibile – lo dimostrano le focacce a base di corteccia di faggio macinata – così come le disavventure in mare e i difficili inizi su suolo americano e australiano.

Gli studi genealogici svolti dai membri della SGSI permettono di inquadrare anche interessanti vicende locali, come quella delle cartiere del Luganese. Attraverso la storia della famiglia Bettelini si è scoperto che la prima cartiera della regione fu quella aperta dalla famiglia Fumagalli a Canobbio. Lì si formò Giovanni Paolo Cristoforo Bettelini, il quale iniziò l’attività per conto proprio nel 1760 a Magliaso, sfruttando a proprio vantaggio il segreto di fabbricazione della carta prodotta dai Fumagalli e sottraendo loro anche il cliente principale. Ciò creò ovviamente dissidi fra le due aziende. La cartiera Bettelini rimase attiva per 115 anni, fornendo diversi editori di giornali, come pure le stamperie di Luino e Varese.

Queste e altre storie, oltre ad essere presentate nell’esposizione itinerante, che nell’estate 2018 toccherà anche il Grigioni italiano (Poschiavo), sono custodite nella sede della Società genealogica, ospitata negli spazi della Corporazione Patrizi di Mendrisio in via Noseda 5. L’intenzione del comitato è di rendere accessibile al pubblico la ricca biblioteca. Il comitato mantiene inoltre contatti sia con le società genealogiche italiane, sia con l’associazione mantello svizzera, la cui fondazione risale al 1934. Dal resto del Paese e dall’estero giungono spesso anche richieste di informazione, legate in particolare al fenomeno migratorio. Scoprire i fili che legano le varie storie e gli intrecci più impensabili è la ricompensa maggiore per il meticoloso e lungo lavoro del ricercatore genealogico.