La riscossa socialista

/ 03.09.2018
di Paola Peduzzi

Alexandria Ocasio-Cortez è il nuovo volto del Partito democratico americano, ha ventotto anni, è di origini portoricane, un viso solare che ha messo su tutti i volantini, le spillette e i manifesti elettorali, perché questa sono io e devi guardarmi, vive in un appartamentino nel Bronx e nelle interviste dice che sta ancora realizzando quel che le è accaduto, «psicologicamente, emotivamente e logisticamente», aggiunge ridendo, perché fino a poco tempo faceva la cameriera e adesso la fermano per strada, la abbracciano, si fanno i selfie con lei, e a ognuno lei vuole restituire un sorriso.

A fine giugno la Ocasio-Cortez ha vinto le primarie democratiche nel 14esimo distretto di New York, battendo Joe Crowley, che era stato confermato al Congresso per dieci mandati: la sua immagine, nella notte elettorale, sorpresa e felicità con la mascella crollata, ha fatto il giro del mondo. Come prima lo avevano fatto le sue scarpe: dicono che ho vinto per ragioni demografiche, ha twittato la Ocasio-Cortez, ma «1. è falso», non ho vinto soltanto tra i millennial, «2. ecco il primo paio di scarpe della mia campagna, ho bussato alle porte fino a che l’acqua della pioggia non mi è entrata dalle suole. Abbiate rispetto per questa attività frenetica. Abbiamo vinto perché abbiamo stracciato la concorrenza. Punto». Le scarpe con il buco sono diventate il simbolo della Ocasio-Cortez, della sua energia, della sua battaglia iniziata dal basso, altro che establishment, altro che salotti freschi a chiacchierare e raccogliere fondi con i pezzi grossi del partito.

Il format è quello di Bernie Sanders, l’outsider del 2016 cui ancora oggi si guarda con rimpianto – ah lui sì che l’avrebbe battuto, Donald Trump – ma in più c’è la forza di una storia bella e giovane da raccontare, il sogno americano nella sua forma più smagliante. Il padre morto di cancro ai polmoni, l’ultima sua frase «rendimi orgoglioso», gli studi a Boston, tra mille sacrifici, il ritorno a casa per aiutare la madre, che faceva le pulizie e guidava l’autobus ma i soldi non bastavano mai, lavoretti qui e là, la cameriera soprattutto, anche se ti toccano tutti e ti dicono cose spiacevoli. Ha sempre avuto voglia di impegnarsi nella politica, la Ocasio-Cortez: aveva lavorato brevemente nell’ufficio di Edward Kennedy a Boston, poi nella campagna di Barack Obama ma è con Bernie Sanders che ha cominciato a capire che qualcosa si poteva fare, conquistare per davvero.

Un formulario compilato da suo fratello per caso, e l’avventura è iniziata, prima in associazioni legate a Sanders e poi in quella ricerca da talent scout di volti nuovi da candidare al Congresso, volti femminili, perché questa è anche la stagione del riscatto delle donne, e volti working class, perché questa è la stagione del popolo contro le élite. E il Partito democratico deve scrollarsi di dosso il passato, vuole innamorarsi di nuovo, anche di idee che di nuovo non hanno nulla, non importa: il successo di Sanders è nato proprio così, radicalismo anni Settanta che diventa pop.

La Ocasio-Cortez ha fatto un video in cui la si vede nel suo appartamento, mentre aspetta la metro, mentre parla con giovani, anziani, donne, bambini, e intanto una voce sotto dice: non tutti i democratici sono uguali, ci sono quelli freddi e ricchi e ci siamo noi, che veniamo da famiglie disagiate, che non prendiamo soldi da Wall Street, che non beviamo l’acqua che bevono loro, non respiriamo nemmeno la loro stessa aria, che ci conquistiamo spazio studiando e lavorando, che vogliamo la sanità gratis per tutti, le rette azzerate, il lavoro garantito, la riforma della giustizia. Il video è diventato virale e la strada verso la vittoria è diventata più grande, ogni giorno di più, così come l’elettorato si è, come si dice, allargato, chi prima non votava ha votato, e ha votato per la Ocasio-Cortez.

Molti dicono che lei diventerà la più giovane deputata donna del Congresso alle elezioni di novembre, le aspettative sono altissime, e Sanders l’ha già reclutata per esportarla in giro per l’America, negli Stati repubblicani, dove lei parla, sorride, anche se ancora le sembra che gli altri possano sentire nitidamente il cuore che le batte in gola. Di fronte alla scelta di come vuole essere, il Partito democratico si è fatto contagiare dall’entusiasmo della Ocasio-Cortez, anche se dice cose estreme, radicalissime, le stesse che nel 2016 convinsero i democratici ad affidarsi alla moderazione, trita ma rassicurante, di Hillary Clinton. Dicono che con la Ocasio-Cortez, e la sua alleanza con Sanders e la pasionaria anti Wall Street Elizabeth Warren, gli Stati Uniti impareranno a conoscere il socialismo, che nella sua versione americana è sempre stato molto leggero rispetto a quello europeo, ma che ora diventa più duro, più esigente, più sfrontato. Se questa sia la via per battere il radicale in chief, il presidente Trump, ancora è presto per dirlo, ma pare che pochi se ne preoccupino: è estate e siamo innamorati, non disturbateci.