Al m.a.x. museo di Chiasso la retrospettiva sugli allestimenti espositivi dell’architetto e designer
Rigorosa e leggera, carica di energia, essenziale nei contenuti e nella comunicazione. Una mostra che stimola la curiosità . La dedica il m.a.x. museo di Chiasso a Achille Castiglioni (1918-2002), architetto e designer milanese di fama internazionale, nel centenario della sua nascita, mettendo in luce le valenze di suoi memorabili progetti di allestimento per fiere campionarie, stand e esposizioni.
Di questo protagonista dell’epoca d’oro del design italiano si conoscono intuizione, genialità , profondità di idee, semplicità , ironia. Gli oggetti di design realizzati sono 290, le architetture 191, ben 494 gli allestimenti, numerosissimi i riconoscimenti in 58 anni di libera professione e 24 di docenza universitaria. Un iter intenso compiuto da Achille Castiglioni insieme ai fratelli architetti Livio e Pier Giacomo fino al ’50, con Pier Giacomo dal ’50 al ’68 e dal ’68 in poi da solo. Oggetti di design a parte, le soluzioni da lui adottate nell’architettura effimera dell’allestimento hanno fatto la storia dell’architettura d’interni. La mostra mette a fuoco la spiccata capacità visionaria e di regia dello spazio e della luce di molti suoi progetti, in cui ogni dettaglio si fa narrazione e la regia è concepita sin dall’inizio pensando al montaggio e al risultato finale, analogamente a quanto avviene nella cinematografia.
Il visitatore può familiarizzare a Chiasso con l’alfabeto allestitivo del «metodo Castiglioni» che tiene conto di molteplici fattori: percorso, griglia distributiva, tempo, luce, segno grafico ambientale, suono, uso della riflessione, cambio di scala, ripetizione, cinetica, allegoria e, per gli oggetti di design esposti nei padiglioni o negli stand (una trentina dei quali nella mostra), attenzione all’uso quotidiano e alla loro funzione, ri-disegno e ready made. È il fertile terreno di sperimentazione per l’innovazione e la ricerca in cui Achille Castiglioni si distingue per esiti sorprendenti e d’effetto, con progetti ancora attuali, modulati per rispondere a esigenze della committenza e aspettative del pubblico. Il successo verrà ogni volta esaltato dalla stretta collaborazione con una rosa scelta di professionisti, tra i quali grafici brillanti come lo svizzero Max Huber (1919-1992), cui è dedicato il museo di Chiasso e al quale la mostra rende indirettamente omaggio: il sodalizio Castiglioni-Huber è infatti durato più di quarant’anni basandosi su un solido rapporto di scambi intellettuali, d’intesa professionale e di amicizia. Illuminante in tal senso la poesia-epitaffio Quaranta scritta nel 1992 da Achille Castiglioni in ricordo dell’amico grafico.
Al m.a.x. museo, il racconto sviluppato per temi e integrato da testimonianze video, si intreccia con la realtà economica della Milano e dell’Italia imprenditoriale a partire dal secondo dopoguerra, in profonda trasformazione e quanto mai dinamica. È in questo contesto storico e nell’ambito di intense, sinergiche relazioni tra industrie, architetti, grafici e scenografi che del resto ha assunto straordinaria importanza il ruolo dell’allestimento temporaneo inteso come strumento di comunicazione culturale e commerciale. Non si contano negli anni i progetti realizzati dai Castiglioni per Rai, Eni e Montecatini e altri committenti.
Alcuni esempi indimenticabili: l’effetto scenografico della pioggia ritmata di informazioni sui pannelli a soffitto calati lungo lo scalone della Triennale nel ’48 (di Castiglioni e Huber); sempre sul tema della trasmissione la grande simbolica antenna segnaletica rappresentata dal padiglione Rai del ’58 alla Fiera di Milano (di Castiglioni e Pino Tovaglia) il cui tetto era diventato una selva di antenne; l’impressione e lo stupore destati nel ’63 dal percorso dell’allestimento Vie d’acqua da Milano al mare a Palazzo Reale (di Castiglioni, Huber, Damiani) che alludeva a canali da attraversare tra alte palizzate di legno grezzo e una suggestiva ambientazione sonora; la sperimentazione ardita di negare lo spazio e di esaltarne la dilatazione al Padiglione Montecatini del ’67 nella Fiera campionaria (di Castiglioni e Huber) dove la scelta di grandi sfondati aperti sul soffitto ribassato doveva far vivere ancora una volta al visitatore la fisicità dello spazio.
Allestimento e grafica dell’esposizione chiassese sono curati da grandi firme dell’architettura e della grafica, Ico Migliore e Mara Servetto, allievi di Castiglioni, e Italo Lupi, assistente di Pier Giacomo Castiglioni, con i quali ha collaborato Nicoletta Ossanna Cavadini, direttrice del m.a.x. museo. Alla sua riuscita hanno contribuito i figli del Maestro Carlo e Giovanna Castiglioni che gestiscono l’Archivio Achille Castiglioni attraverso l’omonima fondazione insieme a Antonella Gornati. Importanti i prestiti provenienti dalla Fondazione Achille Castiglioni con sede nel mitico Studio di Piazza Castello, dall’Archivio Max Huber, da quello del Politecnico di Milano e dall’Archivio Volonté, cui si aggiungono oggetti di design di Castiglioni della collezione del m.a.x. museo. All’esterno, 22 grafici noti internazionalmente coinvolti per l’occasione accolgono i visitatori con loro manifesti ideati per omaggiare il Maestro.
