ItinerariĀ - Viaggio lungo la Senna in un itinerario tra arte, storia e natura
La prima volta ti fa un effetto strano e solleva qualche comprensibile dubbio sul tuo senso dellāorientamento. Di regola piuttosto buono.
A me ĆØ successo tanti anni fa, quando, per un corso privato dāinglese, ho passato un mese in una remota fattoria del Gloucestershire, nellāInghilterra occidentale, in mezzo a pascoli verde cupo, mucche prosperose, cavalli tirati a lucido e flottiglie di papere, che sguazzavano beate nel vicino pond, in cui si specchiavano le lapidi sbilenche di un vecchio cimitero.
Nel tardo pomeriggio, dopo una giornata trascorsa a farmi strapazzare le meningi dalla brava Mary, con i suoi past tenses, i phrasal verbs e le breaking news della BBC da decodificare, inforcavo la bicicletta e partivo per lunghe pedalate. Un poā per arieggiare i miei neuroni affaticati, un poā per smaltire la merenda a base di biscuits burrosi imperlati di cioccolato e qualche bun (1), comprato da Sally Lunn, rinomato tea room di Bath.
Mi piaceva seguire un viottolo, che correva sullāargine del Severn, il più lungo fiume del paese, che qui era incanalato e scivolava sonnacchioso verso Bristol e il suo vasto estuario.
Ogni tanto mi fermavo a far quattro chiacchiere con i pescatori o a rispondere ai saluti delle barche che passavano. Poi un giorno ho visto una cosa strana.
Era come unāonda, che teneva tutta la larghezza del canale, una sorta di tsunami fluviale, che risaliva sorprendentemente il corso del Severn.
à il Severn Bore, mi fa un pescatore intuendo la mia sorpresa, mentre me ne sto lì a bocca aperta a vederla passare.
In italiano la chiamano mascheretto, questāonda, che si forma nei momenti in cui lāalta marea ĆØ particolarmente importante. Una massa dāacqua del mare si addentra nei bassi fondali dellāestuario di un fiume e lo risale per lunghi tratti, controcorrente, creando a volte gorghi pericolosi. Nel caso del Severn, dove il fenomeno ĆØ tra i più ampi del pianeta, si spinge allāinterno per decine di chilometri.
Lāho rivisto, il mascaret, sulla Senna. Anche se in formato ridotto. Osservo il vasto fiume, che scorre senza fretta verso la Manica e, a un certo punto, vedo la corrente, quasi impercettibile, che si ferma e inverte direzione. Poca cosa, a confronto del Severn, mi raccontano però che, fino agli anni Sessanta del secolo scorso, prima dei lavori di dragaggio del fiume per permettere alle navi di grosso tonnellaggio di raggiungere il porto di Rouen, lāonda di marea superava i due metri dāaltezza e metteva a dura prova la navigazione.
Alcuni sostengono che sia stato proprio il mascaret, a provocare, il 6 settembre 1843, il naufragio, a Villequier, della barca a vela su cui viaggiava LĆ©opoldine Hugo, lāamata figlia diciannovenne dello scrittore, morta annegata con il marito Charles Vacquerie, lo zio di questāultimo e il suo figlioletto di dieci anni. Ma ĆØ solo leggenda. In realtĆ , riportano i giornali dellāepoca, sembra sia stata unāimprovvisa raffica di vento a capovolgere lāimbarcazione e non lāonda di marea piuttosto debole in quel periodo. Victor Hugo, che solo quattro giorni dopo avrĆ notizia dellāĀ«affreux Ć©vĆ©nement qui va porter le deuil dans une famille chĆØre Ć la France littĆ©raireĀ» (2), dedicherĆ decine di poemi della sua raccolta Contemplations alla memoria dellāĀ«humble enfant que Dieu māa ravieĀ» (3) e che dāallora riposa nel cimitero di Villequier, a due passi dalla Senna.
Il mio viaggio, però, inizia più lontano, dove il fiume sfocia nella luce liquida e mutevole cara agli Impressionisti.
Giverny, la porta della Normandia, ĆØ immobilizzata sotto una cappa di sudore, che solidifica anche le ombre dei numerosi turisti incolonnati davanti alla casa di Monet. Dopo due anni di pandemia, ĆØ tornata a essere plurilingue, la lunga fila in attesa, e si risentono accenti orientali e lāarrotolato inglese americano, che sbuca da sotto cappelli di paglia a larga tesa.
Non ĆØ la luce, oggi pietrificata, a generare impressioni, bensƬ la consapevolezza di trovarsi in un luogo emblematico per la storia dellāarte moderna. Un luogo avvolto da un fascino sottile, in cui, se non fosse per quel, seppur minimo, alone di artificiositĆ della casa-museo, lāatmosfera ĆØ rimasta immutata e ti aspetteresti di veder sbucare nellāampio salone il barbuto Claude con i pennelli in mano. O vederlo passeggiare nel Clos normand, il giardino dei suoi sogni da lui stesso creato, sui viottoli orlati di delicate dalie, iris carnose, rose profumate e uno scompiglio di altri splendidi fiori, oppure ancora soffermarsi sul ponticello giapponese lƬ, allāestremitĆ del bacino delle ninfee, su cui fremono ali di libellule, sospese in volo come magiche fate.
Lo incontrerò di nuovo, Claude Monet, nel mio viaggio, dietro le finestre del suo atelier al numero 25, Place de la CathĆ©drale, a Rouen (oggi sede dellāUfficio del turismo) intento a spiare i giochi di luce sulle pietre della monumentale facciata della chiesa, che fisserĆ , quasi ossessivamente, sulla tela di una trentina di celebri dipinti, realizzati tra il 1892 e il 1893.
Oppure, prima ancora, a pochi chilometri da Giverny, a Vernon, dove iniziava lāantico ducato di Normandia, concesso nel 911 dal re dei Franchi, Carlo il Semplice, incapace di affrontare il problema in altro modo, a Rollon, il capo degli Ā«uomini del nordĀ», i vichinghi, da oltre un secolo installati nelle terre attorno allāestuario della Senna, che risalgono con i loro slanciati drakkar fino a Parigi, assediata quindici anni prima.
Sulla sponda destra del fiume, di fronte alla cittĆ , una curiosa costruzione a graticcio, un poā sbilenca, si specchia nellāacqua tranquilla. Ć il vecchio Moulin de Vernon, che Monet ritrae nel 1883, appena preso casa a Giverny.
Appoggiato, quasi in equilibrio instabile, sulla testata dellāantico ponte di legno che attraversava la Senna, di cui rimangono solo alcuni piloni capitozzati, il mulino risale al sedicesimo secolo ed ĆØ lāunico sopravvissuto dei tanti che se ne stavano lƬ, sospesi sulle arcate, tra una riva e lāaltra del fiume.
Dilata le distanze, con i suoi meandri, la Senna, per cui prendo una scorciatoia e salgo sullāaltipiano calcareo, coronato di boschi e disegnato da distese di campi coltivati, qualche piantagione di meli e minuscoli villaggi addormentati.
Dopo un poā, un susseguirsi di strette curve mi riporta sulla pianura. Ritrovo il grande fiume e scopro Les Andelys, uno dei luoghi più incantevoli lungo la Senna.
La cittadina ha dato i natali a Nicolas Poussin, riconosciuto tra i massimi esponenti della pittura classica francese (di cui si conserva qui unāunica opera, nel museo a lui titolato) e custodisce, sulle vetrate della collegiata di Notre-Dame, il ricordo della regina Clotilde, sposa di Clodoveo, re dei Franchi. La pia donna, dopo aver convertito il consorte al cattolicesimo, fa costruire su queste terre un monastero e per dissetare gli operai, narra la leggenda, trasforma lāacqua di una fontana in vino. Abbastanza per farne una santa. La fontana cāĆØ ancora, ma del vino non rimane che una sbavatura ferruginosa nellāacqua stagnante, ai piedi di una piccola statua della sovrana.
Les Andelys si affaccia sulla Senna, che qui disegna uno dei meandri più suggestivi di tutto il suo percorso. Ogni tanto lunghe chiatte scivolano lente sullāacqua, che lambisce lāĆle du ChĆ¢teau e se ne va, come un sogno, dolcemente verso Le Havre e verso il mare (4).
Il grande fiume, che ha intagliato lāaltipiano calcareo, riflette il biancore delle falesie. Su una di queste, a dominare la cittĆ , ci sono le rovine di una spettacolare fortezza, candida come il gesso su cui poggiano le sue fondamenta. Ć il ChĆ¢teau Gaillard, fatto costruire in un anno, nel 1196, da Riccardo Cuor di Leone, sovrano dāInghilterra e duca di Normandia, in guerra contro il re di Francia che voleva estendere il suo dominio sulla regione.
Poco più giù, abbracciata a una curva della Senna, cāĆØ Rouen, splendida cittĆ -museo, con la sua cattedrale, la Place du Vieux MarchĆ©, il grande orologio rinascimentale, le viuzze affiancate dalle antiche case a graticcio, architettura a colombage imposta dallāassenza di pietra da costruzione.
Merita di più, la cittĆ di Flaubert, teatro degli incontri di Emma Bovary con il suo amante LĆ©on, ma vi dedico solo una visita fugace, tanto per apprezzarne il gotico della cattedrale di Notre Dame e lāinteressante Historial de Jeanne dāArc.
Seguendo un percorso multimediale il visitatore rivive, di sala in sala, lāepopea e il destino della Pulzella dāOrlĆ©ans, mentre dagli schermi gli attori, che interpretano i testimoni dellāepoca, rievocano le fasi dellāinchiesta voluta dallāarcivescovo Jean JuvĆ©nal, nel 1456, che ci riconsegna il vero ritratto di colei che fu giudicata Ā«ereticaĀ» venticinque anni prima e per questo bruciata sul rogo.
La DĆ©partemental D982 gioca a rimpiattino con la Senna, le si avvicina quasi a sfiorarla per poi infilarsi nei morbidi boschi e perderla bruscamente di vista. La seguo per una trentina di chilometri e poi devio verso il centro di unāansa del fiume, dove cāĆØ un gioiello dellāarchitettura romanica normanna, o, almeno, quello che ne rimane, lāAbbaye Notre-Dame de JumiĆØges, uno dei più antichi e importanti monasteri benedettini francesi. Basta unāocchiata per rendersi conto della dimensione storica e architettonica del monumento, le cui rovine, le più belle di Francia per i Romantici, si ergono bianche come la luce nellāocra dei prati assetati.
Fondato da San Filiberto nel 654, il complesso monastico, ridotto a cava di pietre con la Rivoluzione francese, conserva unāimponenza eccezionale, che testimonia la sua essenza di inno alla fede in Dio, alle straordinarie capacitĆ dellāuomo e alle sue (di allora) ingenti possibilitĆ economiche.
Prossima tappa, la Route des ChaumiĆØres, un percorso, anche ciclabile, che si snoda per cinquantatrĆ© chilometri da Notre-Dame-de-Bliquetuit fino al Marais Vernier. Le chaumiĆØres, le case dal tetto di paglia, con un filare di iris a ricoprirne il colmo, per renderlo impermeabile e assicurare la giusta umiditĆ alla struttura, sono lāespressione più autentica dellāanima normanna. Un tempo sinonimo di dimora rurale, rustica e povera, tanto che il vecchio Larousse IllustrĆ© le definisce Ā«piacevoli solo per chi non deve abitarleĀ», sono ora molto ambite dalla gente di cittĆ in cerca di una seconda casa ricca dāatmosfera e immersa nella pace della campagna.
Ā«Il lavoro non manca ā mi dicono due carpentieri occupati a issare fascine paglierine su un tetto in ristrutturazione ā i roseaux, le canne che si tagliano nelle zone paludose della valle della Senna non bastano più. Dobbiamo andare a prenderli fino in Camargue, a prezzi elevatiĀ». Come dire, una chaumiĆØre non ĆØ per tutte le borse.
Situato lĆ dove il grande fiume disegna il suo ultimo meandro, il Marais Vernier ĆØ una vasta prateria umida disseminata di piccoli villaggi, fattorie con il tetto in chaume, coltivazioni di mele, campi di segale e di grano saraceno, frammezzati con macchie di salici, ontani e pioppi neri. Attraversare questa terra ĆØ un piacere dei sensi, che anticipa quello dal gusto più intimamente salmastro e marittimo della fine del mio viaggio: Honfleur, la Perla dellāestuario, bagnata dallāestremo fluire della Senna, che si lascia alle spalle le ultime chiuse e va a sposarsi con il mare.
Note
1. Bun: sorta di panino dolce, morbido e rotondo, infarcito di confettura.
2. Cfr. Le SiĆØcle, 7 septembre 1843, pag. 2.
3. Victor Hugo, Les Contemplations, Livre quatriĆØme, Paris, 1858, pag. 13.
4. Ā«ā¦Elle se la coule douce / Le jour comme la nuit / Et sāen va vers le Havre / et sāen va vers la mer / En passant comme un rĆŖveā¦Ā» Cfr. Jacques PrĆ©vert, Chanson de la Seine.









