Una generazione cresciuta con il pallone in mano

by azione azione
30 Settembre 2026

Pallamano Ticino festeggia dieci anni con 230 iscritti e il debutto della prima squadra senior nel campionato svizzero

All’inizio c’erano una ventina di bambini, un ex giocatore italiano arrivato a Bellinzona quasi per caso e uno sport che in Ticino bisognava ancora spiegare. Dieci anni dopo, si contano 230 iscritti, diverse realtà sparse nel Cantone e una squadra senior approdata per la prima volta in un campionato svizzero. Ne parliamo con Nicola Bignasca, presidente dell’Associazione Pallamano Ticino.

Nicola Bignasca, residente dell’Associazione Pallamano Ticino

Nicola Bignasca, come è arrivata la pallamano in un Cantone dove era sconosciuta?
Il tutto è nato dall’iniziativa di un ex giocatore italiano, Antonio Marano. Nel 2016 è arrivato in Svizzera seguendo la fidanzata, conosciuta poco tempo prima durante una vacanza in Abruzzo. Stabilitosi a Bellinzona, si è reso conto che in città la pallamano era assente. Avendola praticata per tutta la vita, ha quindi proposto di avviare un corso doposcuola: al primo ciclo di incontri hanno partecipato circa una ventina di ragazze e ragazzi. In quel primo gruppo c’era anche mio figlio. Quando Antonio ha proposto ai ragazzi di partecipare a un torneo a Varese, sono stato coinvolto come accompagnatore. È stato lì che ho capito quanto questo sport potesse essere coinvolgente: l’ambiente era bellissimo e la possibilità, per tutti, di andare spesso a rete creava un entusiasmo particolare.

Che cosa distingue davvero la pallamano dagli altri giochi di palla?
Per certi aspetti si può dire che la pallamano sia una via di mezzo fra calcio e pallacanestro. Si deve palleggiare per avanzare, ma invece di fare canestro si deve tirare in porta. È uno sport molto semplice nelle prime fasi. All’inizio le squadre sono miste e non si vedono grandi differenze fra ragazze e ragazzi, inoltre si comincia con una palla morbida e le porte vengono adattate all’età.
Una delle caratteristiche principali è la velocità. Con tre passaggi puoi andare da una parte all’altra del campo e arrivare a rete. Il passaggio dalla difesa all’attacco è rapidissimo: dopo il secondo passaggio sei già nella metà campo avversaria e al terzo puoi essere davanti alla porta. Non puoi fare più di tre passi con il pallone, quindi il pallone viaggia più velocemente del giocatore. E poi si segna molto. Per un bambino è una soddisfazione immediata. In una partita Under 13 si può arrivare, per esempio, a un risultato di 50-35. Questo dà la dimensione di quanto si segni.

In che modo siete riusciti a trasformare quell’idea in un’attività stabile?
Io ho sempre lavorato nell’ambito dello sport, soprattutto nell’atletica leggera; sono docente di educazione fisica. Mentre Antonio aveva le competenze tecniche, io avevo quelle nella gestione delle associazioni sportive e conoscevo le strutture dello sport svizzero. Così mi sono reso disponibile e abbiamo fondato l’Associazione Pallamano Ticino. Nei primi due anni ci siamo concentrati su Bellinzona. L’obiettivo, mio e degli altri genitori, era dare ai nostri figli la possibilità di giocare a pallamano. Abbiamo quindi contattato la Federazione svizzera, per partecipare ai tornei nazionali senza dover andare sempre in Italia. In seguito, abbiamo iscritto una prima squadra Under 13, ne è arrivata una seconda e anche una femminile. A un certo punto – intorno al 2020 – la Federazione ha visto che il numero dei tesserati cresceva. Il responsabile della formazione è venuto in Ticino e ha chiesto ad Antonio e a me se fossimo interessati a portare avanti un progetto per diffondere la pallamano su tutto il territorio cantonale. Grazie ai sostegni finanziari della Federazione e della fondazione Pro Handball, ci siamo lanciati. Abbiamo aperto prima una filiale a Biasca, aggiungendone una ogni anno a venire. Oggi siamo presenti a Bellinzona, Biasca, Tenero e nel Sottoceneri, dove abbiamo una sede molto forte a Lugano e una a Riva San Vitale.

Per cui, non club indipendenti, ma filiali. È una scelta voluta?
Sì, è voluto ed è stato concordato con la Federazione svizzera. Essendo uno sport nuovo, uno dei punti deboli è la disponibilità di dirigenti capaci di gestire i comitati locali. Ci sono sempre più allenatrici e allenatori, ma bisognerà formare anche chi quelle realtà dovrà gestirle. Questa prima fase – sempre in accordo con la Federazione svizzera – andrà avanti fino alla fine degli anni Venti. Quando ci saranno dirigenti in grado di gestire autonomamente una società di pallamano, l’idea è che Pallamano Ticino diventi una vera e propria federazione cantonale e che a Biasca, Bellinzona, Lugano e altrove possano esserci società autonome.
Non vogliamo però farlo troppo presto. Oggi diamo una mano nella ricerca degli sponsor, nell’amministrazione degli iscritti, nella raccolta delle quote, nella riservazione delle palestre e nella ricerca di monitori. Un motore forte a livello cantonale può aiutare le realtà locali a svilupparsi; poi, quando avranno persone ben formate, potranno camminare con le proprie gambe.

Qual è la vostra strategia per entrare in nuove zone del Cantone e avvicinare i bambini alla pallamano?
La strategia passa soprattutto attraverso i corsi doposcuola nelle elementari. Nella fascia fra le quattro e mezza e le sei i comitati dei genitori hanno la priorità nell’ottenere una palestra e, visto che trovare spazi è uno dei nostri problemi principali, questo ci permette di entrare in nuove realtà. Nel Luganese, per esempio, abbiamo corsi a Taverne e Besso e ne stiamo avviando altri a Paradiso e Camignolo; siamo presenti anche a Cassarate. Il meccanismo può essere quello che abbiamo visto a Taverne: si comincia con il doposcuola, i ragazzi si appassionano, nasce una squadra Under 13 e da quel momento vengono tesserati.

Quanti praticanti conta oggi Pallamano Ticino?
A giugno 2026, quindi alla fine della stagione scorsa, avevamo 230 iscritti alla nostra associazione, più o meno dai 6 ai 19 anni. Circa la metà sono tesserati, quindi giocatrici e giocatori con una licenza della Federazione svizzera; l’altra metà sono ancora così piccoli che per loro non dobbiamo attivare una licenza.

Anche l’attività scolastica ha raggiunto numeri notevoli: si è passati da circa 400 a 800 partecipanti al torneo cantonale. Che dimensione ha assunto oggi?
Il prossimo torneo sarà il 26 novembre. Siamo l’unico sport per il quale dobbiamo riservare tre palestre triple. Per fortuna c’è il Centro sportivo di Tenero, con due grandi palestre e anche il pallone del tennis che possiamo adattare alla pallamano. Adesso organizziamo due tornei: uno per le terze e quarte elementari e uno per le quinte e le scuole medie. Siamo molto forti nelle elementari, mentre dalle medie arrivano molte meno classi.
Nel Locarnese la situazione varia parecchio. Ai Ronchini lavoriamo molto bene, così come ad Ascona e Gordola; in altre sedi è più difficile. Dipende anche dall’atteggiamento dei docenti di educazione fisica. A Locarno, per esempio, rispondono poco alle nostre sollecitazioni. Però siamo pazienti: la situazione può cambiare rapidamente.

Il 20 settembre avete disputato la prima partita di una squadra di adulti di Pallamano Ticino: quanti dei giocatori di oggi arrivano dal vostro vivaio e che cosa significa vederli approdare finalmente a un campionato senior?
La metà dei giocatori ha iniziato nel 2016-2017. A loro si aggiungono alcuni allenatori, ex giocatori, che fanno soprattutto da supporto ai nostri diciannovenni. Per questa prima partita si sono presentati in dodici-tredici. Uno di loro è Antonio, al quale idealmente è stata dedicata questa partita: gli hanno chiesto di giocare proprio i diciannovenni che hanno iniziato con lui.

Qual è oggi l’ostacolo più serio alla crescita?
Trovare le palestre, come detto, ma non solo per una questione di spazi disponibili. Noi abbiamo il problema della pece, o resina, una specie di colla che si mette sul pallone per avere una maggiore aderenza e che permette tiri molto più potenti. Nella Svizzera interna è ammessa praticamente in tutte le palestre. I custodi non sono contenti perché sporca, ma la pallamano è talmente popolare che viene tollerata. In Ticino, invece, è proibita.
Questo crea problemi perché quando gli avversari giocano da noi devono adattarsi a un gioco senza resina, mentre noi dobbiamo fare il contrario quando andiamo nella Svizzera interna. Cambiano le traiettorie e il modo di giocare e molte partite le perdiamo anche per questo. Per noi è un handicap importante. Capisco comunque il motivo del divieto. Nella Svizzera interna ci sono club che dispongono della stessa palestra dalle cinque alle dieci di sera. Da noi gli spazi ruotano molto rapidamente fra società diverse e non ci sarebbe il tempo di pulire.
La soluzione ideale sarebbe avere una struttura propria, come succede ad altri sport: Roller Biasca ha il proprio palazzetto, i club di judo il proprio dojo. Per noi oggi è impensabile. Investitori non ne vedo in giro.

Ci sono prospettive per riuscire a sbloccare almeno il problema della resina?
L’Ufficio cantonale dello sport conosce il problema. Stiamo cercando di ampliare il dialogo con le autorità, perché per noi è molto invalidante.

Oggi la pallamano in Ticino è ancora uno sport da spiegare?
Sì. Non è ancora inserita pienamente nella nostra cultura sportiva. Secondo me ha un bel futuro anche in Ticino, però c’è ancora bisogno di molta divulgazione.

Un futuro anche internazionale?
La pallamano è uno sport olimpico e molto diffuso. Sono molto forti le squadre del Nord come la Danimarca… Ci sono nazionali importanti in altri Paesi europei, come la Francia, la Germania, la Croazia e in Sudamerica. La pallamano è praticata a un ottimo livello anche in Italia.
Da questo punto di vista è molto diverso, per esempio, dall’unihockey, che in Svizzera è diffusissimo ma ha una presenza internazionale più limitata.

Se ci risentissimo nel 2036, fra dieci anni, che cosa dovrebbe essere accaduto perché lei possa dire che la pallamano in Ticino non è più un progetto da costruire, ma uno sport davvero radicato?
Direi avere almeno cinque club in Ticino, con squadre giovanili e anche squadre senior. E magari una selezione cantonale, una Pallamano Ticino che gioca in Serie B e un paio di giocatori in Nazionale. Forse tutto questo entro il 2036 è molto ambizioso. Cinque club, però, ci stanno; che tutti e cinque abbiano anche una squadra senior forse è più difficile.
Per riuscirci bisogna trovare genitori disposti a impegnarsi. A Biasca li abbiamo trovati, a Lugano li abbiamo trovati, a Tenero e Locarno non ancora. Servono persone che dicano: «Pallamano Locarno? Me ne occupo io. Dimmi che cosa devo fare e ti do una mano», non soltanto genitori che arrivano al parcheggio, lasciano i figli e se ne vanno.