Oltre alla guerra in Bosnia ed Erzegovina, al disastro in Somalia e al razzismo nostrano, erano i tempi in cui il cercapersone sembrava tecnologia d'avanguardia
Sono nata l’11 agosto 1993, sotto il segno del Leone. Il sole è da sempre uno dei simboli più importanti della mia vita: mi ricorda di essere luce, di restare positiva anche quando tutto intorno sembra diventare più buio. il Leone invece mi ricorda la forza di rialzarmi e affrontare ogni sfida con coraggio. (Francesca Sabena)
Cara Francesca, «Le cose pregevoli nascono dalla fatica e dal silenzio». Ci colpisce questa citazione trovata su «Azione» del 12 agosto 1993, il numero più vicino alla tua data di nascita. La frase compare in un articolo dedicato ai Rabisch (traducibile in arabeschi o ghiribizzi), una raccolta di testi pubblicata nel 1589 ed «espressione dell’Accademia della Val di Blenio»: una confraternita «clandestina» di artisti e letterati milanesi che, per sottrarsi alle convenzioni e guadagnarsi spazi di libertà, adotta simbolicamente l’identità dei facchini «ma anche osti, spazzacamini, spaccalegna, brentadori, castagnai ecc.; uomini spinti dalla povertà dei loro luoghi verso l’illustre pianura e i commerci della grande città». Un modo originale di guardare il mondo, che ci ricorda quando i migranti eravamo noi…
Meno distrazione
Un’altro dettaglio che cogliamo dall’edizione citata è la pubblicità di un cercapersone. Ricordi cos’è? Un piccolo apparecchio elettronico che segnala chi ti cerca e memorizza i messaggi. Mentre tu cerchi un telefono fisso o una cabina telefonica per richiamare, sempre se desideri farlo. Nel 1993, infatti, i telefonini esistono, però in pochi possono permetterseli. Un’altra epoca insomma, altre storie, forse meno interrotte dalle notifiche e meno distratte di quelle che viviamo oggi. Fa quasi sorridere pensarci mentre l’Europa discute di come proteggere i più giovani dall’eccesso di schermi e social (Ursula von der Leyen li vuole vietare sotto i 13 anni).
Ma sul tuo «Azione» non troviamo solo questo. Sono anni duri. Come se ne esistessero di molli, del resto. Si tratta solo di fortuna forse: nascere in un contesto stabile oppure fragile. In ogni caso, si tratta di una fase di transizione tra la Guerra fredda e quello che molti osservatori definiscono «il nuovo disordine mondiale», all’indomani della caduta del Muro di Berlino nel 1989. Nella Svizzera tedesca accade una vicenda inquietante. Un articolo intitolato Un tuffo nel razzismo e poi una bella doccia racconta la decisione del Comune zurighese di Bauma di limitare l’accesso alla piscina pubblica ai richiedenti l’asilo. La motivazione? «La presenza di persone di colore, i loro sguardi, infastidiscono gli utenti locali». Avrebbero potuto accedervi soltanto il giovedì pomeriggio e accompagnati dal personale del centro di accoglienza. Quando la vicenda diventa pubblica si scatenano le proteste e il Comune è costretto a fare marcia indietro.
Xenofobia spesso banalizzata
Ciò che è successo, scrive il giornale, «è rivelatore di un crescente razzismo presente anche fra noi, sempre negato, spesso banalizzato. E chi può permettersi la banalità quando, in Germania, Hoyerswerda cambia nome e luogo pressoché ogni notte, alimentata dalle fiamme che giovani dalle teste rasate credono purificatrici (nel 1991 a Hoyerswerda gruppi di giovani neonazi attaccano per giorni richiedenti l’asilo e lavoratori stranieri, ndr.) e in Bosnia si respira da tempo aria di “soluzione finale” di sinistra e “himmleriana” memoria?».
Il mondo brucia, racconta «Azione». «Sarajevo agonizzante aspetta rassegnata l’assalto finale dei serbi» mentre la Nato pensa di bombardare. In Somalia l’Onu cerca di contenere una crisi umanitaria devastante. Anche l’Italia è in ginocchio. Da una parte l’inchiesta «Mani Pulite» e «Tangentopoli» travolgono partiti, imprenditori e amministratori pubblici, mettendo in crisi l’intero sistema politico della Prima Repubblica. Dall’altra continua la stagione delle stragi mafiose. Solo un anno prima sono stati assassinati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. E nel 1993, il 27 maggio, un’autobomba esplode nel cuore di Firenze, causando vittime innocenti e ferendo anche il patrimonio artistico della città.
Insomma, sei nata in tempi densi. Tempi che richiedevano forza e coraggio. Come del resto servono oggi. Tempi in cui c’è un assoluto bisogno di quel sole di cui parli tu.
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