Meijer, l’uomo che ha dato la luce a Gandria

by azione azione
23 Settembre 2026

Il pittore zurighese da riscoprire fino al 30 settembre

Nato a Zurigo nel 1900, Fritz Meijer si formò artisticamente nelle prestigiose accademie di Weimar, Berlino, Dresda e Parigi. Tuttavia, fu l’arrivo a Gandria nel 1935 a segnare la sua svolta umana e professionale. Lontano dai circuiti commerciali tradizionali e dalle grandi gallerie cittadine, Meijer scelse di vivere stabilmente nel borgo affacciato sul Ceresio fino alla sua scomparsa, trasformando il paese nel suo atelier permanente. Lì gestiva una piccola galleria personale, dove vendeva le proprie tele direttamente a passanti, residenti e turisti.

Inaugurata nel 125esimo anniversario dalla nascita dell’artista svizzero tedesco (1900–1969), la mostra diffusa Gandria attraverso lo sguardo di Fritz Meijer vuole essere un omaggio al pittore post-impressionista che ne ha immortalato la bellezza per oltre trent’anni. Gandria, con i suoi vicoli e le sue scalinate, si è così trasformata in una galleria a cielo aperto in cui celebrare il legame tra l’artista svizzero e la sua terra d’adozione.

L’allestimento si sviluppa come un’installazione site-specific: una serie di riproduzioni delle opere di Meijer sono state collocate, dove possibile, nei punti esatti da cui il pittore trasse ispirazione, con un’appendice nel vicino borgo italiano di Castello Valsolda. Così, ai visitatori è dato modo di confrontare lo scorcio reale con la sua trasposizione artistica.

La pittura post-impressionista di Meijer, densa di luce e colore, ha catturato la vita intima di ogni giorno di un luogo forse all’epoca ancora più autentico di come lo conosciamo oggi, e che ritroviamo proprio in quei porticcioli, oleandri in fiore e contrasti cromatici tra le facciate sbiadite e le acque del lago che tanto affascinavano l’artista.

Come dichiara il figlio Gideon, «L’esposizione non è soltanto una mostra retrospettiva, ma un viaggio affascinante nella memoria storica del Ceresio. Fritz Meijer non è stato un semplice spettatore del paesaggio ticinese, ma il custode poetico di un microcosmo intatto. Un invito a riscoprire, passo dopo passo, la Gandria di ieri attraverso gli occhi di chi l’ha amata sopra ogni cosa».