Chi comanda davvero a Caracas?

by azione azione
9 Settembre 2026

Dopo il blitz del 3 gennaio il Venezuela continua a essere governato dagli stessi apparati, a cambiare padrone è il petrolio

Chi comanda ora in Venezuela? Fonti del regime venezuelano presieduto dalla ex vicepresidente Delcy Rodriguez, dopo che Nicolás Maduro è stato deposto con un blitz statunitense il 3 gennaio scorso, dicono: «Comanda il Governo chavista, il presidente Maduro è stato sequestrato ma il nostro Governo rivoluzionario sopravvive».

Mentre diversi osservatori sottolineano: il controllo dell’ordine pubblico resta nelle mani degli stessi apparati militari attivi sotto Maduro, ma il settore petrolifero risulta sempre più influenzato dagli Stati Uniti. «Decidono tutto i generali corrotti che prima hanno lasciato cadere Maduro e poi si sono messi a disposizione della Casa Bianca che li lascia al potere in cambio del libero accesso al petrolio», affermano alcuni dissidenti di sinistra rimasti a Caracas, e che chiedono l’anonimato. Un giovane oppositore di destra dell’Università di Merida, Marcelo A., sostenitore di Trump e fortemente critico della destra venezuelana accreditata finora a Washington osserva: «Qui il regime è tale e quale a prima della caduta di Maduro, Delcy Rodriguez comanda su tutto tranne che sul petrolio».

Il «New York Times» interpreta l’operazione del 3 gennaio come un segnale geopolitico con cui Washington ha inteso dimostrare la propria volontà a intervenire direttamente per tutelare interessi considerati strategici. «Trump ha attaccato il Venezuela e ha catturato il suo leader, Nicolás Maduro, nonostante durante la sua campagna si fosse espresso contro l’interventismo all’estero. Trump vuole però evitare un’occupazione diretta e potenzialmente disordinata del Paese». L’occupazione indiretta di cui parla il «NyT» è stata definita dal suo corrispondente David Sanger «un’occupazione virtuale». Anche secondo il quotidiano americano, la Casa Bianca può contare su un’amministrazione venezuelana più disponibile a collaborare nel settore energetico. E ancora: «L’opposizione venezuelana, guidata da María Corina Machado, il cui candidato (Edmundo González Urrutia) è stato il legittimo vincitore delle elezioni presidenziali del 2024, è stata emarginata da Trump». Presumibilmente perché gli Stati Uniti hanno ritenuto più conveniente appoggiarsi agli apparati già esistenti che promuovere un vero cambio di regime.

Quasi un protettorato americano

Commenta Paula Marita Fortes, imprenditrice antichavista scappata nel 2003 a Londra: «Dio mio, chi l’avrebbe detto di vedere un giorno il Venezuela diventare quasi un protettorato americano come Puerto Rico!». Un’analisi con cui concorda l’ex padrone del rubinetto del petrolio venezuelano Rafael Ramirez, la persona che meglio conosce l’impresa petrolifera venezuelana Pdvsa (Petroleos de Venezuela). Nei primi anni della rivoluzione, quando Pdvsa era il bancomat del regime, finanziava i progetti sociali e anche le alleanze internazionali del presidente Hugo Chávez, Ramirez è stato ministro dell’energia del petrolio e presidente di Pdvsa (è stato per anni una delle figure più potenti del chavismo). Attualmente è rifugiato politico in Italia, vive a Roma.

Il Venezuela, nonostante lo sfacelo dell’industria estrattiva dopo la nazionalizzazione voluta da Chávez, ha i giacimenti di gas tra i più ricchi del mondo ed è il secondo Paese per ricchezza in shale oil, il petrolio pesante. «Oggi comandano gli stessi militari corrotti del cui contrabbando di petrolio, oro, metalli preziosi ed altri traffici Maduro era garante», sostiene anche l’ex presidente di Pdvsa.

Cifre spaventose

Racconta Ramirez: «I numeri sono spaventosi: 65 miliardi di barili di greggio venezuelano sono in mano all’Amministrazione Trump». Una cifra che coincide con quella indicata dall’accordo petrolifero annunciato da Washington alla fine di agosto. Secondo la Casa Bianca, gli Stati Uniti otterrebbero il controllo maggioritario di 65 miliardi di barili, ma diversi aspetti dell’operazione, inclusa la struttura societaria e il ruolo della compagnia statale Pdvsa, non sono stati chiariti pubblicamente. «Il 28 luglio è scaduto il termine dato dal Governo alle compagnie petrolifere per conformarsi alla Nuova legge che ha abrogato la Legge sugli idrocarburi del 2002 e la Legge sulla nazionalizzazione del 1976. In questo periodo c’è stato un riadattamento della mappa petrolifera venezuelana, con una diminuzione schiacciante di Pdvsa come operatore petrolifero nazionale a favore di aziende transnazionali – la maggior parte delle quali statunitensi – e quelle di fantomatici imprenditori nazionali a cui sono stati assegnati Contratti di partecipazione produttiva tra il 2022 e il 2026».

Spuntano «imprenditori venezuelani» che da un giorno all’altro sono diventati i nuovi signori del petrolio – sostiene l’ex ministro – soggetti a cui vengono consegnate grandi aree e campi petroliferi già in funzione, prestanome chissà di chi. Continua Ramirez: non c’è discussione, gara d’appalto, concorrenza, accordi binazionali, nulla che permetta di stabilire parametri per le scelte, non si conoscono le condizioni fiscali, i piani di business, di sviluppo, i vantaggi per il paese. «Siamo in presenza di una spartizione della ricchezza petrolifera venezuelana che rischia di condizionare il Paese per i prossimi decenni».