A Rosaria De Meo è riuscito un avvincente romanzo picaresco che ha per protagonista una serva appassionata
Non sono numerosi di questi tempi i romanzi scritti da donne che raccontino le avventure di un personaggio o di una personaggia di invenzione, che volino quindi sulla fantasia della autrice e in questo modo facciano volteggiare anche chi legge, attraverso intrecci inaspettati, amori e dissidi, inganni, amicizie, serve e castelli…Insomma tutto quello che definisce un romanzo picaresco e che troviamo, invece, nel secondo libro di Rosaria De Meo: La ladra, edizioni Barta, illustrato da Luca Ralli.
Sebbene sia presentetra la serva Alba e il nobile Cristiano, l’amore non è al centro di questo libro, ma rappresenta una delle prove che la protagonista deve superare
La parola «picaro» a cui si deve il nome di questo tipo di racconti non a caso significa proprio: ladruncolo. Si tratta di un genere letterario che si sviluppa a partire dal sedicesimo secolo e che pone al centro della narrazione un protagonista di umili origini chiamato a cavarsela affrontando peripezie di diverso tipo, dalle più comiche al rischio della sua stessa vita.
Se è vero che nei romanzi picareschi il racconto è di solito in prima persona, va anche detto che nella maggior parte dei casi il protagonista è un maschio, scaltro, coraggioso, capace di cavarsela in ogni frangente: l’erede del personaggio dello schiavo delle commedie plautine, per intenderci. Invece, nel libro di De Meo la narrazione è in terza persona e al centro delle vicissitudini raccontate c’è una serva: Alba. La incontriamo mentre accompagna la sua padrona, la marchesa Ludovica Colonnesi, a visitare nella prigione di Castel Sant’Angelo Cristiano Santacroce: un giovane conte napoletano, ingiustamente imprigionato, perché considerato un sovversivo. La storia è infatti ambientata negli anni della conquista di Roma da parte dell’esercito francese che costrinse il papa Pio VI alla fuga.
Ludovica Colonnesi non si reca nelle carceri del Vaticano spinta dalla compassione per quel ragazzo innocente, ma perché ha un piano, ben congegnato. La donna avida e spietata ha anche un’intelligenza adamantina, lo stesso vale per Alba, però, che oltre a una scaltrezza non inferiore a quella della sua padrona, è anche capace di agire, non solo di ordire piani da far realizzare agli altri, è coraggiosa e poi ha quel qualcosa in più che hanno tutti gli eroi e le eroine, ciò che il filosofo francese Blaise Pascal chiamerebbe l’intelligenza del cuore.
Non si rischia nessuno spoiler chiarendo subito che Alba e Cristiano si innamorano: è un elemento che emerge nelle prime pagine del romanzo. Del resto, il merito della autrice non sta tanto nell’originalità delle avventure che i due dovranno affrontare, seppure De Meo sia spesso anche in grado di stupire chi legge, quanto nella capacità narrativa che ha di dipanarle, pagina dopo pagina, in modo che lettrici e lettori si affezionino ai suoi protagonisti e restino avvinti alla storia.
L’amore tra i due è osteggiato dalla marchesa Ludovica, ma anche da una parte della famiglia di Cristiano, visto che lui è nobile mentre Alba è una serva, figlia, per giunta di una famigerata prostituta trasteverina. L’elemento originale del libro, però, è che la storia non si esaurisce affatto nel racconto della loro relazione, per quanto travagliata: La ladra, infatti, non è un romanzo d’amore, per questo il sentimento che Alba prova per il conte di Belmonte è solo una delle diverse prove, ambientate principalmente a Napoli, durante il periodo della rivoluzione del 1799, che la giovane deve affrontare nel corso della sua vita. Il modo in cui le risolve o ne viene travolta fa della lettura di questo libro un piacere classico, che non passa di moda.
