William Turner, oltre l’Io e il Non-Io

by azione azione
26 Agosto 2026

Una piccola esposizione di opere del pittore inglese a Como ci invita a una serie di riflessioni

Chi ama Joseph Mallord William Turner (1775-1851) può fare una capatina senza troppe aspettative a Como per ammirare alcune sue opere. Diciamo subito che è una mostra acchiappaturisti. E turisti a Como, come in tutte le altre parti – si chiama overtourism – , ce ne sono ultimamente troppi. La «grande» mostra con opere provenienti dalla Tate di Londra, che fa entrare la città nel circuito internazionale dell’arte, dicono gli organizzatori, si presta alla perfezione. Due le sedi. Il Broletto, con 7 piccoli acquerelli raffiguranti il paesaggio della città realizzati nel primo viaggio del 1819 fino agli ultimi soggiorni del 1842 e 1843, e la Pinacoteca civica, che ospita 4 oli, anch’essi realizzati in quattro momenti diversi.

In un’opera come Tramonto su un lago, tutto diventa illusione, dal cielo al lago alle montagne, e resta solo una diafana e pura fantasia visionaria

Due le importanti esposizioni, delle quali abbiamo scritto in vari giornali: quella del 2002 al Kunsthaus di Zurigo con oltre oltre 180 opere e quella sull’ultimo Turner alla Tate di Londra nel 2015 anche qui con 180 opere. Turner è conosciuto come il pittore della luce, colui che incarna il sogno romantico del sublime e del terrifico. E di ciò si è sempre scritto.

Ora vorrei darne un’altra lettura.

Nello stesso suo periodo in Germania si sviluppa l’idealismo tramite Fichte, Schelling ed Hegel. Johann Gottlieb Fichte (1762-1814) è il fondatore di un «idealismo soggettivo ed etico basato sulla centralità dell’Io». Fichte dialoga con la dialettica che contrappone l’Io al Non-Io. In una lunga disamina sulla Dottrina della scienza scrive: «L’assoluta totalità della realtà dell’Io e l’assoluta totalità della negazione del Non-Io debbono essere unificate mediante la determinazione». Alla fine sostiene che le due realtà possono fondersi insieme. «Esso, il Non-Io, si pone come determinantesi, in quanto viene determinato; e si pone come ciò che viene determinato, in quanto esso determina se stesso».

L’Io assoluto coincide con l’essere contrapposto al nulla. Ma «il nulla è». Insomma se diamo un volto all’Io e questo volto è Turner e diamo un’immagine al Non-Io come natura, allora vediamo come il primo si fonda nella natura quasi ad amalgamarsi in un tutt’uno simbiotico ricco di colori vorticosi e forze contrastanti in un turbine maestoso. L’artista, scrive Massimo Donà, «vuole condursi sulla soglia dell’abisso; e far coincidere il quadro con tale soglia».

Ma vediamo il dipinto ad olio Tramonto su un lago del 1840 circa, di mm 911×1226, alla Pinacoteca civica. Prima però soffermiamoci sulla tecnica. Turner crea delle superfici levigatissime con prevalenza di colori gialli e rossastri. Fa una prima imprimitura e susseguentemente lavora con strati sovrapposti di velature. Tutti sanno che la velatura rende il colore più trasparente e vivace; ma l’artista, che era uno sperimentatore, osa – sì, osa, qualcuno deve farlo – sgrassare la superficie dipinta a olio con del fiele di bue e, secondo Gino Piva, vela con l’acquarello. Questo rende il colore maggiormente aereo e la trasparenza si fa lucida, molecolare, impalpabile. Tutto qui è un’illusione: l’acqua, il cielo, le montagne. Esiste solo una diafana pura fantasia visionaria dove l’Io e il Non-Io si fondono diventando un corpo unico.

Nella nostra coscienza finita sono presenti entrambi e Fichte lo fa contrapponendo all’Io un Io divisibile e al Non-Io un Non-Io divisibile e quindi non sono opposti in maniera assoluta, ma relazionabili.

Il colore diventa puro, senza contorni, senza confini, come se guardassimo l’Europa senza i recinti nazionalistici che l’uomo ci ha costruito dentro.

Scrive Donà: «Ormai l’artista è fortissimamente attento all’eco che proviene da tergo. Che viene da una voce immemorabile; quella dell’Io che, in quanto assoluto, non può dirsi neppure Io – che patisce cioè il rapporto con un altro, il quale di fatto, non sarà mai davvero rigorosamente altro».

L’àere è a questo punto sempre più incestuoso, livido, come un rifrullo che sgomenta tutto il corpo, mentre la mente si abbandona nell’immenso vortice pensoso.