L’università alla prova del mercato del lavoro

by azione azione
26 Agosto 2026

Tra qualche settimana le università svizzere riapriranno i loro battenti. Studenti e studentesse torneranno a sedersi nelle aule dei nostri atenei per iniziare, o proseguire, il proprio percorso di studi. L’effettivo degli universitari ticinesi continua a crescere. Tuttavia, come accade per molti altri fenomeni, il ritmo di crescita si è progressivamente ridotto nel corso dei decenni. Se tra il 1960 e il 1980 il numero di studenti aumentava annualmente tra il 6 e l’8%, dal 2000 in poi la variazione supera raramente l’1%. Gli studi universitari sono diventati meno attrattivi? Attenzione a non trarre conclusioni affrettate. Quest’anno il numero di studenti e studentesse ticinesi iscritti a un’università supererà la soglia dei 6000. Una cifra tutt’altro che trascurabile, come potrebbero confermare gli addetti alle borse di studio del Dipartimento dell’educazione. Ma perché quest’effettivo oggi non cresce più che al ritmo in cui aumenta la popolazione residente? Per due ragioni essenzialmente.

Passo avanti verso la parità

La prima, e più importante, è che tra il 1960 e il 1990 i tassi di crescita erano particolarmente elevati perché fu in quel periodo che le donne conquistarono l’accesso in massa agli studi universitari. Nel 1960 le donne rappresentavano infatti solo l’11,3% degli universitari ticinesi. Nel 1990 la loro quota era già salita al 38,7%, fino a raggiungere il 51,1% nel 2020, ultimo anno per il quale l’Annuario statistico riporta il dato. In altre parole, la presenza femminile all’università è arrivata a rispecchiare quella nella popolazione residente. Il principale passo avanti verso la parità nell’accesso alla formazione accademica è dunque avvenuto tra il 1960 e il 1990. Va inoltre sottolineato che, senza il forte aumento delle studentesse, il tasso di crescita complessivo degli universitari ticinesi sarebbe sceso sotto l’1% annuo già da diversi anni. Più preoccupante è la seconda ragione del rallentamento nella velocità con cui cresce l’effettivo degli studenti universitari. Si pensa infatti che lo stesso sia determinato anche dall’aumento della disoccupazione degli accademici.

I dati disponibili indicano che, dal 2010 in poi, la disoccupazione accademica è cresciuta in Svizzera del 70%.Oggi il tasso di disoccupazione degli accademici (rilievi della Seco) è superiore al 3%. Il rischio di restare disoccupati è dunque oggi superiore tra gli accademici rispetto al resto della popolazione attiva. Per spiegare questa evoluzione gli specialisti indicano almeno due motivi. Sembrerebbe in primo luogo che l’offerta di lavoro da parte degli accademici cresca più rapidamente che la domanda: vi sono troppi accademici in circolazione insomma. In secondo luogo sembrerebbe che, in seguito al progredire della digitalizzazione, la richiesta di accademici si sia ridotta in rami di occupazione verso i quali, in precedenza, si orientava l’offerta (come banche e assicurazioni, per esempio).

Più accademici disoccupati

Il rallentamento nel tasso di aumento dell’effettivo di studenti universitari sarebbe quindi dovuto anche al peggioramento delle prospettive d’impiego. Ora è importante tener presente che la disoccupazione accademica varia da formazione a formazione. È alta in quelle che ancora cinquant’anni fa erano formazioni universitarie classiche: la filosofia, le materie letterarie e le scienze tecniche. È invece meno rilevante nelle scienze naturali e nelle scienze esatte. Gli studenti universitari ticinesi di oggi sono ben coscienti di questo fatto. Non dovremmo quindi stupirci se la struttura del loro effettivo, per formazioni scelte, fosse cambiata nel corso degli ultimi decenni. Purtroppo la statistica non facilita la verifica di quanto succede in materia di scelte di facoltà. Essa ci consente comunque di rilevare che, in relazione ai cambiamenti manifestatisi, due sono le tendenze rilevanti. Da un lato si assiste a un gonfiamento degli effettivi di studenti di scienze umane e sociali dovuto, pensiamo, soprattutto alle scelte delle studentesse.

Dall’altro si osserva un aumento considerevole, anche in termini relativi, dell’effettivo di studenti e studentesse di scienze esatte e di scienze naturali. A molti non parrà vero, ma i/le ticinesi di oggi hanno un debole per lo studio della matematica e delle materie che le girano d’attorno. E, da quanto si sente nei corridoi dei nostri atenei, le studiano con successo. Diritto, medicina, farmacia e scienze tecniche (architettura e ingegneria civile) vengono invece messe un po’ da parte. Grazie all’economia aziendale, infine, le scienze economiche mantengono invece, per ora, la propria posizione.