Meglio essere informati

by azione azione
19 Agosto 2026

Ero tentato di proporvi un articoletto divertente su «intelligenza artificiale e vacanze». L’avevo anche già scritto, ma poi il numero di sabato/domenica 1/2 agosto del «New York Times» mi ha mandato in crisi. Le vacanze sono in effetti anche il momento speciale in cui curiosare in edicole sconosciute, cercando notizie e novità in giornali diversi da quelli a cui si è abituati. Ebbene, la prima osservazione che mi è sorta è stata notare come l’importante testata americana abbia dedicato su uno stesso numero un grande spazio al tema IA. Tre sostanziosi contributi ne affrontano e chiariscono aspetti inerenti a tre diversi settori: quello politico, quello della sicurezza e quello militare. Se a ciò si aggiunge un ulteriore reportage sul sostegno alla ricerca nel campo dei semiconduttori operata dalla Corea del Sud, si vede bene come il dibattito tecnologico sia un ingrediente fondamentale nel concetto redazionale del «NYT».

Oltre a questo, colpisce (smontando il nostro iniziale proposito) il tono preoccupante degli articoli e l’orizzonte problematico legato all’uso dell’IA che viene disegnato. Non sono gli aspetti psicologici o quelli ecologici a mettere in discussione la nuova tecnologia. Sono temi molto più concreti, legati all’ambito della sicurezza sociale, a muovere l’interesse dei vari giornalisti. Argomenti piuttosto specialistici, ne conveniamo. Ma ci sembra che queste informazioni siano meritevoli di attenzione e diffusione, per permettere una migliore conoscenza dello strumento in sé.

Il primo articolo, colonna di spalla in prima pagina, ci chiarisce le preoccupazioni che il governo cinese nutre per l’uso politico, destabilizzante, che si potrebbe fare dei motori IA. È abbastanza comprensibile che un regime a struttura ideologicamente controllata come quello di Pechino si preoccupi della disinformazione che potrebbe minare le «verità» ufficiali. Ma la riflessione è ben più ampia. Riguarda anche il «libero» mondo occidentale, ed è (in soldoni) la seguente: chi ci può proteggere da chi volesse introdurre in modo truffaldino milioni di informazioni sbagliate e tendenziose nei database dei «Large Language Model»? Visto che tutti gli operatori di settore, anche in Cina, stanno facendo il massimo per nutrire i loro sistemi con dati di ogni genere, chi garantisce che qualche avversario politico, qualche sabotatore dell’ordine costituito, non comincerà a inocularli con disinformazione e falsità mirate, per destabilizzarne il sistema? Urge un controllo.

Altrettanto preoccupante lo scenario proposto da un ulteriore articolo, che si occupa della recente intrusione di un sistema IA in una banca dati teoricamente protetta. OpenAI ha violato autonomamente, di propria iniziativa, i server della piattaforma Hugging Face, sorprendendo i suoi progettisti. Qui, oltre alla preoccupazione per l’intrusione e l’infrazione ai sistemi di sicurezza, viene posto con grande evidenza, di nuovo, il tema della necessità etica di porre dei paletti molto rigidi alla tecnologia. Un tema che l’Europa sembra aver recepito bene, ma che è piuttosto ostico per le aziende (e l’amministrazione) americane.

Infine l’articolo forse più scioccante: l’intervista all’ex ministro della difesa ucraino (da poco destituito) Mychajlo Fedorov, il quale prospetta un futuro militare in cui le guerre saranno automatizzate e combattute da droni e robot pilotati da IA indipendenti. Ciò permetterà un minore sacrificio di vite umane e una più veloce gestione degli scenari strategici. Un avvenire da videogiochi, che sarà però molto meno ludico. Chi lo controllerà?

Come possiamo sintetizzare tutte queste complesse e problematiche notizie? Tutte sollevano un problema di controllo per uno strumento di enorme potenza, non solo informatica, ma anche socio-politica. Cosa possiamo fare, noi «ingenui» utenti, al proposito? Praticamente nulla. Ma d’altro canto è fondamentale per noi essere informati su quel che succede, nel caso si venga magari chiamati a prendere posizione. La morale (minima) che si può ricavare, è notare quanto è importante che esista una stampa in grado di sollevare quesiti, di diffondere conoscenze e sollevare interrogativi. La nostra miglior difesa sembrano ancora i buoni giornali…