Un viaggio nell’ignoto a due passi da casa

by azione azione
19 Agosto 2026

Esplorazioni, capanne e corse in miniatura, in Dewan e Vroom dimostrano che anche un gioco da tavolo può cambiare il nostro modo di guardare il mondo

Perché viaggiamo, se non siamo obbligati?

Da sempre gli esseri umani si spostano e avanzano verso l’ignoto. I nostri piccoli viaggi però di solito sono diversi: andiamo, guardiamo, torniamo. Perché lo facciamo? Che cosa cerchiamo lontano da casa? E perché in ogni caso, anche quando troviamo qualcosa, poi torniamo indietro? Ogni tanto mi chiedo se non sia proprio questo il punto: rivedere la propria casa. La bellezza di un viaggio consiste nel fatto che, quando rientriamo, riusciamo a contemplare il paesaggio consueto come se fosse nuovo. Le strade, i paesaggi, le persone sono sempre quelle. Ma i nostri occhi hanno conosciuto altro e quindi riescono a trovare l’esotismo anche nella prossimità.

Per ottenere questo effetto non è necessario spostarsi, peraltro. Basta anche il viaggio simbolico dell’arte: leggere un libro che ci porti altrove, guardare un film, ascoltare una musica o contemplare un quadro a lungo, fino quasi a caderci dentro. Oppure immergersi nei colori, nelle peripezie di un gioco da tavolo.

Fra i titoli che regalano il senso del viaggio, è uscito di recente Dewan, creato nel 2025 da Johannes Goupy e Yoann Levet per Space Cowboys (e pubblicato in italiano da Asmodee). Non è un gioco narrativo, in sé, anche se le illustrazioni di Arthus Pilorget (al suo primo lavoro nel settore ludico) sono stupende: già dalla copertina evocano un mondo misterioso, bizzarro, nel quale dovremo avanzare a passi prudenti, attraversando foreste, fiumi, crepacci e montagne. In effetti, si tratta di esplorare nuovi territori, costruendo capanne per la nostra tribù e mantenendo vivo il fuoco, il bene più prezioso, che rischiara il cammino e ci riscalda nelle notti fredde. Detto questo, durante una partita a Dewan i partecipanti (da 2 a 4, per 40 minuti) non hanno l’impressione di essere in una storia, ma apprezzano la geniale semplicità della struttura. A ogni mossa si tratta in sostanza di pescare due carte adiacenti fra quelle a disposizione o di posare una capanna di legno del proprio colore sulla plancia, pagando delle carte che abbiano il colore dei terreni attraversati. Tutto qui.

La semplicità di Dewan cela un gioco che diventa sempre più profondo di partita in partita: un piccolo classico moderno, con un sapore antico. L’aspetto narrativo non consiste nell’ambientazione, ma nella sensazione del viaggio insita nella meccanica. Ogni spostamento è decisivo, insieme alla raccolta di artefatti, pigmenti e cristalli da trasformare in punti vittoria. Il bello è che i percorsi degli altri s’intrecciano con i nostri. Quando un avversario attraversa una tessera dove abbiamo una nostra capanna, deve pagarci qualcosa: una regoletta all’apparenza inoffensiva, che può tuttavia rendere il gioco assai insidioso.

È certamente un titolo adatto a tutti, alle famiglie in particolare. Certo, è cattivello. Ma come scrive l’esperto Perco, recensendo proprio Dewan nella rivista «Canard PC. Horse-série jeux de plateux no. 18» (aprile-maggio 2026), chi l’ha mai detto che fra parenti si debbano intavolare solo giochi dolci, colmi di tenerezza? «Le famiglie vogliono divertirsi, farsi dispetti e colpi bassi e, alla fine, volersi bene comunque».

A chi preferisse comunque un viaggio non competitivo, consiglio Vroom. Inventato nel 2026 da Antonin Boccara per Big Moustache Games, è un piccolo gioiello cooperativo che prende spunto da una gara di automobili. I partecipanti (da 3 a 6) devono muovere le loro macchinine sul tavolo, superando ostacoli come tazze, penne o altri oggetti. Non importa però chi arriva prima: bisogna solo arrivare nell’ordine giusto. Tutti pescano senza mostrarle agli altri delle carte-percorso sulle quali è indicata la portata dei movimenti. Poi ogni partecipante spinge la propria macchina, lasciando agli altri il compito di stimare se quello era un tratto da uno o da sette. Ognuno dovrà poi conformare la propria andatura, secondo le proprie carte, badando a non accelerare troppo per sbaglio: alla fine bisogna tagliare il traguardo nell’ordine giusto. Nella scatola ci sono autocollanti e nuove regole da aggiungere a ogni livello: un gioco carino, pieno di idee simpatiche.

Sia in Dewan, sia in Vroom, si ha la sensazione di compiere un lungo viaggio in poco tempo. Non solo per le illustrazioni, ma anche perché è la conformazione stessa dei giochi a mettere in dubbio le nostre certezze, com’è giusto che faccia ogni vero viaggio. Sono poche regole, fluide, essenziali, ma spalancano nuovi mondi. Del resto, già lo diceva Jean Jacques Rousseau nel quarto volume delle Confessioni: «Sentivo che un nuovo paradiso mi aspettava subito fuori dalla porta di casa, e non vedevo l’ora di scoprirlo».