Mercosur, l’accordo che divide la Svizzera

by azione azione
12 Agosto 2026

Sotto la pressione dei dazi americani Berna cerca nuovi mercati. Ma l’intesa con Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay resta al centro di un duro braccio di ferro politico

Ripartiamo dal primo di agosto. Chi la sera di quel giorno era al Parco di Villa Argentina a Mendrisio ha potuto ascoltare le parole della consigliera federale Karin Keller Sutter. «Ho sentito dire che vi chiamano momo’» ha esordito scherzando la ministra delle finanze, per poi passare alle cose serie, perché «guardando alle notizie a volte viene quasi il capogiro (…) Vediamo Stati che si racchiudono nelle proprie roccaforti economiche. Assistiamo a guerre di aggressione e a guerre commerciali». E lei, su quest’ultimo punto, ne sa qualcosa visto che proprio un anno fa, al termine di una sua telefonata con Donald Trump, gli Stati Uniti avevano imposto alla Svizzera dei dazi commerciali al 39%. Da allora i dazi si sono abbassati, adesso sono al 12,5%, soglia decisa da Washington lo scorso 24 luglio. La Svizzera rimane comunque penalizzata – basti dire che il tasso applicato all’Unione europea è del 10% – perché a detta degli Stati Uniti Berna non si impegna abbastanza per frenare il commercio di beni che derivano dal lavoro forzato.

Un’indagine su una presunta sovracapacità industriale

Trump minaccia comunque anche altri colpi bassi, visto che l’amministrazione statunitense ha aperto contro la Svizzera, e pure nei confronti di altri Paesi, un’indagine su una presunta sovracapacità industriale rispetto a quella degli Stati Uniti. Un alibi per imporre nuovi dazi, con possibili sovrapprezzi che potrebbero toccare anche il settore farmaceutico, e qui «The Donald» l’ha sparata grossa, la soglia prevista rischia di raggiungere il 200% per quanto riguarda il commercio di farmaci generici.

Il braccio di ferro con l’inquilino della Casa Bianca è pertanto tutt’altro che terminato. Un argomento che continua ad alimentare anche il dibattito politico interno, e questo su due livelli. Da una parte ci si interroga sulle prossime mosse del Consiglio federale per tentare di contrastare queste minacce, dall’altra si cerca di far leva su nuovi accordi di libero scambio, una delle carte più apprezzate dall’economia di esportazione elvetica per accrescere la propria competitività. Quest’ultimo punto vede la Svizzera in primo piano a livello mondiale, visto che Berna ha finora sottoscritto accordi di libero scambio con quasi una quarantina di Paesi. Con l’AELS – l’Associazione europea di libero scambio, che comprende oltre alla Svizzera anche la Norvegia, l’Islanda e il Lichtenstein – il Consiglio federale ha siglato nel settembre dell’anno scorso un accordo commerciale con quattro Paesi dell’America Latina: Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay. Un patto chiamato Mercosur che sarà uno dei principali argomenti al centro del dibattito politico autunnale, perlomeno per quanto riguarda la politica economica del nostro Paese.

Una coalizione trasversale

E qui val la pena di ricordare che nel giugno scorso il Consiglio Nazionale ha deciso di bocciare questo accordo, che aprirebbe alle esportazioni svizzere un mercato di 270 milioni di abitanti. Dopo la pausa estiva il confronto politico riparte dunque da questo primo «no» del Nazionale, scaturito da quella che viene chiamata un’«alleanza contro natura», formata da socialisti e verdi da una parte e da deputati dell’UDC e del Centro dell’altra.

In autunno si capirà se l’opposizione emersa al Nazionale si riprodurrà anche al Consiglio degli Stati. La sinistra ritiene che questa intesa rischierebbe di favorire il commercio di beni prodotti senza tener conto dei diritti dei lavoratori e della protezione dell’ambiente. L’opposizione di una parte dell’UDC e del Centro è invece legata ai prodotti agricoli in arrivo dall’America Latina. Questo fronte teme un’ulteriore pressione sul settore primario elvetico, visto che questi scambi saranno facilitati da una netta riduzione dei dazi doganali. Proprio per questo motivo la lobby agricola aveva chiesto misure di compensazione pari a 880 milioni di franchi per gli anni dal 2028 al 2035, fondi che il Nazionale ha però deciso di non accordare. Un rifiuto che ha portato poi alla bocciatura di tutto l’accordo, malgrado un lungo intervento in aula di Guy Parlmelin.

Molto vicino al mondo agricolo per il suo passato di viticoltore, il ministro vodese ha ricordato che questo è uno dei maggiori accordi commerciali siglati dalla Svizzera, dopo quelli con l’Unione europea e con la Cina. Permetterà alla quasi totalità delle merci svizzere di accedere ai Paesi del Mercosur senza dover pagare dazi doganali, dazi che oggi per alcuni prodotti possono essere molto elevati, e raggiungere anche il 35%. Il ministro dell’economia, che è membro dell’UDC, ha ammesso che per alcuni prodotti agricoli in arrivo dai Paesi Mercosur sono state fatte delle concessioni, ad esempio per quanto riguarda la carne, il vino e i cereali da foraggio. Concessioni che però rappresentano meno del 2% del consumo svizzero di questo tipo di beni.

L’accordo aprirebbe alla Svizzera un mercato di 270 milioni di abitanti

«Questo accordo non provocherà un aumento della concorrenza per i nostri agricoltori», ha sottolineato Parmelin, che ha anche ricordato come l’intesa siglata con i Paesi del Mercosur preveda importanti disposizioni per quanto riguarda i diritti dei lavoratori e la protezione dell’ambiente. Parole che però non sono riuscite a fare breccia, l’accordo Mercosur ha dovuto incassare il rifiuto del Consiglio nazionale. E così, malgrado la pausa estiva, in vista del dibattito agli Stati si stanno già muovendo diverse pedine, a suon di interviste e comunicati stampa. Il mondo economico sottolinea l’importanza di questo tipo di accordi, soprattutto in un periodo in cui l’imprevedibilità di Donald Trump rischia di fare molto male alle esportazioni del nostro Paese. A sinistra, con il sostegno di diverse organizzazioni umanitarie, si mette l’accento sulla necessità di rispettare i diritti sociali e la protezione dell’ambiente, le disposizioni previste dall’accordo non sarebbero sufficienti.

Mentre il mondo agricolo mantiene la sua opposizione di fondo. Lo scontro rimane dunque aperto, anche perché c’è chi minaccia di lanciare un referendum contro Mercosur, come del resto è stato fatto in queste settimane contro un altro accordo di libero scambio, quello con la Malesia. Senza dimenticare che anche l’Unione europea dispone di un patto del genere con i Paesi dell’America Latina, già entrato in vigore, seppur provvisoriamente. E questo rappresenta una sfida concorrenziale ulteriore per l’economia svizzera. Sì, la pausa estiva è ormai agli sgoccioli: esportazioni, dazi e accordi internazionali faranno di certo ancora molto discutere, nella speranza, ripetendo le parole di Karin Keller Sutter a Mendrisio che «non ci venga il capogiro».