La salute del cuore delle donne

by azione azione
12 Agosto 2026

La medicina di genere aiuta a migliorare diagnosi e riconoscimento delle malattie cardiovascolari femminili

«Avevo nausea, una stanchezza improvvisa e un senso di oppressione al petto, ma non il classico dolore al braccio. Ho aspettato quasi un’ora prima di chiedere aiuto: pensavo fosse stress. Mi è andata bene, poteva andare molto peggio. Poi la diagnosi: avevo un infarto ma senza le arterie ostruite, quello che i medici chiamano MINOCA». Il racconto di Susanna (nota alla redazione) mette in luce come le malattie cardiovascolari possano manifestarsi diversamente nelle donne rispetto agli uomini e quanto sia importante sviluppare una medicina di genere capace di riconoscere e affrontare queste differenze, migliorando prevenzione, diagnosi e cura.

I disturbi cardiovascolari possono manifestarsi con sintomi diversi a seconda del sesso: siamo in grado di riconoscerli?

Secondo i dati 2024 dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte in Svizzera, con circa 20mila decessi annui. Negli uomini e nelle donne, alla stessa età, la mortalità da infarto è più alta nelle donne, e questo succede in gran parte a causa del ritardo nella richiesta di assistenza. Studi clinici derivanti da evidenze scientifiche riportati dal «Canadian Journal of Cardiology» indicano che «in caso di sintomi compatibili con un infarto, le donne tendono a consultare in media circa quaranta minuti più tardi degli uomini, e in alcuni casi anche fino a dodici ore dopo l’esordio dei sintomi; un ritardo che può avere conseguenze importanti perché nel trattamento dell’infarto il fattore tempo è decisivo per limitare i danni al muscolo cardiaco». Una delle spiegazioni di questo fenomeno sta nelle differenze nei sintomi, senza però dimenticare che il quadro clinico «classico» dell’infarto (dolore toracico intenso con irradiazione al braccio sinistro) è stato storicamente descritto sulla base di studi condotti prevalentemente su uomini.

Nel tempo si è giunti alla consapevolezza che nelle donne, invece, la manifestazione può essere più sfumata, come ben sottolineano l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) e l’articolo di ricerca (pubblicato sempre dal «Canadian Journal of Cardiology») «oltre alla pressione o al dolore toracico, possono comparire nausea, vomito, sudorazione intensa, mancanza di respiro o stanchezza improvvisa. Proprio questa presentazione meno tipica rende talvolta più difficile riconoscere rapidamente il problema, sia per le pazienti sia per i professionisti sanitari». Le differenze non riguardano soltanto i sintomi, ma anche aspetti biologici e fisiologici: «In media, le donne hanno un cuore leggermente più piccolo, una frequenza cardiaca un po’ più elevata e arterie coronarie più sottili. Inoltre, i depositi di colesterolo tendono ad accumularsi più frequentemente nelle arterie coronarie di piccolo calibro, mentre negli uomini interessano più spesso le arterie principali». Queste sono indicate come le «caratteristiche che possono influenzare il modo in cui la malattia si sviluppa e viene rilevata attraverso gli esami diagnostici tradizionali».

Anche i test di laboratorio possono presentare alcune differenze tra i sessi. «Le troponine cardiache ultrasensibili (ndr: si tratta di proteine rilasciate nel sangue quando il cuore subisce un danno) sono tra i principali strumenti utilizzati per diagnosticare l’infarto. Tuttavia, studi recenti suggeriscono che i valori normali potrebbero essere più bassi nelle donne rispetto agli uomini. L’utilizzo di un unico valore soglia per entrambi i sessi potrebbe quindi contribuire alla sotto-diagnosi di alcuni infarti femminili». Esiste inoltre una forma di infarto che colpisce più frequentemente le donne, soprattutto quelle più giovani. Si tratta dell’infarto miocardico con arterie coronarie non ostruttive, noto con l’acronimo MINOCA (Myocardial Infarction with Non-Obstructive Coronary Arteries). Secondo Escape-net, un ampio progetto di ricerca finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Horizon 2020 e dedicato allo studio, alla prevenzione e al miglioramento dei trattamenti dell’arresto cardiaco improvviso, «in questi casi i sintomi e i segni dell’infarto sono presenti, ma le arterie coronarie principali non mostrano ostruzioni significative all’angiografia; le cause possono includere spasmi delle arterie, disfunzioni del microcircolo coronarico o una dissezione spontanea dell’arteria coronaria».

Accanto ai fattori di rischio cardiovascolare più noti come ipertensione, colesterolo elevato, fumo e sedentarietà, esistono poi fattori di rischio specifici per le donne, legati alla salute riproduttiva: «Alcune complicanze della gravidanza, come il diabete gestazionale o la preeclampsia (una condizione della gravidanza che provoca ipertensione e può compromettere la salute della madre e del feto), sono associate a un aumento significativo del rischio cardiovascolare negli anni successivi». A questo proposito, l’UFSP sottolinea che «in particolare, la preeclampsia è collegata a un rischio circa doppio di malattia coronarica, ictus e mortalità cardiovascolare nel corso della vita».

Anche i fattori sociali e culturali contano: per esempio la minore possibilità che alle donne venga applicato il massaggio cardiaco, per pudore

Oltre alle differenze biologiche e cliniche, esistono anche fattori sociali e culturali che possono influenzare la prognosi. Le diverse ricerche convergono nell’evidenziare che in caso di arresto cardiaco in luogo pubblico, «le donne hanno circa il 27% di probabilità in meno di ricevere un massaggio cardiaco da parte dei presenti». Questo fenomeno è stato descritto come «pudeur thoracique», ovvero una certa esitazione legata all’imbarazzo di scoprire il torace della paziente. Negli ultimi anni, proprio per affrontare queste differenze, molti centri nel mondo hanno iniziato a sviluppare programmi dedicati alla cardiologia di genere e pure in Svizzera si stanno moltiplicando le iniziative. Un esempio recente è la creazione di un «Polo di salute cardiovascolare per la donna» presso gli Hôpitaux universitaires de Genève (HUG), con l’obiettivo di migliorare prevenzione, diagnosi e cura delle malattie cardiovascolari femminili attraverso un approccio multidisciplinare che integri assistenza clinica, formazione dei professionisti sanitari e ricerca scientifica. Il progetto mira inoltre a sensibilizzare le donne sull’importanza della salute cardiovascolare in tre momenti chiave della vita ormonale come contraccezione, gravidanza e menopausa.

Queste iniziative riflettono lo sviluppo crescente della medicina di genere, un campo di ricerca che studia come le differenze biologiche e socio-culturali tra uomini e donne possano influenzare la salute, la malattia e la risposta alle terapie. Integrare questa prospettiva nella pratica clinica è oggi considerato fondamentale per migliorare l’equità e l’efficacia delle cure. Nel Canton Ticino, al momento, non esiste ancora un vero e proprio polo clinico dedicato alla medicina di genere come quelli presenti in alcuni grandi ospedali universitari. Tuttavia, il tema sta progressivamente emergendo grazie a diverse iniziative tra le quali figura l’associazione «Salute e Medicina di Genere Ticino», una rete di medici e professionisti della salute che promuove attività di sensibilizzazione, formazione e divulgazione sul tema della medicina di genere nel territorio. Anche in Ticino si stanno sviluppando iniziative in questo ambito. L’Istituto Cardiocentro Ticino conduce attività di ricerca nella sex and gender cardiology, mentre SUPSI e USI promuovono formazione e ricerca sulla medicina di genere. Pur trattandosi ancora di iniziative prevalentemente accademiche, rappresentano un primo passo verso una maggiore integrazione di questo approccio nel sistema sanitario cantonale.