Alla ricerca dei «desaparecidos» di Cipro

by azione azione
5 Agosto 2026

Un team bicomunitario recupera i dispersi dei conflitti del passato per aiutare un’isola divisa a guardare avanti

Le tovaglie immacolate riflettono la luce del sole che entra dalle finestre, su uno dei tavoli ci sono dei fiori in vaso, unico ornamento in questa stanza sospesa nel tempo. «Qui consegniamo alle famiglie le spoglie dei propri cari», dice Bruce Koepke aprendo la porta. L’uomo lavora per l’Onu ed è segretario del Committee on Missing Persons in Cyprus (CMP), comitato bicomunitario che si occupa della ricerca delle persone scomparse nel corso delle violenze che hanno insanguinato l’isola prima tra il 1963 e il 1964 e poi nel 1974. Gli scontri nacquero dalla crisi della convivenza tra greco-ciprioti e turco-ciprioti nella nuova repubblica indipendente. Nel 1974 un colpo di Stato filogreco spinse la Turchia a intervenire militarmente, occupando il nord dell’isola.

Grecia contro Turchia

L’isola è rimasta divisa in due entità: la Repubblica di Cipro, parte dell’Ue, in cui si parla il dialetto greco cipriota, e la Repubblica turca di Cipro nord proclamata unilateralmente nel 1983, in massima parte turcofona, riconosciuta solo dalla Turchia, che mantiene sull’isola un contingente di 35’000 soldati. Per questo il CMP è composto da tre membri, un rappresentante per ciascuna comunità e un terzo membro scelto dal Comitato internazionale della Croce Rossa. Sono molte le famiglie che attendono di conoscere la sorte dei propri cari. «Il Comitato è stato istituito nel 1981 dai leader delle due comunità», spiega Koepke, «ma ha potuto avviare pienamente le proprie attività solo nel 2006, dopo il raggiungimento di un accordo». Da allora sono state identificate circa 1100 persone della lista ufficiale dei dispersi, su un totale di 2002 casi riconosciuti dalle due comunità (1510 greci-ciprioti e 492 turchi-ciprioti).

L’attività del CMP, spiega l’intervistato, prevede l’investigazione a partire da testimonianze e informazioni, lo scavo archeologico, l’analisi antropologica, l’identificazione attraverso il DNA e infine la restituzione delle spoglie… Sui tavoli del laboratorio sono distese figure composte: i resti ossei di un gruppo di persone, al fianco di ciascuna sono raccolti con cura vestiti o accessori. Parte di una camicia, una fibbia di metallo sono in una confezione trasparente. «È impressionante entrare qui. Potete immaginare come possa essere per chi ha un parente disperso», dice Istenç Engin, accogliendoci nel laboratorio antropologico di cui è coordinatrice. «Stiamo analizzando i resti di una quarantina di individui, bisogna capire innanzitutto se sono vittime degli avvenimenti del 1963-1964 o del 1974».

Dolori profondi e una speranza

Quasi in ogni casa ci sono dolori profondi. Nel quartiere popolare di Kaimakli a Nicosia vive la famiglia Kadi. Eleni ha perso lo zio, la casa e la terra nel 1974. Profuga, la sua famiglia è stata costretta a lasciare il suo villaggio. La passione per la danza ha spinto lei e suo marito Simos a far parte di CYPRUS, l’associazione di danza e musica folkloristica che valorizza gli elementi comuni della tradizione culturale cipriota. La musica su cui si balla al sud e al nord è quasi la stessa, dice Simos «cambiano solo le parole». Şöhret Mitsadalı ha 56 anni, anche lei è parte di CYPRUS, e si è unita all’associazione perché crede nella riunificazione dell’isola. La sua infanzia è segnata dagli eventi del 1974, come quella di tutti i ciprioti della sua generazione: «Avevo 4 anni quando abbiamo dovuto lasciare Larnaka – afferma – dove sono nata. Era molto bella». Ora cerca di tornarci quando può, per lei «l’isola è una sola».

Le case basse e il minareto di Göçeri si vedono appena oltre la collina, sullo sfondo si innalzano le montagne del Pentadaktylos. Si solleva una nuvola di polvere quando il braccio escavatore della ruspa lascia cadere terra e pietre a lato dello scavo. «Non abbiamo trovato niente, abbiamo iniziato da una settimana», spiega Erşen Kadıoğlu, archeologo del CMP di fronte a una trincea profonda mezzo metro. Ancora oggi arrivano testimonianze da cui possono essere avviati nuovi scavi. «In questo caso – spiega Andreas Christou, Field Coordinator del CMP – siamo partiti dalla testimonianza di un cipriota di lingua turca che ha visto seppellire dei corpi in questo campo vicino ad un olivo, poco dopo il 1974». Erşen lavora al CMP dal 2006 e ha a cuore il carattere bicomunitario di questo lavoro: «Quando ho iniziato tra noi eravamo degli sconosciuti, ora siamo amici. Prima era difficile entrare in contatto tra ciprioti di lingua turca e ciprioti di lingua greca, qui per me è stato possibile. Per le giovani generazioni è diverso, è molto più normale l’incontro, ma non è sempre così, dipende dal luogo e dal contesto sociale in cui vivi».

Irene sottolinea l’importanza di questo lavoro «per le famiglie, perché è una tortura non sapere dove sono i propri cari, ma anche per la società, perché la questione dei dispersi possa chiudersi e sia più facile giungere ad una soluzione». E se la riunificazione di Cipro continua a essere oggetto di un difficile confronto politico, il CMP dimostra che la collaborazione è possibile: ogni identità restituita a un nome e a una storia contribuisce a ricucire, almeno in parte, le ferite lasciate da decenni di divisione.