Dodici minuti per attraversare sei itinerari umani

by azione azione
5 Agosto 2026

La quarta edizione di TEDxBellinzona, dedicata al tema del viaggio, si terrà il 12 settembre per la prima volta nella Cattedrale delle Officine FFS. Ne parliamo con Ivano Dandrea

Ivano Dandrea, fondatore e licenziatario di TEDxBellinzona (Filippo Di Petto / TEDxBellinzona)

Dodici minuti. Tanto basta, secondo la filosofia TED, per cambiare il modo di guardare un tema, mettere in discussione una certezza o accendere una curiosità destinata a durare ben oltre la fine dell’intervento. Dietro quella manciata di minuti, però, si nasconde un lavoro che dura mesi e coinvolge una quindicina di volontari, quasi tutti sotto i trent’anni. A raccontarlo è l’imprenditore ticinese Ivano Dandrea, fondatore e licenziatario di TEDxBellinzona, che il 12 settembre, dalle 16:30 in poi, porterà nella Cattedrale delle Officine FFS un’edizione dedicata al viaggio, inteso non soltanto come spostamento, ma come percorso di scoperta, crescita e possibilità.

Come ha fatto a portare TEDx a Bellinzona?
Due anni fa ho avuto l’idea di chiedere la licenza TEDx per la città di Bellinzona e da lì è nato tutto. All’inizio eravamo cinque o sei, oggi siamo una quindicina. E sono tutti giovani: io sono l’unico ad avere più di trent’anni. Produciamo video, curiamo i contenuti, abbiamo un sito: tutto è seguito nei minimi dettagli. C’è il fotografo, il videomaker, il responsabile della comunicazione, chi segue gli speaker, perché vogliamo interagire con ogni relatore e cercare il meglio nel suo intervento. Abbiamo, anzi, soprattutto il team, ha costruito un’organizzazione degna di una grande impresa. Ed è proprio questa la vera natura di TEDxBellinzona: ragazzi entusiasti che fanno tutto su base volontaria e dedicano un’enorme quantità di tempo al progetto.

Un progetto che, edizione dopo edizione, registra il tutto esaurito.
È proprio così. Negli anni siamo riusciti a costruire un format che è cresciuto tantissimo, sia dal punto di vista della qualità e dell’organizzazione sia per la presenza mediatica e d’immagine che siamo riusciti a ottenere. E, francamente, è un successo che non ci aspettavamo. Ricordo che, quando sono andato ad Atlanta negli USA con mio figlio per seguire il corso obbligatorio di TED, gli dicevo: «Vedrai che non arriveremo nemmeno a duecento spettatori su trecentocinquanta posti». Invece i biglietti sono andati esauriti in tre ore. Questo ci fa molto piacere perché TEDx è una piattaforma bellissima. Oggi, più che mai, c’è bisogno di creare dibattito, di mettere in circolazione idee e di portare le persone a confrontarsi con temi importanti. Ecco, credo che il nostro contributo sia proprio questo.

Che cosa distingue davvero un’idea da TED rispetto ad altre: è quasi un impegno politico, di scoperta?
No, assolutamente. Di politico TED non ha nulla. TED vuole diffondere idee, ma lo fa in un modo diverso da quello a cui siamo abituati. Il formato, per esempio, prevede interventi di dodici minuti. In dodici minuti bisogna cercare di entrare nella mente della persona che hai davanti. È un modo di confrontarsi con il pubblico molto diretto, molto veloce e, direi, anche molto dinamico. La sfida è proprio questa: riuscire a tenere alta l’attenzione e a far arrivare un messaggio in pochissimo tempo. È molto facile fare una lezione di un’ora e mezza o due sul nucleare. La vera sfida è che una persona come Annalisa Manera, che insegna al Politecnico di Zurigo, riesca in dodici minuti a spiegare perché il nucleare è importante per la Svizzera. E che chi ascolta, in quei dodici minuti, riesca davvero a portarsi a casa qualcosa. È questo, secondo me, il formato TED che appassiona così tanto.

Mi viene in mente una frase attribuita a Indro Montanelli: «Scusate se mi dilungo, ma non ho niente da dire».
Bellissima.

Quindi un’idea TED si distingue perché, di fatto, ha davvero qualcosa da dire?
Esatto. Devi convincere chi viene ad ascoltare di quello che stai dicendo in poco tempo; non è un evento per accademici. L’obiettivo è che chiunque indipendentemente dalla propria cultura o dal proprio livello di formazione, possa portarsi a casa qualcosa. Ed è questa, secondo me, la cosa più bella.

Poi c’è anche il carattere internazionale…
La sera del nostro TEDx, infatti, nello stesso momento, si svolgeranno una quindicina di TEDx nel mondo, dalla Bolivia agli Stati Uniti, dall’India alla Turchia. È interessante notare che i TEDx non esistono in alcune aree del mondo dove non esistono democrazia e libertà di pensiero: non ci sono in Cina, non ci sono in Russia. Anche questo, secondo me, è un elemento che deve farci riflettere.

Veniamo al tema di quest’anno: perché proprio il viaggio? Perché nel 2026?
Il viaggio nasce dal fatto che abbiamo avuto la fortuna di poter utilizzare la Cattedrale delle Officine di Bellinzona. Allora ci siamo detti: siamo nella Cattedrale delle Officine; le Officine rappresentano i treni e i treni il viaggio, e abbiamo scelto questo tema proprio per raccontare anche il lungo viaggio delle Officine di Bellinzona, che ora si stanno trasferendo a Castione. Da lì ogni relatore ha avuto la possibilità di interpretare il tema nella propria narrazione.

Come si trova scritto nel vostro sito, esistono infatti viaggi che si fanno anche senza muoversi…
Esatto. Le persone che saliranno sul palco ci porteranno, attraverso il loro racconto, a compiere un viaggio dentro temi molto diversi. Poi ci sarà Sergio Ermotti, che racconterà il suo di «viaggio», molto particolare e direi anche esclusivo. E c’è un intervento che, secondo me, merita un’attenzione speciale. Alessandro Mele, della Fondazione Cometa, parlerà davanti al pubblico insieme ad alcuni dei ragazzi accolti dalla fondazione. Sono giovani che hanno affrontato viaggi durissimi, dall’Africa fino a Lampedusa e poi a Milano, dove la Fondazione Cometa offre loro accoglienza e una prospettiva per il futuro.

Come si arriva a riunire un apneista, un giornalista, un educatore, una ricercatrice?
Quando il tema è deciso, ognuno avanza i propri suggerimenti. Partiamo da una ventina di nomi, normalmente tutti interessanti, e poi iniziamo a confrontarci: chi conosce questa persona? Chi può contattare quell’altra? Rispetto alla prima edizione è cambiato molto. All’inizio sceglievo praticamente tutto io, perché eravamo pochissimi e bisognava partire in fretta. Oggi invece è un processo molto democratico: ognuno può proporre qualcuno. Anche gli speaker possono autocandidarsi; succede spesso. Però poi facciamo una selezione e discutiamo insieme ogni proposta durante le nostre riunioni mensili. Per esempio, Annalisa Manera, la professoressa del Politecnico ETH di Zurigo che parlerà di nucleare, è stata proposta da uno dei ragazzi del team, che studia al Politecnico. Mi ha detto: «Ho seguito una sua lezione, è straordinaria». L’abbiamo contattata e ha accettato subito. È successo anche con altre persone, come l’astrofisica Anna McLeod o Silvia Quarteroni sull’intelligenza artificiale. Quando invitiamo personalità di questo livello, quasi tutti rispondono con entusiasmo. Davvero pochissimi ci hanno detto di no. A Sergio Ermotti invece abbiamo chiesto di fare un’intervista. Posso dirlo: sarà un intervento rivolto soprattutto ai giovani. Il messaggio sarà questo: credete nel futuro, abbiate fiducia nelle vostre possibilità, costruite il vostro percorso. Sarà un intervento molto motivazionale e chiuderà la serata.

…il viaggio come percorso verso una meta.
Precisamente, bisogna avere mete, obiettivi e soprattutto credere nelle proprie possibilità. Questo dovrebbe essere il messaggio. Io sono convinto che oggi abbiamo una generazione di giovani che guarda al futuro con molta ansia, quasi in modo distopico. Secondo me, invece, bisogna dare speranza, bisogna stimolarli. Continuo a dire che il Ticino ha bisogno di esperienze come questa. I giovani ci sono, eccome se ci sono. Bisogna soltanto metterli nelle condizioni di esprimersi. Quando gli dai fiducia trovano stimoli e si rafforzano. Anche per questo ho sempre voluto che TEDxBellinzona rimanesse un progetto dei giovani. Perché sono loro a portare spontaneità, entusiasmo e idee nuove. Secondo me è questo il vero valore di TEDxBellinzona: un esempio concreto di ragazzi che hanno fatto qualcosa di straordinario per la loro città. Città che ci è sempre stata vicina. Ci ha aiutato in tutti i modi, senza mai essere invasiva.

Che cosa possiamo aspettarci, concretamente, da questa edizione?
Innanzitutto un pubblico molto più numeroso: arriveremo a circa seicento spettatori. Per noi è una sfida importante, perché la Cattedrale delle Officine è uno spazio molto più grande rispetto al Teatro Sociale. Ma credo che sarà uno spettacolo davvero molto bello. Saremo anche tra i primi grandi eventi ospitati in questo spazio, e questo ci rende particolarmente orgogliosi.

È anche un riconoscimento da parte della Città.
Sì. La Città è molto contenta perché contribuiamo a inaugurare nel migliore dei modi questo nuovo spazio. Quest’anno, come detto, passeremo dai 350 ai 600 posti; il nostro obiettivo, nelle prossime edizioni, è arrivare a mille, man mano che le Officine si trasferiranno a Castione. Questa è la prossima grande sfida.