La siccità torna a colpire la Svizzera e impone una gestione più attenta dell’acqua. Dall’esempio di Gordola alla richiesta di una strategia nazionale, ecco le possibili vie per evitare sprechi e conflitti
La Svizzera boccheggia schiacciata come il resto del Continente nella morsa del caldo. Boschi e prati ingialliscono, i fiumi più piccoli si scaldano e si prosciugano, l’agricoltura fatica. E purtroppo la canicola uccide, dati ancora parziali segnalano già una sovramortalità durante l’allerta. Il Bollettino del clima Giugno 2026 di MeteoSvizzera è lapidario. Il mese scorso le temperature hanno superato di 3,5 gradi il valore di riferimento 1991-2020. Caldo estremo che si è accompagnato a scarsissime precipitazioni, in alcune regioni ha piovuto poco più di un terzo di quanto avviene di solito a giugno. Un deficit che si somma a quello dei mesi precedenti e ad un inverno poco innevato. E così il nuovo sistema dall’allerta siccità (voluto dal Consiglio federale lo scorso anno) è sul rosso in tutto il Nord delle Alpi, solo un po’ meno peggio è la situazione al Sud. Un’allerta che ha spinto molti Comuni a prendere delle misure: non innaffiare i prati, non lavare l’auto, non riempire le piscine ecc. Insomma, basta sprechi. Misure utili, ma che intervengono quando l’acqua già si fa scarsa.
Cambia il ciclo delle precipitazioni
Quelle che servirebbero sarebbero misure preventive considerato che i periodi di siccità si fanno sempre più ravvicinati: 2015, 2018, 2022, 2026. E i nuovi scenari idrologici per la Svizzera dicono che dobbiamo abituarci a questa situazione. Se anche in futuro sull’arco dell’anno avremo acqua a sufficienza, a cambiare sarà invece il ciclo delle precipitazioni, che diventeranno più abbondanti in inverno e scarseggeranno in estate. Inoltre, con le temperature in aumento, i ghiacciai non potranno più svolgere la loro funzione di «batterie d’acqua». Una gestione parsimoniosa delle risorse idriche è dunque sempre più urgente.
Su impulso di una mozione del consigliere agli Stati vallesano Beat Rieder, nel maggio 2022, il Consiglio federale ha pubblicato un rapporto sulla sicurezza dell’approvvigionamento e sulla gestione dell’acqua. L’obiettivo dichiarato per far fronte alla nuova situazione è quello di implementare a livello nazionale una gestione integrata delle risorse idriche, ossia che tenga conto di tutti gli impieghi e della protezione degli ecosistemi, che identifichi in anticipo i possibili conflitti nell’utilizzo e sia capace di prendere misure preventive e fissare delle priorità . In realtà più che un obiettivo è un auspicio, in quanto questo tipo di gestione non è ancorato al diritto federale. Berna può solo incoraggiare i Cantoni ad andare in questa direzione e per il Consiglio federale va bene così, le risorse idriche appartengono a loro. È il federalismo.
Bruno Storni: «Quello che manca oggi è un modo di procedere concordato a livello nazionale»
Di parere opposto Bruno Storni (PS), Christine Buillard-Marbach (Centro), Susanne Vincenz-Stauffacher (PLR) e Christophe Clivaz (Verdi). Per loro è invece tempo di passare a una «strategia nazionale armonizzata per il consumo idrico», come hanno intitolato i loro identici atti parlamentari accettati a marzo dal Consiglio nazionale. «Quello che manca oggi è un modo di procedere concordato a livello nazionale nella gestione delle acque. La Confederazione non è mai intervenuta anche se la Costituzione le imporrebbe di vigilare sull’utilizzo parsimonioso dell’acqua. Il risultato e che ogni Cantone fa quello che vuole e molti non agiscono», ci dice Bruno Storni. Quello che propongono i quattro deputati sono dei criteri minimi che tutti i Cantoni debbano applicare. «È quello che già succede – per esempio – con la pianificazione del territorio, con le residenze secondarie o con le piste ciclabili», afferma Storni che non vede nella proposta un attacco alle prerogative cantonali e comunali.
L’idea di Gordola
Una delle misure concrete avanzate è quella di identificare e riparare le perdite nella rete di distribuzione. Si parla del 15% circa di acqua sprecata. In cifre assolute sono 109 milioni di metri cubi. A titolo di paragone tutte le economie domestiche svizzere ne consumano 500 milioni. Il modello proposto è quello messo in pratica a Gordola, il Comune dove Bruno Storni è municipale: contatori elettronici dell’acqua in tutte le case e su diversi tratti della rete, che comunicano in tempo reale i consumi e avvisano in caso di perdite. «I contatori ci avvertono se c’è una rottura, ossia un forte aumento del consumo, oppure se il flusso non si è fermato per 24 ore. Il contatore ci manda un messaggio e allora noi chiamiamo. Ogni anno faremo un’ottantina di telefonate a persone che hanno dimenticato un rubinetto aperto in giardino o hanno un guasto al sistema», ci racconta Storni. E il sistema funziona, il controllo in tempo reale ha permesso a Gordola di risparmiare. Oggi il suo consumo d’acqua pro capite è inferiore di un terzo a quello dei Comuni della Regione.
Un esempio che ci ricorda l’importanza di disporre di dati affidabili, tempestivi e precisi per sviluppare strategie e politiche. Eppure, il già citato rapporto del 2022 ammetteva sin dalla prima pagina: «Né la Confederazione né i Cantoni tengono statistiche complete sull’utilizzo dell’acqua. Sebbene la Confederazione disponga di dati sul consumo idrico proveniente dalla rete pubblica, non ha informazioni sui volumi consumati dai sistemi di autoapprovvigionamento utilizzati, ad esempio, in agricoltura». Parliamo di quell’acqua prelevata da fiumi, laghi o da sorgenti per irrigare i campi e le colture, ma anche per scopi industriali. Nel 2026 ci si basa ancora su una stima eseguita 20 anni fa e allora si parlava di quantità importanti: per la sola agricoltura 380 milioni di metri cubi.
Riparare le perdite nella rete di distribuzione
È dunque facile prevedere che, in caso di scarsità , si arriverà presto a dei conflitti, come ricordava in aula Christophe Clivaz: «I Comuni ne hanno bisogno per fornire acqua potabile agli abitanti; gli agricoltori per irrigare i campi; le aziende idroelettriche per generare elettricità ; gli impianti di risalita per innevare le piste; le fabbriche per raffreddare i propri impianti; i servizi di emergenza per spegnere gli incendi; e così via. Inoltre non va trascurata l’importanza dell’acqua per gli ecosistemi. Durante i periodi di scarsità , compromessi fra i vari utilizzatori vengono spesso decisi in modo improvvisato e secondo regole informali. La nostra proposta mira a definire una strategia nazionale per il consumo idrico al fine di garantire una gestione più efficace di questa preziosa risorsa».
La Svizzera, il «castello d’acqua d’Europa», deve dunque imparare a far fronte alla scarsità di un bene vitale a lungo dato per scontato e la cui scarsità ha anche ripercussioni economiche gravi. A rischio ci sono la produzione energetica e quella alimentare e pure l’approvvigionamento in benzina del Paese: nel 2018 e nel 2022 il basso livello del Reno bloccò la navigazione e si dovette così ricorrere alle scorte di idrocarburi. Se affronteremo tutto questo con una strategia nazionale, lo deciderà il Consiglio degli Stati a cui arrivano ora le mozioni di Storni e colleghi. Difficile prevedere cosa faranno coloro che sotto la cupola di Palazzo rappresentano gli interessi dei Cantoni, i «proprietari» delle acque svizzere. Ma di sicuro, dopo l’estate che stiamo vivendo, il tema sarà alto nell’agenda bernese.
