Come non farsi fregare dall’IA

by azione azione
15 Luglio 2026

Una guida di Alessandro Trivillini per riconoscerne i lati oscuri le ambiguità e le potenziali trappole e per difendersi efficacemente

Intelligenza artificiale sì – Intelligenza artificiale no? La domanda appare già fuori tempo massimo, è come chiedersi se i treni o i computer sono buoni o cattivi. Possono piacerti oppure no, puoi anche decidere di farne a meno, ma fanno pienamente parte delle nostre esistenze e bisogna imparare a conviverci.

Per questo, invece di scatenare la retorica della santificazione o della demonizzazione di questa tecnologia pervasiva, vale la pena di addestrarsi a conoscerla e ad usarla con rispetto e senza ingenuità. Perché la sua forza è strabordante, così come la sua indubbia utilità (non è questa la sede per parlarne), ma è bene conoscerne anche i lati oscuri, le ambiguità, le potenziali trappole per imparare a utilizzarla al meglio. O, in certi casi, ad evitarla quando appare inutile o addirittura dannosa.

Ottimo, quindi, l’approccio alla materia offerto con la consueta chiarezza dall’esperto di sicurezza informatica Alessandro Trivillini nel suo ultimo agile saggio Cosa devi sapere prima di. Prontuario per un uso sicuro e responsabile dell’intelligenza artificiale, costruito con l’obiettivo di colmare il divario tra la diffusione rapidissima dell’Intelligenza artificiale generativa e la scarsa consapevolezza dei suoi rischi. Un testo che ha molti punti di contatto col libro di Bruno Giussani di cui parliamo a lato, ma parte da una prospettiva differente. Se Giussani ha un approccio filosofico, politico e sociale, Trivillini offre un contributo soprattutto pratico e operativo.

Il suo libro non vuole insegnare a usare tecnicamente l’IA, ma a farlo in modo responsabile cercando di capire quando fidarsi, quando dubitare e quando fermarsi. Di capitolo in capitolo, ci spaventa e poi ci rassicura.

Spiega, per esempio, che l’IA generativa crea video e immagini realistici ma falsi che possono compromettere irreparabilmente la reputazione di chi viene rappresentato, rendendo difficile dimostrare che è vittima di una manipolazione. Il tema dei deepfake introduce uno scenario in cui la realtà visiva e sonora è realistica, ma non sempre affidabile. Ma racconta anche come difendersi: verificando sempre le fonti, analizzando i metadati e la tracciabilità dei contenuti. Pratiche di autodifesa essenziali per distinguere tra realtà e manipolazioni.

Osserva poi che gli accessi rapidi online (tipo: «Continua con Google») sono comodi sì, ma nascondono dinamiche complesse. La centralizzazione degli accessi crea infatti un effetto domino: la compromissione di un account principale consente l’accesso a molti servizi collegati. Come cavarsela, allora? Con una gestione attiva dei permessi, la revisione periodica delle app collegate e l’uso sistematico dell’autenticazione a più fattori.

Prova a ricordarci che gli algoritmi non si limitano a mostrare contenuti, ma orientano i nostri comportamenti. La loro è un’influenza invisibile, costruita attraverso emozioni, ripetizione martellante di contenuti creati sui singoli utenti e riduce la nostra capacità critica pur dandoci un’illusione di libertà. A meno di imparare a riconoscerne i segnali (come quando arrivano messaggi carichi di urgenza emotiva, o polarizzanti) e di sviluppare una maggiore consapevolezza dei propri comportamenti digitali per non mandare all’aria la nostra autonomia decisionale.

E ci fa notare che i sistemi IA hanno una memoria elefantesca. Attraverso la raccolta progressiva di dati possono costruire profili estremamente dettagliati, anche partendo da informazioni apparentemente innocue date mesi o anni fa con dei semplici like o delle ricerche online di qualsiasi natura. Occorre quindi limitare il più possibile i dati condivisi, disattivare le memorie non necessarie e adottare il sacrosanto principio: «Non condividere mai ciò che non vorresti sia reso pubblico».

Occhio anche alle raffinatissime tecniche persuasive che inducono comportamenti automatici e inconsapevoli. Entriamo qui nel campo dell’ingegneria sociale e del phishing. Ovvero delle truffe informatiche in cui i malintenzionati si fingono enti affidabili (come banche, corrieri o piattaforme digitali) per ingannare le vittime. L’obiettivo è spingere l’utente a rivelare dati sensibili (password, carte di credito) o scaricare allegati infetti tramite email, SMS (smishing) o social media. Il consiglio è di non avere mai fretta di reagire, di verificare le richieste e di diffidare dei messaggi emotivamente forti.

Il principale punto di forza del volume è la chiarezza: Trivillini riesce a tradurre concetti complessi (forensics, algoritmi, cybersecurity) in esempi concreti e immediatamente comprensibili. L’approccio non è allarmistico, ma realistico: ogni rischio è accompagnato da una strategia di difesa praticabile.

Ne emerge un libro utile e necessario, soprattutto per un pubblico non specialista ma esposto quotidianamente all’IA. Più che un manuale tecnico, è una guida alla cittadinanza digitale contemporanea. La domanda finale posta dall’autore – «utenti passivi o persone consapevoli?» – riassume efficacemente il cuore dell’opera e ne indica la posta in gioco.