Storie di pittori d’animali

by azione azione
8 Luglio 2026

Nelle coppie insieme da tanti anni, c’è un’intesa muta, un gioco di rimandi e di sguardi che suscitano invidia. Le esperienze condivise cementano un rapporto che niente può incrinare. Frequento una di queste coppie esemplari. Lui è uno straordinario affabulatore. Attinge la materia prima per le sue narrazioni dai tanti viaggi fatti con l’inseparabile compagna. La quale, quando intuisce che il suo uomo sta per iniziare un racconto, si dispone ad ascoltarlo atteggiando l’espressione del viso in estatica adorazione. Quei due sono stati in ogni dove. È sufficiente che uno degli invitati nomini una località o un evento per far zampillare un ricordo che diventa racconto. Uno degli ospiti, vegetariano e difensore degli animali, fa scivolare la conversazione sulla corrida.

«Una volta», attacca il narratore, «eravamo in Spagna e il nostro ospite ci ha portati a visitare un allevamento di tori della razza Miura». La moglie conferma con ampi cenni della testa mentre un commensale ricorda che «i Miura sono considerati i migliori per le corride». Il narratore lo fulmina con lo sguardo: mortificarne uno per educarne cento. «Durante il viaggio ci avevano avvisati: “incontrerete all’arrivo un vostro connazionale famoso; ma è una sorpresa perciò non vi diciamo il suo nome”. Arrivati, scopriamo che si tratta di un pittore: è seduto davanti al cavalletto e ci mostra la schiena. È dentro una gabbia messa lì per proteggerlo e sta facendo il ritratto di uno dei tori, su ingaggio del miliardario padrone dell’allevamento».

Il narratore fa una pausa a effetto nella quale s’inserisce il disturbatore di prima: «Al paese dei miei nonni c’è un allevatore che fa fare il ritratto alle sue mucche da latte ma si accontenta della fotografia». Seconda occhiata capace di incenerire una tigre. Riprende il racconto: «Sapete come sono gli artisti, capaci di percepire gli sguardi anche di chi è alle loro spalle: il pittore a un certo punto si volta e… indovinate chi era?». Pausa sapiente. «Chi era?» domanda una signora che pende dalle labbra del narratore. Seconda pausa, più lunga della prima.

Il narratore alla fine deve prendere una sofferta decisione: «Scusa Laura», chiede alla moglie, «come si chiamava già quel pittore famoso che dipingeva i tori Miura nella Murcia?». Laura scuote la testa, vorrebbe tanto aiutare il marito, ma la verità innanzitutto: «Caro, forse ti confondi. Il pittore che dici tu l’abbiamo incontrato in Kenia e dipingeva le zebre, non i tori». Il narratore si rivolge agli astanti con l’aria di chiedere scusa: «Mia moglie è fatta così, o prendere o lasciare, mai una volta che si ricordi un nome. Certe volte mi domando cosa viaggia a fare se poi non ricorda niente». Poi, con una voce carica di infinita pazienza, torna a rivolgersi alla moglie: «Ti voglio aiutare. Il pittore dei tori aveva un cognome quasi uguale a quello che abbiamo conosciuto a Comacchio e che dipingeva le anguille. Quello non puoi averlo dimenticato, ti faceva anche un po’ la corte». La moglie mormora: «Non era Comacchio…» e i discorsi attorno al tavolo oramai dilagano, gli invitati si sentono in libera uscita: «Ma li trovate tutti voi i pittori di animali?». «Conosce quello della Val di Susa?». «Sì, è bravissimo, com’è già che si chiama? Ha un cognome con dentro una kappa, ce l’ho qui sulla punta della lingua…». «Io ho tanto cercato un pittore che facesse il ritratto alla mia gatta e alla fine mi sono dovuta accontentare di un allievo dell’Accademia Albertina». «Enrico Colombotto Rosso è stato per tutta la vita uno straordinario pittore di gatti». «Come si fa a fare il ritratto di un animale? Mica sta fermo». «Prima gli fanno una foto e poi il quadro lo fanno guardando la foto». «No. Gli artisti degni di questo nome li fanno ipnotizzare. Conosco uno che lo fa di mestiere, campa di quello, vuole essere pagato in nero. Ce l’ha scritto sul biglietto da visita: ipnotizzo animali a domicilio». «Ma è vero quello che dicono? Che i pittori che preferiscono dipingere animali sono gay?». «Se dipingessero ritratti di uomini o donne svelerebbero la loro natura». «Se ne dicono tante, si sa come sono gli artisti».

Il narratore tenta di riprendere il filo: «Non importa il nome del pittore dei tori, sta di fatto che quella stessa sera ci ha invitati a una seduta spiritica. Non avete idea di quello che è successo…». Non se lo fila più nessuno. Parlano tutti insieme, ognuno dice la sua mentre la moglie Laura seguita a mormorare: «Non era Comacchio. E non erano neanche anguille…».