La consulenza della Banca Migros, volano i titoli legati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale e delle sue componenti hardware
Metà giugno, tempo di primi bilanci. Nonostante la guerra in Iran che ha condotto al blocco dello Stretto di Hormuz, facendo aumentare in maniera considerevole i prezzi energetici, i maggiori listini azionari mondiali hanno registrano una performance positiva da inizio anno. Il calo delle quotazioni di inizio marzo in concomitanza con lo scoppio del conflitto è stato di breve durata e il focus è di nuovo tornato sul settore tecnologico, con particolare interesse per i titoli legati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale (IA) e delle sue componenti hardware (semiconduttori, schede video e di memoria), che assieme al settore energetico hanno trainato la performance da inizio anno. Tutto ciò è avvenuto in un contesto geopolitico e macroeconomico difficile caratterizzato dall’incertezza riguardo allo sblocco dello Stretto di Hormuz e da un rapido ritorno dell’inflazione, che ha riportato sul tavolo gli inasprimenti della politica monetaria delle banche centrali. I tassi in aumento sono visti con sfavore dai mercati azionari, poiché rendono più costoso il finanziamento tramite capitali terzi e nei modelli matematici di valutazione del valore delle aziende diminuiscono il peso dei ricavi futuri attesi.
Un nuovo massimo storico
Tuttavia l’euforia legata alla IA al momento sovrasta queste preoccupazioni dato che la domanda resta molto elevata e gli utili trimestrali delle aziende continuano a battere le aspettative degli analisti. A livello regionale si nota una grande eterogeneità per quanto riguarda i rendimenti. L’Asia, in particolare, è in forte crescita grazie al rally tecnologico: l’indice giapponese Nikkei ha raggiunto un nuovo massimo storico sopra quota 70’000 punti, mentre i mercati sudcoreano e taiwanese – pur essendo classificati come mercati emergenti – stanno anch’essi registrando performance solide. Tutti e tre i Paesi sono caratterizzati da una valuta locale in fase calante, che rende le esportazioni delle proprie aziende meno costose. Inoltre la concentrazione del mercato è molto elevata in Corea del Sud e Taiwan, dove pochi attori del settore tecnologico (Samsung, SK Hynix rispettivamente Taiwan Semiconductor Manufacturing Company) hanno un peso elevato e trascinano l’indice.
Anche il mercato statunitense, dopo un inizio di anno in fase di consolidamento, ha visto un ritorno dei titoli tecnologici e continua la fase rialzista cominciata nell’ottobre del 2022. Malgrado ci siano alcuni elementi che possano fare pensare alla formazione di una bolla, come i forti aumenti dei corsi azionari, la concentrazione del mercato in poche aziende e le valutazioni dei guadagni futuri molto elevate, un paragone diretto con la crisi «dot.com» di inizio anni 2000 è poco azzeccato perché a differenza di allora le aziende tech registrano utili multimiliardari. Quello che però sembra chiaro è che a medio termine non tutti potranno uscire vincitori dalla corsa all’IA. Gli investimenti infrastrutturali nei centri di calcolo plurimiliardari su più fronti dovranno venir ripagati da un’adozione di questo o dell’altro modello di IA su larga scala nell’economia. Nel contesto attuale i mercati meno esposti al settore tecnologico come quello europeo e svizzero non riescono a tenere il passo. La maggiore componente industriale che si vede confrontata con prezzi energetici in forte aumento rallenta i ricavi in Europa e anche il mercato svizzero risulta frenato da due pesi massimi. In questa ottica la probabile risoluzione del conflitto in Iran con il conseguente calo del prezzo del petrolio dovrebbe fornire un po’ di slancio per la seconda metà dell’anno per chiudere il gap – a meno di brutte sorprese legate ai dazi.
Fonti: FactSet, Banca Migros
Pubblicità di un servizio finanziario secondo la LSerFi.
