Seguire con meraviglia il volo di una farfalla

by azione azione
24 Giugno 2026

Colpo critico: un elogio dello stupore che volteggia sulle ali dei lepidotteri con il desiderio di trasformare la natura in racconto, simbolo e gioco

Gli antichi greci usavano la parola psyché per indicare tre cose: l’anima, la vita, la farfalla. Ma davvero sono tre entità distinte? E se fossero invece manifestazioni della medesima essenza? Pensiamoci: il battito d’ali di un macaone (colore giallo, con fascia blu e un cerchio rosso), la pulsazione del nostro cuore (tra i sessanta e i cento battiti al minuto, fino a centocinquanta nei neonati), le domande che nascondiamo nell’anima (perché io, perché il mondo?).

È una questione forse troppo complicata da trattare qui.

Di certo la farfalla è un legame fra la parte materiale della vita e il suo slancio più segreto e ideale. Da sempre artisti e scienziati seguono il volo irregolare di questi lepidotteri, a scopo di conoscenza o imitazione ma anche per puro desiderio di meraviglia. «Con lo stupore si inizia e anche con lo stupore si termina», diceva Hermann Hesse. «E tuttavia non è un cammino vano».

L’autore germanico era appassionato di natura e di farfalle: «Se ammiro un muschio, un cristallo, un fiore, un coleottero dorato, oppure un cielo nuvoloso, un mare con il pacato respiro da gigante del moto ondoso, un’ala di farfalla con le sue ben ordinate nervature cristalline, il taglio e le colorite decorazioni dei suoi bordi, la varietà di caratteri e di ornamenti del disegno e le infinite, morbide ombreggiature dei colori»… Hesse prosegue, ma per farla breve: se ammiro una farfalla dimentico per un istante la logica del dominio, «sfuggo per un attimo al mondo della divisione ed entro nel mondo dell’unità» (H.H., Farfalle, a cura di Marcello Baraghini, Stampa Alternativa, 1997).

Certo, quando si gioca si accetta la logica della vittoria e della sconfitta. Ma non è una situazione di dominio, anzi, è una messinscena della lotta che serve a trovare una pace più profonda. Ne è un esempio Butterfly Garden (Korea Boardgames, 2012; ripubblicato nel maggio 2026 da Oya). È un titolo di Reiner Knizia che ci porta a seguire il volo di quelle che Hesse chiamava Schmetterlinge, pur preferendo il nome più antico Fifalter. I partecipanti (da 2 a 4) siedono ai lati opposti di un giardino e, posando delle tessere, devono creare un labirinto per guidare dalla fontana centrale verso la propria aiuola delle farfalle viola, rosa o blu (che valgono 3, 2 e 1 punto). È un meccanismo semplice, reso con una grafica elegante di gusto liberty.

Ci sono piccole regole che rendono il tutto meno lineare di come parrebbe a prima vista: se due farfalle s’incrociano lungo il percorso, entrambe volano via, per dedicarsi alla riproduzione in un anfratto nascosto (e quindi nessuno le potrà rivendicare). Inoltre, i giocatori condividono fra di loro alcune aiuole: si potranno quindi formare delle alleanze provvisorie per guidare il volo delle farfalle verso un punto specifico del tabellone. Una partita dura mezz’ora e dà la soddisfazione, a parte l’esito ludico, di creare un giardino vibrante di vita.

Un gioco simile per certi versi è Papillon, creato nel 2020 da J. B. Howell per Kolossal Games. Il punto in comune è la meccanica del piazzamento tessere, che ricorda quella di un classico come Carcassonne (ideato da Klaus-Jürgen Wrede nel 2000). I partecipanti (da 2 a 4) devono formare dei cespugli fioriti che possano invogliare le farfalle a posarsi per l’impollinazione. Prima di assemblare i giardini con un sistema alla Carcassonne, i giocatori si sfidano in un’asta che permette loro di ottenere un certo numero di bruchi. Questo implica delle decisioni: sceglierò di far crescere tante varietà diverse, a piccoli gruppi, oppure tenterò di comporre una grande macchia fiorita che possa attrarre farfalle in grande quantità, con il rischio però di essere poco adattabile alle mutazioni di gusti dei lepidotteri?

Appena un po’ più lungo di Butterfly Garden (ma dura comunque al massimo un’ora) anche Papillon è un titolo adatto a tutti, a partire dalla scuola media fino alla vecchiaia, perché non è mai troppo tardi per ammirare le farfalle.

È un gesto ludico anche solo uscire in un prato a primavera e cercare con lo sguardo questi piccoli universi colorati che si librano nell’aria. Hesse racconta che da bambino, in Svizzera, li chiamava Summervögel (uccelli d’estate). Non è importante distinguere con precisione le varietà botaniche. Anzi, il piccolo Hermann s’inventava i nomi: «Un tipo di farfalla rossastra la chiamai “tremarella”, e a un’altra specie bruna diedi nome “beccaiola”». Questo è un esempio di come la natura sia un perenne invito alla creatività: nominare il mondo, dai tempi di Adamo ed Eva fino a oggi, è la forma primaria di ogni gioco, oltre che di ogni opera in versi o in prosa.