La transumanza urbana di ovini permette di limitare l’avanzare di alcune specie invasive, gestire in modo sostenibile aree verdi anche di difficile accesso, favorire la biodiversità e sensibilizzare la popolazione
Il ritrovo è a Lodrino, lunga la linea LONA. È qui che si sta attuando una parte del progetto Transumanza urbana, che promuove l’impiego di greggi di pecore per una gestione ecologica e differenziata di aree verdi, a beneficio della biodiversità, del contenimento di alcune specie di piante problematiche, ma anche del benessere della popolazione che apprezza la prossimità degli animali. Come negli spazi erbosi tra i dentoni, ossia i blocchi in cemento armato pressappoco a forma di V rovesciata che formavano uno sbarramento da un lato all’altro della valle, da Lodrino a Osogna (da qui il nome LONA, dalle prime e ultime lettere di Lodrino e Osogna). Come già raccontato su «Azione» del 3 giugno 2019, si tratta di costruzioni a difesa del territorio, che l’esercito elvetico fece costruire tra il 1939 e il 1942. Ed è proprio lungo questa linea, oggi ormai parte integrante del paesaggio, che incontriamo un gregge di ovini intento a brucare le erbe di queste superfici, altrimenti non sfruttate a scopo agricolo, come ci spiega Ivan Sasu, biologo che assiema a Lara di Virgilio, allevatrice, ha avviato il progetto nel 2022: «Da oltre 10 anni mi occupo di neofite invasive, cioè piante esotiche problematiche, e quattro anni fa ad Osogna abbiamo intrapreso un primo esperimento di gestione con le pecore in collaborazione con l’Ufficio della natura e del paesaggio e l’Ufficio forestale. La prova ha avuto buon esito, dato che gli animali le mangiano volentieri e, anche grazie al calpestìo, riescono a frenarne la diffusione o addirittura a diminuire la presenza di specie come il Poligono del Giappone». Da qui è nata l’idea di ampliare il raggio d’azione, creando il progetto di Transumanza urbana, un’iniziativa dell’azienda agricola Fraia di Claro in collaborazione con Consultati SA. Accanto a superfici invase si pascolano anche piccole superfici inerbite in un contesto urbano, che sono di difficile gestione oppure che vengono mantenute in modo diverso e più sostenibile, come spiega Sasu: «Grazie a un pascolo estensivo gestito a mosaico (ossia che alterna, a rotazione, aree pascolate ad altre lasciate a riposo) si assicura una cura diversificata delle superfici che va a favore della biodiversità. Il sistema permette pure di ridurre i costi, dato che non è più necessario tagliare l’erba ripetutamente, ma solo effettuare degli sfalci di pulizia a fine stagione. Si riescono inoltre a gestire anche terreni di difficile accesso, diversificando nel contempo gli ambienti e il paesaggio, poiché il “lavoro” degli ovini avviene in modo graduale e “dolce”, al contrario di un tosaerba».
Andando a pascolare superfici vicine alle abitazioni, come nel caso di Lodrino, si entra giocoforza in contatto con la popolazione. Un fatto che inizialmente poteva forse preoccupare i promotori, ma che si è invece rivelato positivo, come racconta Lara, responsabile del gregge: «Con la maggior parte degli abitanti si sono instaurati dei buoni rapporti che vanno a beneficio di entrambi: noi riceviamo un supporto nel controllo degli animali o delle infrastrutture (recinti per esempio), loro apprezzano la vicinanza degli animali. In un anno si torna a pascolare più volte la stessa superficie e quindi le persone s’interessano e si fanno coinvolgere dal progetto». Da qui il nome di Transumanza urbana, che reinterpreta la tradizionale pratica di spostamento stagionale del bestiame, adattandola in questo caso agli spazi urbani.

(Elia Stampanoni)
Lara, dopo diversi anni di lavoro in alpeggio e di aiuto pastore nella transumanza invernale Oltralpe, ha deciso di portare esperienza e passione in quest’iniziativa: «Proprio per garantire la presenza degli animali da maggio a novembre, teniamo gli animali “al piano“ durante i mesi estivi, al contrario delle consuetudini». Le pecore dell’azienda Fraia sono una settantina e vengono suddivise in gruppi da 6 a 10 capi, distribuiti principalmente tra Bellinzona e la Riviera. Oltre al progetto Linea LONA attuato in collaborazione con il Comune di Riviera, un altro è in corso a Giubiasco e Bellinzona, con la Città e il Dipartimento del Territorio (DT). Sempre nella capitale viene inoltre gestito un terreno molto ripido nei pressi del Castello Montebello dove, grazie alla collaborazione della Fondazione Santa Maria, di Pro Natura e del DT, si cerca pure di contrastare la diffusione del Sorgo d’Aleppo, una graminacea potenzialmente invasiva e tossica che si sta diffondendo rapidamente in Ticino.
Nell’ambito della lotta alle neofite invasive, prosegue il citato progetto sperimentale in un bosco a Osogna, il quale ha permesso di ridurre considerevolmente il Poligono del Giappone: «C’è ancora, ma stiamo contenendo la sua diffusione grazie a interventi mirati che prevendono l’alternanza di pascolo e sfalcio. Siamo così riusciti a raggiungere notevoli risultati su vaste aree gravemente compromesse», precisa Ivan Sasu. Neofite che sono pure parte delle finalità del pascolo effettuato sotto alcune linee elettriche dove, con un piano di gestione mirato che ha coinvolto anche l’Azienda Elettrica Ticinese si cerca di mantenere la vegetazione e favorire la biodiversità. Una situazione analoga avviene pure a Iragna in collaborazione con Swissgrid, mentre nel Sottoceneri, grazie al Comune di Sorengo con la partecipazione della Fondazione Weak Ends e del DT, è iniziata la cura di diversi terreni comunali appoggiandosi sugli animali di un’azienda agricola di Muzzano. Pure in questa situazione gli scopi sono molteplici: favorire la biodiversità, contrastare diverse neofite problematiche e sensibilizzare la popolazione.
