Riportiamo la chiesa di Mogno al centro del villaggio

by azione azione
10 Giugno 2026

Il luogo di culto disegnato e realizzato da Mario Botta compie 30 anni, la Fondazione che lo valorizza vuole incentivare l’affluenza della popolazione locale rilanciandone le funzioni religiose e il richiamo spirituale

Riportare la chiesa di Mogno al centro del suo «villaggio». Far sì che la comunità della Vallemaggia e della Lavizzara se ne riappropri, dopo che per decenni turisti e visitatori da tutto il mondo ne hanno fatto un’icona architettonica, un selfie iconografico, un’attrazione da toccata e fuga.

È questo l’obiettivo che si prefigge Sofia Taufer Dazio, da quest’anno presidente della Fondazione Chiesa di Mogno, l’istituzione che appunto si prefigge di valorizzare e promuovere l’edificio religioso realizzato dall’architetto Mario Botta in alta Lavizzara, un luogo di culto che per la sua originalità e imponenza è capace di attirare decine di migliaia di visitatori l’anno. «Questa chiesa rappresenta veramente l’essenza della spiritualità coniugata in una forma originale e oserei dire imprevista e imprevedibile. Sorge in un luogo sperduto, in fondo alla valle, a quaranta chilometri da Locarno. Dopo aver percorso quasi tutta la Vallemaggia e la Lavizzara, con le impegnative rampe di Peccia, arrivi qui e vedi un tipico villaggio alpino sovrastato da un grande cilindro sezionato in granito e marmo, sorprendente quanto misterioso e allo stesso tempo accogliente. Osservo spesso la meraviglia dei tanti turisti che passando da un tranquillo caffè sul lungolago di Ascona si trovano proiettati tra le montagne, quasi dispersi, e poi si trovano ad ammirare quest’opera che rappresenta proprio uno stacco dalla realtà e una proiezione verso il cielo», sottolinea la neo-presidente della Fondazione.

La valanga di 40 anni fa

Quarant’anni fa, nel 1986, una valanga distrusse quasi completamente Mogno, frazione di Fusio, sommergendo di neve, ghiaccio e pietre gran parte dei rustici, delle case e delle stalle, cancellando completamente la sua storica chiesetta, risalente al 1636 e intitolata a San Giovanni Battista. «Io ero piccola, ma ricordo mio padre, Giovan Luigi Dazio, architetto e sindaco di Fusio, che dopo la valanga, insieme all’amico Mario Botta, con i disegni sparsi per terra, discuteva di come ridare vita a questo luogo di culto. Mio padre sposò subito l’idea di Botta di non ricostruire una chiesa “tradizionale”, bensì di cogliere la disgrazia come opportunità per lasciare un segno forte ad un edificio che per cinque secoli aveva raccontato la storia di un paesino di montagna e accolto i fedeli del villaggio. La loro idea sulla nuova chiesa di San Giovanni Battista a Mogno trovò molte opposizioni e contrasti, ci vollero dieci anni, molte discussioni e un cantiere impegnativo affinché quegli schizzi che avevo visto sul pavimento di casa nostra divenissero realtà», dice Sofia Taufer Dazio.

Schizzo dell’architetto Mario Botta per la Chiesa di Mogno

Questo monumento religioso cilindrico a due passi dal cielo non fece l’unanimità. «Io posso ben comprendere le perplessità di allora, in chi voleva ripristinare la classica chiesetta anziché realizzare questo “molosso” in mezzo alla valle. Ma con il passare degli anni la chiesa è entrata pian piano nel contesto territoriale. Ora farebbe strano non averla più. I molti visitatori continuano a spingersi fin quassù. La Fondazione ci tiene a ridare valore agli aspetti più spirituali e intimi di questi luoghi, valorizzando maggiormente la chiesa di Mogno come luogo di culto, chiedendo alla Curia di aumentare le Messe, le celebrazioni liturgiche, le funzioni religiose e quant’altro possa riavvicinare questa chiesa alla gente del posto e dell’intera Vallemaggia. Perché, e lo dico perché l’ho vista sorgere e le sono molto legata affettivamente, questa chiesa, sia all’interno che all’esterno, ha veramente qualcosa di speciale per l’anima», spiega ancora Sofia Taufer Dazio.

Il 21 giugno si festeggia

La prova generale di questa «nuova vita» della Chiesa di Mogno avverrà il prossimo 21 giugno, con la celebrazione del Santo patrono e i festeggiamenti per la ricorrenza del 30° dell’inaugurazione dell’opera di Botta e del 40° anniversario della valanga. «Per questa doppia occasione apriremo le porte alla gente della Lavizzara e della Vallemaggia coinvolgendola con un ricco programma ideato per poter trascorrere una serena e gioiosa giornata, in special modo per le famiglie. È il primo passo verso una Chiesa di Mogno popolare e locale, dopo che il mondo l’ha celebrata come monumento e attrazione internazionale, oltre che bene culturale d’interesse cantonale», conclude la presidente della Fondazione.