Un’estetica retro-futurista e un gameplay avvincente, per un’avventura che si colloca nel panorama affollato
Potremmo pensare che il mondo dei videogiochi sia immune alle mode, visti i tempi di sviluppo che si allungano ogni anno sempre di più, rendendo difficile seguire i trend del momento. Niente di più errato, visto che il mondo dell’intrattenimento digitale non solo segue le mode, ma contribuisce sempre più a lanciarne di nuove. È il caso del genere extraction shooter, in cui i giocatori devono infiltrarsi in una mappa, recuperare un bottino prezioso e sopravvivere fino a raggiungere un punto di estrazione sicuro, rischiando di perdere tutto l’equipaggiamento in caso di sconfitta. Di titoli di questo genere recentemente se ne sono visti molti, dal capostipite Escape from Tarkov fino a Helldivers 2 o Arc Rider.
Oggi diamo allora uno sguardo a Marathon, prodotto dal leggendario studio di sviluppo Bungie. Studio dal pedigree stellare, sono infatti i creatori dei popolarissimi Halo e Destiny, è lecito attendersi un titolo di grande qualità . Ma in un mercato sempre più competitivo e in cui i giochi abbondano, non è facile farsi notare.
Marathon colpisce inizialmente per il suo stile retro-futurista, grafiche con colori primari, animazioni tutte particolari e una presentazione un tantino caotica, ma sicuramente estetica. Tutto questo lo noteremo prima di essere scaricati senza tante cerimonie sulla superficie del pianeta Tau Ceti IV per recuperare quanto rimane di una colonia umana svanita nel nulla. La storia non è solitamente il fulcro di un gioco multiplayer come Marathon, eppure Bungie, che le storie di fantascienza le sa raccontare, ci ha provato lo stesso disseminando il word building in una miriade di terminali, dialoghi e log audio che, con tutta probabilità , il settantacinque percento dei giocatori ignorerà senza pensarci due volte.
Il che è un peccato perché, prendendosi il tempo, ci sarebbero elementi piuttosto interessanti da scoprire. Potremmo accettare contratti da parte di diverse entità , che spaziano da sistemi operativi antropomorfi a bizzarri bachi da seta senzienti che invariabilmente non ascolteremo, perché sommersi dal caos della chat vocale con i compagni di squadra, i quali avranno comprensibilmente più fretta di giocare la prossima partita, piuttosto che leggere testi e ascoltare discorsi.
La struttura di Marathon è quella classica del genere: veniamo scaricati in una mappa in compagnia di due compagni umani e dovremo raccogliere armi, munizioni e altri potenziamenti per poi farci strada verso una zona d’estrazione. Sul terreno incontreremo nemici comandati dal gioco, che possono essere fastidiosi mentre ci difendiamo dai veri avversari, costituiti da un’altra squadra umana. Fallire l’estrazione significa perdere quanto raccolto, subire penalità e dover ricominciare da capo, potenzialmente con i compagni di squadra non troppo felici delle nostre performances.
Una cosa che sicuramente Bungie sa creare a livello di forma d’arte è il gunplay, ovvero il feeling di combattimento in prima persona. Marathon non fa eccezione, proponendo un gameplay a regola d’arte, con ogni arma che presenta le sue caratteristiche e le sue idiosincrasie. Ogni arma da fuoco ha un suo ritmo, un suo rinculo tutto particolare e la scelta dello strumento adatto per ogni situazione è decisamente d’obbligo. Senza nemmeno dimenticare la varietà , inizialmente piuttosto limitata, ma che si espanderà gradualmente in base alle nostre performances di gioco.
Per personalizzare ancora di più l’esperienza, il gioco offre delle Shell, ovvero dei modificatori che cambiano aspetto, abilità e molto altro. Per finire, ci sono diverse classi di personaggio, come l’Assassino, il Teppista o il Destroyer che permettono uno schieramento tattico da parte della squadra di giocatori.
Marathon, essendo un gioco puramente online pensato come un servizio, è in costante evoluzione. L’offerta di base è decente anche se non stratosferica, con un buon numero di terreni di gioco a complessità variabile, ma con gran potenziale di espansione futura. Ciò che invece non è molto riuscito è il sistema d’interfaccia del gioco. Caotico, complesso, zeppo di animazioni tanto belle quanto confuse, rende le prime ore di gioco una vera e propria sfida nel capire cosa fare, cosa selezionare e su cosa concentrarsi. Un vero peccato, perché alza inutilmente l’asticella per i giocatori alle prime armi, che si ritroveranno un po’ persi per le prime, fondamentali, partite di Marathon.
Insomma, l’ultima creazione di Bungie ha molti elementi positivi, ma anche alcuni difetti che rendono difficile consigliarlo senza remore. Il gioco è indubbiamente fluido e divertente, ma in un mercato quasi saturo di giochi di questo genere sembra mancare quel non so che che invece è ben presente in altri titoli. Se gli sviluppatori saranno in grado di ridurre le frustrazioni e mantenere un ritmo costante nella pubblicazione di nuovi contenuti, potrebbe anche entrare nel cuore di molti videogiocatori su PC, Xbox Series e PlayStation 5.
