Gabi Fluck a Lugano e Ivana Falconi a Minusio espongono le loro opere immaginifiche e giocose
A popolare il mondo di Gabi Fluck, artista nata in Germania e ticinese d’adozione, sono immagini che emergono dall’inconscio e che seguono il fluire di memorie ed emozioni senza lasciarsi vincolare dal controllo della ragione. In questo mondo fantasioso, Fluck conferisce a ogni elemento del reale una nuova identità , inserendolo in una dimensione dominata da una raffinata leggerezza.
Come nelle opere d’impronta surrealista, anche nei suoi lavori gli accostamenti di segni e simboli si fanno inconsueti, ammiccando alla sfera onirica e dischiudendosi a molteplici interpretazioni. L’artista si affida così a un linguaggio che amalgama verità e inventiva per mostrare come le vicende umane possano essere rappresentate con leggiadria, senza per questo smarrire la loro profondità di senso.
I lavori di Fluck sono composizioni dai tratti essenziali e dall’uso garbato dei colori in cui si dispiegano racconti senza tempo che appartengono alla nostra quotidianità . Queste narrazioni sono disseminate di tracce che rievocano i sentimenti primigeni e fanciulleschi di chi ha saputo conservare una visione della vita intrisa di meraviglia. Una visione che per Fluck è sinonimo di libertà ma anche di riflessione sull’esistenza che scaturisce dai sentimenti più autentici, siano essi entusiastici oppure legati alle inquietudini insite in ogni essere umano.
L’artista sviluppa così microcosmi inaspettati con uno stile dal sapore naïf e con un segno disinvolto e deciso che tradisce l’attività di grafica e di illustratrice a cui si è dedicata per anni, nonché la sua profonda conoscenza dell’opera di Paul Klee. Fluck, infatti, comprende pienamente che le riflessioni del maestro svizzero sulle potenzialità della linea, intesa come componente vitale in grado di creare innumerevoli varianti espressive, non sono solo tecniche, ma anche, e forse soprattutto, filosofiche: è proprio attraverso la linea che è possibile rendere visibile la struttura nascosta delle cose.
E, difatti, l’abilità di Fluck risiede nel saper profilare con pochi e fluidi tratti di china, matita o pennello piccoli universi in cui rivelare la propria esperienza interiore, raffigurando il patrimonio di immagini che fanno parte del suo vissuto.
Una sessantina di dipinti dell’artista sono radunati presso lo Spazio Espositivo La Cornice a Lugano in una mostra che invita a scoprire gli esiti più recenti della sua ricerca ripercorrendo le tematiche a lei più care. Se le riflessioni di Fluck sulle incognite della contemporaneità sono rappresentate da opere come Caos, un accumulo di forme e simboli tratteggiati con un segno incisivo che bene incarna l’imprevedibilità del nostro presente, le suggestioni più intime trovano invece la loro estrinsecazione nella serie di paesaggi. In questi lavori le emozioni e i ricordi legati all’infanzia e ai tanti viaggi che l’artista ha compiuto compongono scenari dell’anima in cui l’ambientazione reale, soprattutto marina, viene liricamente trasfigurata in un luogo dell’interiorità .

Ivana Falconi, Still Life with Salmon, 2021
Spensierate e accattivanti sono poi le opere che hanno per soggetto l’universo muliebre, uno dei temi caratteristici dell’artista e indubbiamente quello che meglio esprime la sua vena ludica e la sua fervida creatività . Nella rassegna luganese troviamo così ritratti femminili ammiccanti che campeggiano su placidi paesaggi, «annusatrici di fiori» dall’aria distinta delineate con un tratto spigliato e donne compiaciute che assaporano con infinito piacere deliziosi pasticcini, a creare un mondo lieve e appagante capace di fare da contraltare alla complessità dell’esistenza.
Il medesimo approccio alla creazione svincolato dalla razionalità e fondato sull’incontro tra inconscio e memoria appartiene anche a Ivana Falconi, artista locarnese che lavora a New York. La sua vita sempre in movimento, caratterizzata da numerosi viaggi tra Europa, America e Giappone al seguito del marito musicista, ha portato in anni recenti Falconi a dedicarsi principalmente all’acquarello, tecnica immediata e agevole ma dalle grandi potenzialità espressive. Incipit di queste opere sono spesso le fotografie scattate dall’artista per immortalare gli innumerevoli stimoli visivi colti nel suo costante peregrinare per il mondo: suggestioni che pungolano la sua curiosità e che costituiscono annotazioni visive da cui partire per realizzare i suoi lavori.
Non è dunque un caso che la mostra dedicata a Falconi negli spazi del Museo Mecrì di Minusio presenti proprio una nutrita selezione degli acquarelli eseguiti nell’ultima decade, testimonianza della capacità dell’artista di rielaborare le sollecitazioni del reale con il suo tipico linguaggio immaginifico ed eccentrico.
Nascono così dipinti bizzarri in cui animali stravaganti, paesaggi fantastici e nature morte spiazzanti si fanno specchio dell’animo surrealista di Falconi, del suo bisogno di esplorare l’universo del sogno e della psiche per restituirlo in forme realistiche ma allo stesso tempo insolite, avvolte da un alone di mistero. E difatti, se i soggetti di queste opere in un primo momento appaiono perfettamente conformi al mondo che ci circonda, a uno sguardo più attento rivelano un particolare, anche solo un piccolo dettaglio, che li discosta dalla piena aderenza all’oggettività , generando un’atmosfera enigmatica e straniante. Questo effetto di spaesamento viene accentuato dall’uso di colori fluorescenti, che, invadendo la scena, donano ai dipinti una luminosità manierata alterandone la percezione.
Nell’allestimento «a tutta parete» di stampo ottocentesco, scelto per creare un ambiente immersivo e avvolgente, gli acquarelli sono affiancati da acqueforti risalenti agli anni Novanta, da oli su tela di grandi dimensioni e da sculture e ready-made rivisitati che ripercorrono più di trent’anni di attività dell’artista. In questo coloratissimo affollamento, lavori realizzati con tecniche differenti e in momenti diversi convivono tra loro creando una gratificante continuità visiva priva di confini netti.
Le sculture di Falconi presenti in mostra documentano l’aspetto forse più conosciuto della sua arte: l’utilizzo di oggetti insoliti legati alla nostra quotidianità , spesso banali artefatti prodotti dal consumismo più sfrenato, e la loro trasformazione in sembianze inedite che li carica di valenze estetiche e significati nuovi. Modificate e combinate in maniera singolare, sono suppellettili scovate in mercatini o in negozi di seconda mano che, grazie a Falconi, passano dall’essere simboli della cultura superficiale che li ha fabbricati a giocose metafore di un atteggiamento sarcastico nei suoi confronti.
Vere e proprie mirabilia della contemporaneità , queste opere, al pari degli acquarelli, destano stupore e sorpresa in chi li osserva, trasmettendo quella leggerezza e quell’esuberante energia che, con spirito ludico e al contempo sottilmente critico, Falconi ha sempre profuso nella sua arte.
