Nell’avvincente lavoro di Federica Manzitti si ripercorre un genere che ha fatto la «storia della leggerezza»
Non avrei mai immaginato di appassionarmi a un podcast che parla di liscio, polka e mazurke. Ma la magia del podcast è anche questo, portarci a scoprire degli scampoli di mondo inaspettati. Spudoratamente liscio è un mirabolante giro di valzer nel mondo del liscio, condotto da Federica Manzitti, audio-documentarista premiata in importanti festival del settore, anche lei apparentemente distante da questa realtà : «I miei gusti musicali sono completamente diversi, però ho sempre avuto un’attrazione per le sale da ballo». Siamo a Gatteo a Mare, località balneare della riviera romagnola considerata la «capitale del liscio».
Il liscio è un «invenzione» relativamente recente, infatti è nato fra le lunghe spiagge e le rive del Rubicone a metà dell’800
Questa musica è nata qui, fra le lunghe spiagge e le rive del Rubicone. Racconta Manzitti: «Per preparare questo podcast ho cominciato a frequentare i luoghi del liscio, le balere, ho conosciuto i Casadei. Mi sono mossa con il microfono in mano. Non volevo fare una storia del liscio, ma volevo raccontare questo fenomeno partendo dal presente». E, per la precisione, il presente da cui questo podcast parte, è la storica balera all’aperto «Bagni Corrado».
È qui che, in occasione delle «Settimane del Liscio», considerate la Woodstock della musica da ballo romagnola, ogni mattina all’alba, centinaia di amanti del genere, spesso non più giovanissimi, ballano a bordo mare sulle note delle orchestre più importanti d’Europa. I ballerini arrivano da tutta Italia e non mancano anche alcune coppie dalla Svizzera. È ormai una tradizione consolidata: siamo alla 56esima edizione. Non ci si può improvvisare a ballare il liscio, bisogna saperlo fare. Non è un ballo per tutti. Ci sono scuole, concorsi, orchestre. «Per un certo periodo è stata una vera e propria industria» afferma Manzitti.
«Liscio» è una definizione relativamente recente: richiama lo scorrere fluido e continuo delle suole dei ballerini sul pavimento delle balere. Il podcast ne ripercorre la storia, che si intreccia in modo sorprendente con quella dell’Italia contemporanea. Nasce infatti come forma di appropriazione popolare di un piacere fino ad allora borghese: ballare abbracciati. Nelle aie contadine si danzava già , ma senza un contatto fisico esibito. Il liscio, quindi, non è folklore arcaico né tradizione contadina: è un’invenzione relativamente recente che prende forma a partire da metà Ottocento lungo la riviera romagnola, e cresce in stretta relazione con lo sviluppo del turismo balneare.
I villeggianti lo scoprono e lo apprezzano, acquistando dischi lo diffondono in tutta Italia insieme a un immaginario fatto di spensieratezza, aria di mare e amori estivi. Le orchestre, capaci di adattarsi ai tempi, integrano via via le nuove mode, accogliendo influenze esterne. L’orchestra Casadei, in particolare, rinnova l’organico tradizionale introducendo batteria, sax e banjo. Durante il ventennio fascista, con il romagnolo Mussolini al potere, il liscio viene promosso come simbolo di autarchia, in opposizione all’esterofilia del jazz. Si balla molto a Predappio e nei dintorni, almeno fino a quando la guerra interrompe bruscamente le danze.
Nel dopoguerra le orchestre tornano a suonare, ma il contesto è cambiato: insieme alla Coca-Cola, ai jeans e alle sigarette, gli Alleati portano anche nuove sonorità che rendono il liscio meno attraente. Per sopravvivere, il genere deve reinventarsi e assimilare queste influenze. Nel 1954, Secondo Casadei compone Romagna mia, un valzer intriso di nostalgia per la propria terra, destinato a diventare un vero e proprio inno identitario, con oltre quattro milioni di copie vendute. Il liscio si balla ovunque: ai comizi politici, alle feste di partito (socialiste, comuniste, repubblicane).
Solo la Chiesa, almeno fino ai primi anni Sessanta, lo guarda con sospetto, vedendo nel ballo abbracciato quasi una mimica dell’atto sessuale, una forma di trasgressione inaccettabile. Ma col tempo anche le parrocchie ne riconoscono il potere aggregativo: si chiude un occhio, e persino i parroci finiscono per scendere in pista. La vitalità emiliana-romagnola ha la meglio sul puritanesimo.
Con il boom economico il liscio si trasforma ancora, seguendo l’ascesa della piccola borghesia imprenditoriale e l’esplosione del turismo di massa. Nelle estati di Cervia e Riccione degli anni Settanta, sotto le luci delle orchestre-spettacolo, prende forma la stagione di Raoul Casadei e della musica estiva. Il liscio diventa industria e fenomeno nazionale popolare, colonna sonora di un’Italia in piena fiducia nel progresso.
Oggi il liscio continua a evolversi. Nuove formazioni lo contaminano con linguaggi contemporanei che arrivano fino alla techno. Nascono orchestre interamente femminili che riescono a rompere il dominio maschile delle orchestre, in cui le donne erano accettate solo in quanto coriste. Intanto il liscio viaggia, si trasforma in simbolo di italianità : arriva perfino in Asia, dove versioni tradotte dei classici della tradizione conquistano nuovi pubblici con sorprendenti reinterpretazioni.
Il podcast Spudoratamente liscio, disponibile su Rai Play Sound, è suddiviso in cinque episodi, ognuno dedicato a uno strumento chiave della musica romagnola, raccontato dalla viva voce di un artista del liscio contemporaneo. «La Romagna ha una marcia in più, il meraviglioso dialetto e la cadenza tipica di queste terre», ci ricorda Federica Manzitti. Lo strumento del podcast ha permesso anche di salvaguardare tutto il fascino della tipica parlata locale.
E se queste cinque puntate non fossero sufficienti a placare la vostra voglia di musica da balera, segnalo l’ottima serie audio prodotta dalla RSI nel 2022 Il crepuscolo dei Casadei, una breve ma appassionante storia del liscio emiliano-romagnolo curata da Valerio Corzani.
