Fotografia: da Ventimiglia a Trieste, e poi oltre, il reportage firmato da Paolo Di Paolo e Pier Paolo Pasolini
Nella primavera del 1959, Paolo Di Paolo è un ancor giovane fotografo di 34 anni che si sta affermando. Nell’Italia del boom economico nascono alcune riviste che, strizzando l’occhio alla statunitense «Life», puntano parecchio sull’apparato fotografico. «Però ho cominciato a fotografare – confessa con un gioco di parole – da dilettante, cioè per diletto!».
All’inizio degli Anni Cinquanta ha già una discreta esperienza e collabora con diverse pubblicazioni: «La Settimana Incom illustrata» diretta da Luigi Barzini Jr., da non confondere con il quasi omonimo «Cinegiornale», proiettato per decenni in tutte le sale italiane prima del film in cartellone. Tra le sue varie collaborazioni, tuttavia, la più importante è certo quella con l’ormai mitico «Il Mondo», di Mario Pannunzio. «Le fotografie adatte a quel settimanale dovevano essere attuali – chiarirà nel 2005 – ma non di cronaca spicciola. Dovevano restare valide nel tempo, risultare non databili». Coglie così bene i desiderata di editori e direttori che, nel corso degli anni, «Il Mondo» pubblicherà ben 573 sue fotografie!
Nella stagione della Dolce vita, della Hollywood sul Tevere, quando imperversano i paparazzi, «lui si defila – annota Giovanna Calvenzi – scegliendo di rispettare la privacy. Chiede il permesso, mandando talvolta fiori, cercando di creare coi personaggi che vorrebbe ritrarre legami di rispetto e collaborazione». Un’empatia che sovente sfocia in una lunga e bella amicizia.
È con queste credenziali che, in quel lontano ’59, Di Paolo sale in treno da Roma a Milano per proporre una sua idea: un reportage da Ventimiglia a Trieste che testimoniasse dei cambiamenti repentini intervenuti nel Bel Paese, con gli italiani in Lambretta o in 500 che partivano per le vacanze. L’idea piacque molto al direttore del mensile «Successo» (testata oggi naturalmente scomparsa), Arturo Tofanelli; il quale pose tuttavia una condizione: i testi del reportage andranno firmati da Pier Paolo Pasolini. Su quest’ultimo il direttore dimostra il suo buon fiuto, profetizzando – ricordiamo che siamo nel 1959: «Tra qualche anno sarà il più grande scrittore/poeta della nostra epoca. È l’intellettuale emergente più interessante dello scenario culturale italiano».
Di Paolo accettò di condividere con PPP il viaggio/inchiesta con qualche riserva: lui voleva documentare la spensieratezza, la gioia nei volti e negli occhi di chi scopriva paradisi quali Portofino e la Versilia, Forte dei Marmi e Santa Margherita Ligure. Temeva che lo scrittore volesse invece innescare un’altra polemica, andando una volta ancora controcorrente mentre tutti si godevano vacanze, mari e monti. Niente di tutto questo, anzi: la loro avventura non si concluse sul tragitto Ventimiglia-Trieste, bensì si prolungò dal Tirreno all’Adriatico passando per lo Ionio.
Di Paolo sorprende PPP citandogli i versi di Rilke e parlandogli della sua amicizia col filosofo Lucio Colletti. Lo scrittore trova pane per i suoi denti e nasce così una solida amicizia. Di Paolo fu altresì fotografo di scena sul set di Mamma Roma e Il Vangelo secondo Matteo nel biennio 1962/64.
Poi i periodici illustrati entrano in crisi e chiudono uno dopo l’altro. Paolo Di Paolo, poco più che quarantenne, abbandona la fotografia e torna serenamente, seppur con qualche rammarico, agli studi di storia e filosofia. Il suo archivio, oltre 200mila negativi!, resta dimenticato in cantina per quasi mezzo secolo, sino a quando viene ritrovato dalla figlia Silvia, miracolosamente ben conservato.
La lunga strada di sabbia è il titolo (lo stesso peraltro del libro pubblicato da Guanda nel 2017 con i testi di PPP) di un ricco volume dedicato ai reportages della strana coppia Di Paolo-Pasolini pubblicato da teNeues. Oltre duecento immagini selezionate da Silvia Di Paolo e accompagnate, accanto alle note del fotografo e di Giovanna Calvenzi, anche da un saggio del fotografo Bruce Weber. Il lavoro dei due improbabili complici, scrive, «celebra i motivi per cui mi sono innamorato dell’Italia».
