La diaspora circassa secondo Balagov

by azione azione
20 Maggio 2026

Cannes: «Butterfly Jam» trasforma Newark in un luogo di memoria e sradicamento

Nalchik è la capitale della repubblica di Kabardino-Balkaria nel Nord Caucaso, conquistata dalla Russia nel XIX secolo sottomettendo le popolazioni circasse che vi abitavano. A Nalchik è nato e cresciuto il regista Kantemir Balagov, ora trentacinquenne, allievo del grande Aleksandr Sokurov, che si era rivelato al Festival di Cannes nel 2017 con un potente film di debutto, Tesnota, ambientato nella sua città a fine anni Novanta, tra tensioni etniche e nazionaliste.

Nel 2019 il cineasta confermò il proprio valore grazie a La ragazza d’autunno – Dylda con una giovane infermiera che cercava di sopravvivere nella Leningrado dell’autunno 1945, a guerra appena conclusa. Nello stesso anno Balagov scriveva, insieme alla fida sceneggiatrice Maria Stepnova, una storia collocata nella regione natale: «Poi è iniziata l’operazione militare speciale della Russia in Ucraina e sono dovuto scappare. Così ho dovuto riambientare la vicenda e ho scelto la comunità circassa di Newark nel New Jersey. È una storia al maschile, un rapporto tra padre e figlio, perché i miei primi lavori erano storie femminili» ha spiegato il regista al Festival di Cannes, dove il suo Butterfly Jam (vedi locandina nell’immagine) ha inaugurato la 58esima Quinzaine des cinéastes.

Il quarantenne Azik aiuta la sorella Zalya, con la quale aveva lasciato Nalchik, a gestire un diner di prodotti circassi a Newark e cresce il figlio sedicenne Temir orfano di madre. «Lo vedrete alle Olimpiadi» dice fiero agli amici con i quali ama ritrovarsi a mangiare, bere e scherzare, a proposito dell’adolescente campione di lotta. Siamo in una periferia dove si pensa in grande ma si cerca di arrangiarsi con qualche trovata estemporanea. Tra gli amici del protagonista c’è l’ex avvocato Aslan che vorrebbe aprire un ristorante dal nome italiano e nel gruppo si fantastica su un’antenata circassa di Monica Bellucci: la celebre attrice e modella umbra comparirà per un simpatico cameo ben congegnato.

Contraddittorio e credibile

Azik, interpretato da Barry Keoghan in un personaggio affine al padre che impersonava in Bird di Andrea Arnold, è contraddittorio e credibile: fanfarone, sognatore, violento e protettivo. L’uomo è specialista nel cucinare il piatto tradizionale della sua regione d’origine e capace di ricette al limite del miracoloso, come la «Marmellata di farfalle» del titolo.

Il film sta in equilibrio tra il cadere nel precipizio della violenza e il volare verso una redenzione, grazie a Balagov, che crede nell’attaccamento alle radici, nei gesti semplici che possono essere miracolosi e in quelli folli come l’idea di regalare un pellicano a Zalya incinta. Butterfly Jam è il ritratto di esuli dall’identità ben precisa e insieme molto simili a tanti altri di provenienze diverse che hanno lasciato per varie ragioni la loro terra. Balagov non si fa prendere dalla smania di fare un film all’americana, ma riesce insieme a restare fedele alla propria poetica e a calarsi nella nuova situazione. E forse in questo quadro di sogni e rabbia si può vedere qualcosa del giovane Martin Scorsese.