Turismo ticinese tra incognite stagionali e sovraffollamento

by azione azione
22 Aprile 2026

La Pasqua segna in Ticino l’inizio della stagione turistica. Quest’anno con una frequenza record. Valutando come è andato il periodo pasquale, gli operatori cercano ora di trarre auspici per il resto della stagione. Sono tre le incognite che possono decidere del successo della stagione turistica. Come sempre la prima è il tempo che farà. Si tratta di un’incognita che non ha cessato di crescere d’importanza con la continua riduzione della durata media del soggiorno.

Per i turisti alla giornata, che sono la componente in crescita del turismo ticinese, questo fattore è essenziale. Dalle aree metropolitane di Oltre San Gottardo orde di pensionati e pensionate scendono giornalmente in Ticino, da Pasqua a Ognissanti. Ma solo se fa bello! Il secondo fattore di rischio è economico. Si tratta dell’evoluzione dei prezzi. La congiuntura internazionale è messa male e il valore del franco svizzero anche quest’anno è destinato ad aumentare. Per gli stranieri la destinazione Ticino rischia così di diventare notevolmente più cara che quelle dei laghi prealpini italiani. La terza incognita è rappresentata dalla situazione politica internazionale. I venti di guerra che tirano attualmente stanno pregiudicando le vacanze nelle destinazioni turistiche degli Emirati, del Mar Nero e dell’Egeo, mentre potrebbero favorire, come già fu il caso per il periodo del Covid, una tendenza alle vacanze in patria, non da ultimo perché i prezzi dei voli in aereo continueranno ad aumentare. Con il bel tempo, quindi, si può anticipare che quest’anno in Ticino cresceranno i flussi di turisti svizzeri e ristagneranno invece quelli di turisti stranieri. Più difficile è scontare gli effetti della trasformazione strutturale per la quale sta passando il turismo del nostro Cantone. Da quando, prima con i voli charter e poi con l’arrivo delle compagnie low cost, le destinazioni balneari in Europa, Asia, Stati Uniti e Antille sono diventate accessibili anche alle famiglie del ceto medio, il turismo ticinese ha visto ridursi progressivamente la durata dei soggiorni.

Strutture a buon mercato

Nonostante il numero degli arrivi sia oscillato tra il 1970 e oggi attorno al milione per anno, il numero dei pernottamenti annuali in albergo è, nel medesimo periodo, diminuito dai 3,7 ai 2,2-2,4 milioni di unità. L’offerta di letti in albergo è di conseguenza calata in modo drastico: da circa 28’000 all’inizio degli anni Settanta dello scorso secolo ai 18’000 di oggi (diminuzione del 35%). In controtendenza, invece, l’evoluzione dell’effettivo dei letti in case e appartamenti di vacanza (compresi quelli del settore Airbnb), nei campeggi, negli ostelli e nelle altre strutture para-alberghiere, che consentono l’alloggio a prezzi nettamente inferiori rispetto agli alberghi. Così, mentre negli anni Settanta dello scorso secolo quasi il 70% dei letti disponibili in Ticino erano letti di albergo, oggi la maggioranza dei letti (quasi il 60%) è messo a disposizione dalle strutture para-alberghiere. In altre parole: per mantenere il numero dei pernottamenti al livello di quello degli anni Sessanta e Settanta dello scorso secolo il turismo ticinese dovrebbe accettare un forte aumento del numero degli arrivi di ospiti in strutture ricettive para-alberghiere. I ricavi dall’afflusso di ospiti che frequentano strutture ricettive a buon mercato sono naturalmente inferiori a quelli che si potrebbero ottenere da un turismo concentrato sulle strutture alberghiere o, in alternativa, da un turismo con una durata media del soggiorno molto più lunga. Insomma, le tendenze in materia di arrivi e pernottamenti sono tali da far aumentare, anno per anno, la pressione del turismo sul territorio. Inoltre, a far aumentare questa pressione, ci sono i flussi di turisti giornalieri, che da noi contribuiscono quasi solamente ad aumentare le immissioni.

Non siamo ancora in situazioni da città-porto di mare in balia dei croceristi, ma è certo che anche da noi si cominciano a riscontrare episodi di overtourism o iperturismo nei quali la capacità di carico del territorio viene superata, con ricadute negative sull’equilibrio ecologico. Alla crescita dei flussi turistici si contrappongono quindi, in misura crescente, limiti di natura economica e vincoli di natura ambientale, che non possono più essere ignorati. In questo quadro, per il turismo ticinese non sarebbe un male se lo stretto di Hormuz restasse chiuso ancora un paio di mesi.