Il voto in Ungheria è finito con una festa, dopo una mobilitazione enorme, code ai seggi, la determinazione a mostrare che la democrazia può funzionare, dopo oltre un decennio di distorsioni, ammaccamenti, soffocamenti: il premier Viktor Orban, al potere da 16 anni, ha perso. A guidare il Paese ora sarà Péter Magyar, leader del partito Tisza, che ha fatto pressione sul sistema orbaniano nel suo punto di rottura: la corruzione. E il sistema si è rotto. Per comprendere l’impresa straordinaria di Magyar e degli ungheresi bisogna guardarlo da vicino, questo sistema. Come ha spiegato l’analista Stefano Bottoni sul «New York Times», negli ultimi 16 anni Orban ha costruito «un complesso meccanismo di trappole istituzionali progettate per blindare il suo potere e paralizzare ogni eventuale successore». Al centro c’è la legge fondamentale del 2011, che ha sostituito la Costituzione e può essere modificata solo con una maggioranza di due terzi in Parlamento, che è quella che ha conquistato Magyar: dei 199 seggi che aveva il partito di Governo, Fidesz, ne sono rimasti soltanto 55, mentre Tisza ora ne ha 138. La legge in vigore colpisce la magistratura, i media, il sistema elettorale, le finanze pubbliche, la politica familiare e lo status delle chiese.
Il metodo Orbán
Le istituzioni chiave – tra cui la Corte costituzionale, l’ufficio del procuratore generale e molte altre – sono guidate da alleati fidati di Orban, tanto che nelle sue prime dichiarazioni Magyar ha chiesto le loro dimissioni. Ha anche chiesto le dimissioni del presidente Tamas Sulyok, scrivendo sui social: «Tamas Sulyok non merita di rappresentare l’unità della Nazione ungherese. Non è all’altezza del compito di guardiano della legalità. Non è all’altezza di fare da autorità morale o da modello di riferimento. Con la formazione del nuovo Governo, Sulyok deve lasciare il suo incarico». Il sistema di Orbán non si è fermato alla riforma costituzionale. Lui e il suo partito si sono appropriati di ampi settori dell’economia, destinando risorse pubbliche, tra cui anche i fondi europei, ai propri sostenitori. Dal 2010 gli imprenditori con legami diretti con Orbán, tra cui suo genero, hanno accumulato decine di miliardi di euro in fondi di private equity, azioni, proprietà terriere e immobili.
L’Ue congela i fondi
L’economia del Paese è in stagnazione dalla fine della pandemia e dal 2022, a causa della costante erosione delle regole dello stato di diritto, l’Ue ha congelato parte dei fondi destinati all’Ungheria, aggravando la situazione. Ma anche se queste erano le premesse, e anche se i sondaggi avevano individuato un vantaggio consistente di Magyar, la sua vittoria è stata comunque straordinaria. Non è stata una campagna elettorale come le altre, e se la visita del vicepresidente Usa J. D. Vance e il costante aiuto della Russia, online e nella vita reale, non hanno potuto nulla contro la determinazione democratica ungherese, Magyar si è ritrovato con il telefono hackerato da un software militare; con le pubblicità generate con l’AI lo hanno denigrato per mesi, dipingendolo non solo come un pupazzo dell’Europa, ma anche come un uomo violento; con il sistema di rilevazione interno a Tsiza, prezioso per capire l’andamento della campagna, manomesso e infiltrato; e con i sostenitori di Tisza minacciati (e quelli di Fidesz lusingati). Ma Magyar ha risposto a questi attacchi visitando in due anni – questa è l’età del suo partito – più di 300 cittadine, tenendo comizi ogni giorno, ripetendo sempre lo stesso messaggio: vi restituirò l’Ungheria che amate e che la corruzione di Orban ha deturpato. La notte della sua vittoria è stata indimenticabile, con balli e canti infiniti, i mezzi di trasporto carichi e gioiosi, i cori – tra cui il più potente: «Russi, andatevene a casa», lo stesso della rivoluzione del 1956, lo stesso del 1989 – e la dimostrazione che una democrazia illiberale può tornare a essere «normale», con un leader che sì, è conservatore, ma è europeista, democratico e guarda a un futuro di convivenza in cui l’unità ha di nuovo senso.
A lungo bandito dalle emittenti controllate da Orban, che hanno mentito su di lui in modo incessante, Magyar si presentato nello studio della tv pubblica e ha detto: è bello essere qui dopo tanto tempo e dopo aver ascoltato per mesi le vostre bugie. Non ho nessun risentimento personale, ha aggiunto, ma sospenderemo subito queste «trasmissioni disoneste», metteremo fine a questo approccio nordcoreano all’informazione, e ricostruiremo un sistema pluralista e indipendente.