La forma dell’Universo

by azione azione
22 Aprile 2026

Prosa: nel nuovo romanzo di Sergej Roić, l’infinito leopardiano diventa ipotesi cosmologica

È la storia di un uomo che prova a capire se suo fratello ha davvero scoperto il segreto dell’universo, e per farlo deve ripercorrere il passato della propria famiglia e riflettere su cosa significhi «infinito». Ma detta così è molto semplificata rispetto al nuovo romanzo di Sergej Roić, ambizioso sin dal titolo: Dura madre – L’infinito di Leopardi. Romanzo che non è stato scritto per essere «facile» e non prova nemmeno a esserlo. Tant’è che mescola cosmologia, filosofia del linguaggio, memoria familiare, finzione speculativa, prendendo le mosse, appunto, da un’intuizione che non si lascia archiviare come fantasia privata. Mario Nazor si fa dunque narratore e prova a ricostruire il percorso cognitivo del fratello Neven, davanti agli occhi di Matt Kowalski, direttore del progetto sulla memoria; è lui la razionalità istituzionale, o se vogliamo dirla con Leopardi: la siepe.

Il romanzo – filosofico, con elementi di fantascienza metafisica, narrazione genealogica e venature metaletterarie – procede per strati. Racconto dentro il racconto, testimonianza che diventa indagine, e intanto il tempo si dilata. All’avvio del racconto, in cima alla Torre futuristica (detta Razzo), durante un pranzo quasi proustiano, seguono pagine più intime; alla visione cosmica si intreccia la storia familiare, che ha radici in Valnazia. L’ipotesi è ardita: l’universo come configurazione che si riassesta per cicli immensi; ogni minimo riposizionamento richiede un’era intera. L’infinito non come parola poetica, ma chiave strutturale. Ed è qui che entra in scena Leopardi. Non come ornamento, ma come colui che avrebbe già intravisto – in forma lirica – la sagoma del tutto. L’idea che il pensiero preceda la materia, o almeno la prefiguri, attraversa il libro come una corrente sotterranea. La celebre esperienza dell’oltre diventa modello cognitivo: immaginare è già costruire. E Roić sa farlo, alternando registri con decisione: dialogo, riflessione teorica, sequenze visionarie, frammenti quasi saggistici. La lingua è compatta, talvolta insistita, incline alla variazione sul medesimo concetto. Non cerca la leggerezza; preferisce l’accumulo, il ritorno, l’avvicinamento progressivo a un nucleo difficile da fissare. Ne nasce una prosa esigente, che può spiazzare ma mantiene una coerenza interna rigorosa, arricchita da belle illustrazioni di Renzo Ferrari.

Dura madre non offre soluzioni comode, piuttosto rilancia domande, insistendo su una: se l’infinito è già stato pensato, che cosa resta da reinventare?

La presentazione del libro si terrà domenica 26 aprile, alle 16.00, nella sala Refettorio del Lac di Lugano.