Solo la vita

by azione azione
22 Aprile 2026

In Versi: interlinea editore pubblica la nuova raccolta poeticadi Andrea Bianchetti

I versi buoni sono quelli che ti rimangono in testa, per questo, credo, una poesia è qualcosa di riconoscibile. I migliori, poi, sono quelli fatti con le cose della vita: niente letterarietà, solo vita, con le sue carabattole, le sue liste della spesa, le cianfrusaglie che si ammucchiano a caso e ti ritrovi fra i piedi. La parola «vita» in Al figlio del pugile tremano le mani di Andrea Bianchetti (Interlinea, 2025) torna più volte, come un vecchio leitmotiv. Se di questa raccolta mi dovessi portare via un pugnetto di versi, probabilmente la conterrebbe, come, ad esempio, in questo caso: «A volte penso non ci sia niente / per certe persone. / Niente soddisfazioni, / nessuna vittoria. // Ma è forse questo il punto: / c’è solo la vita».

Concepita come un diario di bordo composto da storie brevi e situazioni, l’ultima silloge dell’autore ticinese è uno spaccato dell’universo scolastico professionale del nostro territorio. Attraverso il suo incarico di docente di italiano, Bianchetti filtra l’esperienza di contatto con ragazze e ragazzi col setaccio della letteratura, cercando, umilmente, di portare un po’ di luce dove luce non c’è e di imparare lui stesso dai molti colpi bassi che, crescendo (e invecchiando), l’esistenza infligge.

Sono infatti giovani che hanno alle spalle situazioni difficili, i protagonisti di questi racconti in poesia, adolescenti che conoscono la violenza, la brutalità domestica, l’aridità che erode; giovani, spesso, che sono stati giudicati inidonei ai licei, che devono ripiegare su un apprendistato con addosso un sentimento di sconfitta.

«A sedici, diciassette anni / hanno già smesso di credere», recita la poesia 20. «Loro non valgono niente. / Niente è niente. // Essere lì o da un’altra parte / è la stessa cosa per loro». Eppure in questo deserto in stile Elephant (ve lo ricordate, il bel film di Gus Van Sant sulla strage della Colombine High School?) come sempre avviene – poiché, checché se ne dica, la sopraccitata vita è più forte e si fa strada comunque – spuntano fiori e il poeta è lì per indicarli, anche quando questi sono secchi e tutti spine. Poesia 3: «C’è un ragazzo che / crede di essere un delinquente. / Ha foruncoli in viso. / Le mani invase dalla psoriasi. / È nervoso, il pugno facile. / Ma quando arriva alla pista di pattinaggio / non ci pensa più. / Vola sui pattini. / Torna a essere bambino».

Ad accompagnare questa galleria di visi immortalati nella fragilità dell’età verde c’è poi il privato dell’autore, alle prese coi propri ricordi di giovinezza e la stagione dei quarant’anni, dove si affrontano altre difficoltà ed esperienze rispetto a quelle dell’adolescenza. Ecco quindi componimenti dedicati al padre, al fratello – lui pure, a suo tempo, allievo nelle scuole professionali: «Alla Commercio passavo / le giornate sdraiato al bar / sotto un tavolo da biliardo / mezzo ubriaco», recita il brano in apertura all’intera raccolta – assieme a quelli in cui troviamo più volte l’universo affettivo legato alla figlia e alla ex compagna. Sono testi scritti come gli altri, con mano ferma e grande capacità di cogliere il dettaglio inaspettato e avrebbero, forse, goduto di uno spazio più circoscritto nell’insieme del lavoro, che in ogni caso risulta forte, estremamente curato e denso.

Viviamo un tempo di profonde inquietudini, nel quale chi è giovane si mostra smarrito in un mondo sempre più assurdamente autoannientante, abitato da adulti smarriti a loro volta. Cercare con la pratica della poesia di seminare qualche promessa di speranza – di «paradiso portatile», come racconta il libro – è cosa fondamentale: d’altra parte siamo i soli esseri parlanti, su questa terra. Qualcosa vorrà pur dire.