La bontà è debolezza?

by azione azione
1 Aprile 2026

Alcuni giganteschi squali geopolitici hanno suddiviso i Paesi tra predatori (loro), prede (vedete voi, c’è ampia scelta) e vassalli (noi). In questo scenario di «tracotanza e dismisura» pare non ci sia spazio per il rispetto umano. I diritti sembrano consolazioni facoltative per deboli, la gentilezza ipocrisia, l’altruismo idiozia. Da quando cercare giustizia e fare il bene sono diventati un difetto?

Una mia lontana parente soleva lamentarsi con un’espressione grammaticalmente scorretta, ma molto genuina: «A me, la fede mi ha sempre fregato». Cresciuta tra sermoni e catechismi, era stata educata a fare il bene anche quando non richiesto, a sacrificarsi per gli altri, a spendersi per cause perse e per individui spesso immeritevoli e ingrati. Lo stesso potrebbero dire molte persone educate all’altruismo nel contesto di altre «fedi»: che l’ispirazione venga da credenze religiose, bontà d’animo o opzioni politiche, l’esito soggettivo è analogo; negli ambienti solidali si fa il bene «perché è giusto» ma ci si sente un po’ fessi. Percezione ingigantita dal diffondersi di un termine terribile: «buonismo», da intendersi come attitudine che spinge a mostrarsi troppo indulgenti o comprensivi. Ma che corrisponde a un verdetto di stupidità nei confronti di chiunque si mostri empatico o generoso coi gruppi sociali esterni a quello dominante (stranieri, diversi, minoranze in genere). Dicono «buonista», ma in realtà pensano «stupido», ritengono che la bontà effettiva sia una scelta autolesionistica perché impedisce di tenere la torta tutta per sé e spinge a condividerne almeno le briciole con gli altri. È il gergo degli arraffoni.

In un’intervista apparsa qualche tempo fa su Azione, Rosalba Morese, esperta in psicologia e neuroscienze, sosteneva che il cervello umano non si è evoluto soltanto per percepire il mondo o risolvere problemi, ma per vivere insieme. Insieme, non contro. Dev’essere (va’ a sapere) che gli squali geopolitici di cui sopra son fatti di gomma, o che il loro cervello si è fermato ad uno stadio evolutivo ancestrale. E proprio sul vivere insieme, Stefania Prandi ci ricorda che cercare giustizia significa non solo puntare alla verità corrispondente ai fatti, ma anche alla felicità degli altri, perché non si può stare bene in un mondo di persone che soffrono; una sorta di empatia egoista, in cui cercando il bene altrui si ritrova il proprio. Un’avvertenza, però, è necessaria. Un certo discorso pubblico – penso alle tesi di libri come Contro l’empatia di Paul Bloom – invita a considerare criticamente l’empatia emotiva: appaga come le bibite dolci e gassate, ma è poco salutare e spesso fuorviante, perché può condurre a giudizi sbagliati e a scelte ingiuste. Lo aveva intuito anche Voltaire: nel Candide la bontà ingenua è continuamente raggirata; l’altruismo impulsivo, privo di giudizio, diventa vulnerabilità.

Che fare, allora, quando si proviene da un mondo antico i cui valori vengono derisi dalla retorica politica dominante? Non si tratta di scegliere tra la ferocia dei predatori e l’ingenuità dei bonaccioni. Serve un realismo solidale: una bontà che vede, soppesa, discrimina e agisce. Una compassione lucida che misura costi, priorità ed effetti; non il «buonismo» come posa, ma la prudenza che orienta il bene dove serve davvero. Se i T Rex della scena globale (nomignolo attribuito a Trump dal governatore democratico della California Gavin Newsom) impongono la brutalità del Giurassico, la risposta non è diventare più crudeli, ma puntare ancor più convintamente su regole, solidarietà con e tra potenziali vittime, istituzioni capaci di proteggere i vulnerabili e non i furbi, di premiare la cooperazione, non il servilismo, di dire no quando è no e sì quando il sì produce giustizia. La bontà cieca è una debolezza strategica. La bontà esigente – rigorosa nei criteri, ferma nei confini, generosa nelle finalità – non è ingenuità: è la più alta forma di intelligenza politica. L’unica che può trasformare la paura in convivenza e l’impotenza in azione condivisa. Non per sentirci migliori, ma perché senza di essa bye bye futuro!

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