Il consigliere comunale Giorgio Krüsi di Bellinzona ha di recente inoltrato una lunga interrogazione al suo Municipio per ricordare, da un lato, con soddisfazione che la popolazione della città da anni sta crescendo e, dall’altro, per chiedere se non fosse il caso di varare una vera e propria strategia demografica per la capitale. Se ne parliamo in questa rubrica è perché si tratta di una novità che potrebbe fare scuola. Finora non esistevano in Ticino vere e proprie strategie demografiche a livello locale. L’obiettivo demografico, condiviso da tutti i Comuni era quello di attrarre il maggior numero di contribuenti facoltosi, cercando di tenere il moltiplicatore d’imposta il più basso possibile. I Comuni che praticavano questa politica, in maggioranza situati nella corona dell’agglomerato, promuovevano una migrazione selettiva la cui discriminante era il livello del reddito imponibile. Nei Paesi anglosassoni esiste una variante di questo tipo di politica. Le autorità locali, specie quelle in corona di agglomerato, cercano, per attirare contribuenti ricchi, di incrementare la loro attrattiva fissando tassi di sfruttamento molto bassi nelle zone edificabili destinate all’abitazione. I prezzi dei terreni di conseguenza sono molto elevati e le parcelle possono essere comperate solo da famiglie con redditi alti.
Il consigliere citato sopra propone però per la strategia demografica di Bellinzona un obiettivo diverso: quello di attrarre soprattutto persone in giovane età e quindi non particolarmente facoltose. La discriminante della sua politica migratoria sarebbe dunque non il reddito ma l’età. A livello locale una strategia demografica di questo tipo è poco conosciuta. Vi sono esempi in Germania, per non citare che un Paese, di città di media e piccola dimensione che cercano, soprattutto facendo circolare le informazioni sui posti di lavoro disponibili e sulla possibilità di ottenere un’abitazione confacente, o anche con aiuti finanziari per il trasloco, di attrarre giovani del posto che sono andati a compiere i loro studi in altre regioni.
In una regione come il Ticino, che da decenni sta invecchiando, una politica demografica che abbia per obiettivo quello di attirare giovani e giovani famiglie appare più che ragionevole. Ci si può tuttavia chiedere se sia destinata al successo. La situazione di partenza è certamente delle più difficili. La popolazione di Bellinzona è invecchiata. Certo, il tasso di invecchiamento della capitale è inferiore a quello di Locarno, città che detiene il primato in Svizzera. Anche a Bellinzona, tuttavia, oggi la quota degli anziani è superiore alla media nazionale. Un obiettivo come quello proposto dal consigliere bellinzonese è dunque da considerare come quasi irraggiungibile. Più sensato sarebbe per Bellinzona fissare come finalità quella di restare la città meno vecchia del Cantone, frenando la tendenza all’invecchiamento con l’immigrazione di persone giovani. Che cosa potrebbe fare il suo Municipio per mantenere questo primato? Quali sono gli strumenti con i quali potrebbe intervenire per attirare i giovani? Un moltiplicatore più basso potrebbe servire ad attrarre contribuenti facoltosi ma non necessariamente persone giovani. E poi oggi purtroppo, salvo pochissime eccezioni, non c’è più in Ticino un Comune che possa abbassare il suo moltiplicatore. E questo vale in particolare per i centri urbani del Sopraceneri.
In materia di finanze comunali gli anni delle vacche grasse sono terminati. L’altro strumento a disposizione per attirare giovani è il piano regolatore perché fissa la localizzazione, l’estensione e il tasso di sfruttamento delle zone edificabili, influenzando quindi direttamente l’evoluzione dei prezzi dei terreni e dei canoni di affitto. I giovani, specie quelli che stanno per entrare nel mercato del lavoro, sono alla ricerca di un’abitazione a buon mercato. Finora, canoni di affitto relativamente bassi hanno favorito l’afflusso a Bellinzona di giovani famiglie. Famiglie giovani, però, creano una domanda di infrastrutture e servizi pubblici così importante da non poter essere finanziata con l’aumento delle risorse fiscali da loro consentito. È molto probabile che una città che si ringiovanisce sarà anche una città che si indebita. La città dei giovani non è quindi un obiettivo particolarmente facile da centrare.