Donna forte in Costa Rica, chi è Laura Fernández

by azione azione
25 Febbraio 2026

Potentissime, la nuova presidente punta su sicurezza interna, lotta alla droga e contenimento dell’influenza cinese nella regione

Laura Fernández (nella foto) ha 39 anni ed è la nuova presidente del Costa Rica, Paese un tempo noto come «la Svizzera» dell’America latina in quanto sicuro, prospero e senza esercito. Non è più così. Gli omicidi sono raddoppiati negli ultimi due anni e non riguardano più solo gli esponenti dei cartelli di narcotrafficanti che ormai fanno del Paese un serio concorrente del Messico, ma anche ragazzini, passanti, persone innocenti colpite all’uscita di scuola o in ospedale. E la richiesta di sicurezza ha guidato l’elezione di Fernández, esponente di lungo corso del partito del Popolo sovrano nonché erede designata dell’ex presidente Rodrigo Chaves, uomo forte a cui non è stato possibile candidarsi per un secondo mandato consecutivo e prima di 8 anni a causa di uno di quei vincoli costituzionali contro i quali si è scagliato ogni settimana in diretta durante i suoi quattro anni al potere, sollevando più volte i timori di una deriva illiberale. Fernández è in perfetta continuità con il suo predecessore, di cui era la capa di gabinetto e a cui ha promesso un ruolo di Governo, ma a buona parte dei 5,2 milioni di cittadini non importa, è stata eletta con quasi il 49% dei voti e, anche se non ha ottenuto la supermaggioranza di 38 seggi su 60 che le avrebbe dato mano libera sulle riforme, con 30 deputati è comunque in una posizione migliore di quella di Chaves per imprimere alla Nazione la sua agenda.

La sua ispirazione

Le priorità sono ispirate a Nayib Bukele, il leader di El Salvador, uomo dal pugno di ferro che ha dimezzato il numero di omicidi nel violentissimo Paese facendo un uso molto liberale dello stato d’emergenza per contrastare il narcotraffico e, soprattutto, inaugurando il maxicarcere Cecot, le cui immagini hanno fatto il giro del mondo per la durezza disumana delle condizioni di detenzione, spesso decisa senza processo. Lì sono stati rinchiusi anche dei migranti venezuelani provenienti dagli Stati Uniti e anche loro hanno denunciato torture, abusi e violenze sistematiche, ma questo non ha impedito a Fernández di farne un modello. La nuova presidente del Costa Rica promette di inaugurare entro maggio una struttura simile in cui rinchiudere i narcotrafficanti, applicando lo stato d’eccezione, una sorta di legge marziale, nelle zone in cui i cartelli operano con maggiore frequenza. In un Paese piccolo e in buona parte ricoperto da una fitta giungla, i criminali hanno trovato un terreno fertile per tracciare nuove rotte della droga, sia della cocaina – che viene spedita in piccoli sommergibili nelle mangrovie o che arriva in forma liquida nelle bottigliette di acqua – che, da qualche tempo a questa parte, anche del Fentanyl. E ha invitato Bukele al battesimo del maxicarcere, che si chiamerà Cacco, a riprova che la deriva «derechista» in corso in buona parte dell’America latina – Cile, Bolivia, Perù e Honduras finora, con la Colombia pronta a seguire il modello argentino e il tema sempre più sentito dopo la cacciata di Maduro dal Venezuela – non è più una cosa di cui vergognarsi.

Neppure in Costa Rica, il paradiso progressista dell’America Latina, luogo di pace per 80 anni. Nel 1949, San José ha abolito l’esercito e ha convertito le spese militari in spese sociali, finanziando ospedali, scuole, infrastrutture e ricerca. Ha messo le sue elezioni sotto il controllo di un tribunale indipendente e ha creato delle agenzie di controllo delle attività del Governo. Già nel 2010 il Paese era stato guidato da una donna, Laura Chinchilla, ma era una stagione politica completamente diversa, il cui tramonto è iniziato, secondo gli esperti, ben prima dell’elezione di Rodrigo Chaves. L’inerzia del vecchio sistema, la corruzione e la sfiducia nei confronti di una burocrazia pesante hanno creato uno scontento su cui il tema della sicurezza ha lavorato da miccia, preparando il terreno per la mistica dell’uomo forte, che Chaves ha prontamente cavalcato. L’uomo arrivava infatti con un bagaglio controverso, di quelli che oggi stroncano carriere: da economista della Banca mondiale, era stato accusato di molestie sessuali e comportamenti inappropriati da alcune giovani dipendenti e la faccenda era diventata molto pubblica. Un problema che l’elettorato, anche femminile, ha ignorato a favore del messaggio di sicurezza che il candidato andava promuovendo. E pazienza se sotto la sua guida gli omicidi sono stati ben 900, è la messicanizzazione del Paese e serve una risposta ancora più dura, secondo gli elettori.

Legalità dura

Fernández si presenta decisa. Il suo sarà un Governo del «dialogo e dell’armonia, rispettoso e fermamente radicato nella legalità», ha spiegato la neo-presidente, che ha ottenuto un caloroso benvenuto dalla Casa Bianca, con cui aveva rapporti ottimi già da tempo, grazie anche all’accordo sui migranti di Paesi terzi grazie al quale Trump può deportare in Costa Rica migranti provenienti da Paesi considerati non sicuri. Per l’amministrazione Trump, il Costa Rica è un «punto di transito cruciale per i traffici globali di cocaina» e sta diventando «un punto d’accesso sempre più significativo per le organizzazioni criminali che trafficano droga» negli Stati Uniti. L’altro tema discusso nel corso di un incontro con il segretario di Stato Marco Rubio, oltre alla droga, è il contenimento dell’influenza cinese nella regione. Insieme a Laura Fernández, laureata in scienze politiche, funzionaria statale, traslocheranno nel palazzo presidenziale anche il marito, che ha mantenuto un profilo basso durante la campagna elettorale, e la figlioletta Fernanda. Lei si presenta come una mamma moderna, lavoratrice, anche se è molto conservatrice sui temi sociali, in linea con il predecessore Chaves che su aborto e fecondazione in vitro ha dato una stretta. La linea progressista che aveva permesso al Paese di essere un faro sui diritti delle donne nella regione, nonostante la mentalità comunque maschilista, è venuta meno. La «Svizzera», ormai, guarda a El Salvador.