Due figlie in competizione

by azione azione
19 Gennaio 2026

Gentile Silvia,
quello di cui vorrei parlarti non è un tema nuovo ma purtroppo per me costituisce un tormento che si rinnova ogni anno e proprio durante quella che dovrebbe essere una occasione familiare di concordia e felicità: il Pranzo di Natale. In quell’occasione si ritrovano a casa mia le due figlie e le loro famiglie. Da quando mio marito non c’è più i conflitti tra le due sorelle, prima latenti, sono scoppiati in modo così evidente da turbare l’atmosfera di festa. Delle due la primogenita, che chiamerò Dora, ha un carattere estroverso, deciso e competitivo. La seconda, che chiamerò Evelina, ha invece una personalità apparentemente mite e sottomessa ma, in realtà, permalosa e insofferente. Sin da piccole non sono mai andate d’accordo tanto che la minore, nascosta sotto la tavola, morsicava i polpacci della più grande. Ora sono entrambe sposate e le differenze sociali esasperano la loro inimicizia. Dora ha sposato un uomo ricco ma senza cultura e senza sensibilità: per lui contano soltanto i motori, i viaggi esotici e i consumi. Evelina, invece, ha seguito la tradizione di famiglia: io e mio marito siamo due insegnanti. Ed Evelina è, come noi, una persona colta e raffinata.
La prima a provocare è sempre Dora: «Abbiamo appena comprato un nuovo Suv», «abbiamo già prenotate un viaggio alle Maldive…» e così via. L’altra non ha niente da contrapporle perché cultura e intelligenza non hanno prezzo. Che cosa devo fare per ristabilire la pace? / Clara

Cara Clara,
di fronte a un conflitto familiare che si ripresenta con la puntualità di un rito – e il Pranzo di Natale lo è a tutti gli effetti – la prima cosa da fare non è cercare una soluzione immediata, ma fermarsi a comprendere le ragioni profonde di ciascuno. I conflitti che esplodono nei momenti di festa raramente nascono lì: il Natale, come tutte le ricorrenze cariche di significato, funziona piuttosto da amplificatore di tensioni antiche, mai davvero risolte.

Le rivalità tra fratelli e sorelle sono spesso radicate nell’infanzia e, come tu stessa ricordi, la relazione tra Dora ed Evelina è stata segnata fin da subito da una competizione aspra, fisica e simbolica. Crescendo, le modalità cambiano, ma la dinamica resta. Oggi non ci sono più i morsi sotto il tavolo, bensì frasi allusive, ostentazioni, silenzi carichi di giudizio. È importante riconoscere che entrambe, seppur in modi opposti, continuano a contendersi il tuo sguardo, la tua approvazione, il tuo amore. Come tutti i figli, anche Dora ed Evelina desiderano sentirsi viste, riconosciute e, in qualche modo, preferite. Tu stessa, forse senza volerlo, lasci trasparire una maggiore affinità con Evelina: ne condividi i valori, il percorso, la sensibilità culturale. Questo è umano e comprensibile, ma non è senza conseguenze. Dora, che ha scelto una strada diversa, può vivere questa distanza come una forma di disistima, se non di rifiuto. L’ostentazione della ricchezza, dei viaggi, degli oggetti costosi può allora diventare un linguaggio compensatorio: «Guardami», «valgo anch’io», «sono riuscita nella vita».

Il paradosso è che questo comportamento, invece di colmare la distanza, la accentua. Evelina, che fonda la propria identità su altri criteri, non può né vuole competere su quel piano e reagisce chiudendosi, irrigidendosi, coltivando un risentimento silenzioso . In questo gioco di specchi, entrambe restano imprigionate in ruoli che si sono costruite a vicenda e che tu, forse inconsapevolmente, continui a rafforzare.

Dal momento che l’ago della bilancia sei tu, il tuo ruolo è decisivo. Non si tratta di «dare ragione» all’una o all’altra, ma di sottrarre senso alla competizione. Puoi farlo innanzitutto modificando il tuo sguardo: provando a vedere Dora non solo come la figlia che ha tradito il tuo ideale culturale, ma come una donna che ha cercato, a modo suo, sicurezza, appartenenza e riconoscimento. Anche un viaggio alle Maldive, se ascoltato senza pregiudizio, può diventare racconto, esperienza, occasione di apertura, e non soltanto esibizione di vanità. Allo stesso tempo, puoi aiutare Evelina a non identificarsi esclusivamente nel ruolo della «figlia simile alla madre», perché alla fine preclude la libertà personale. Accettare che le tue figlie siano diverse ma egualmente amate è il primo passo perché possano smettere di contendersi un amore che, come dimostra la tua sofferenza, non è mai stato messo in discussione.