Dalla Chicago degli anni Novanta all’eredità della generazione X, la parabola della band a trent’anni dall’uscitadi Mellon Collie and the Infinite Sadness
«Time is never time at all / You can never ever leave / Without leaving a piece of youth» («Il tempo non è mai tempo / Non puoi mai andartene / Senza lasciare un pezzo di giovinezza»). Queste sono le parole iniziali di Tonight Tonight, il brano con cui si apre il doppio album degli Smashing Pumpkins Mellon Collie and the Infinite Sadness, pubblicato nel novembre del 1995, esattamente 30 anni or sono. Album che rappresenta, probabilmente, l’apice creativo della carriera della band, nonché uno degli esempi più interessanti di quella costellazione molto varia a sfaccettata della musica alternativa Anni Novanta. Per celebrare il trentesimo anniversario, lo scorso novembre Mellon Collie and the Infinite Sadness è stato portato in scena dalla Chicago Philarmonic Orchesta che ne ha proposto una versione operistica.
Chicago non è solo la città in cui si formano gli Smashing Pumpkins, è anche, come evoca ancora il testo di Tonight Tonight, la città dove nasce Billy Corgan, indiscusso e iconico leader della band: «And the embers never fade / In your city by the lake / The place where you were born» («E le braci non si spengono mai / Nella tua città sul lago / Il luogo dove sei nato»). La vena poetica e malinconica che permea queste parole rinvia a temi come la nostalgia adolescenziale, il dolore interiore, la frustrazione, l’amore e le relazioni, che il gruppo esplora soprattutto nei primi album.
Se gli Samshing Pumpkins hanno fatto la storia della musica alternativa di quegli anni, il loro esordio fu tutt’altro che scontato. Quando la band registra il primo disco, nell’area di Chicago dominano le sonorità ruvide dei Ministry e il punk minimalista di band associate all’etichetta indipendente Touch and go Records. Rispetto a questi modelli, gli Smashing Pumpkins si distinguono per i lunghi assoli di chitarre, per l’alternanza di brani rock e di composizioni più melodiche, e per le atmosfere vagamente psichedeliche che avvolgono la loro musica. Con queste premesse nel 1991 esce Gish, il loro primo album: inizialmente accolto in modo positivo da critica e pubblico, dopo qualche mese viene però messo in ombra dall’arrivo di Nevermind dei Nirvana, un album che provoca una vera e propria rivoluzione nel mondo della musica rock.
Ma è solo questione di tempo: il definitivo salto di qualità arriva nel 1993 con Siamese Dream, disco complesso e stratificato, segnato dalle tensioni interne e dal perfezionismo di Billy Corgan. Le chitarre diventano più dense, le melodie più sofisticate e, grazie ad alcuni singoli di peso come Cherub Rock, Today o Disarm, gli Smashing Pumpkins raggiungono un successo commerciale che li fa conoscere in tutto il mondo. Il 1995 è, come detto, l’anno di Mellon Collie and the Infinite Sadness, il doppio album che, miscelando rabbia, malinconia e desiderio, consacra definitivamente gli Smashing Pumpkins nell’olimpo del rock degli anni Novanta.
Dopo questo album gli Smashing Pumpkins vivono una fase turbolenta della loro carriera, segnata soprattutto da tensioni interne, problemi personali e continui cambi di formazione. Nel 1998 l’album Adore segna una svolta elettronica e introspettiva che però divide pubblico e critica. Con il successivo Machina / The Machines of God, il gruppo cerca un ritorno alle sonorità delle origini ma il progetto, che prevede l’uscita di un secondo album, rimane incompleto e porta all’annuncio, nel 2000, dello scioglimento del gruppo. Billy Corgan rilancerà gli Smashing Pumpkins nel 2007 inaugurando, con risultati alterni, una nuova fase creativa più personale. Intanto, negli anni si succedono album, tour e continui cambi di lineup, fino al recente ritorno di fiamma fra il 2018 e il 2019 che, con il rientro del chitarrista James Iha e del batterista Jimmy Chamberlin rilancia, simbolicamente, la formazione originaria, da cui però è assente la bassista D’arcy Wretzky.
Cosa rimane oggi, al di là dell’operazione celebrativa realizzata dalla Chicago Philarmonic Orchesta che festeggia i trent’anni di Mellon Collie and the Infinite Sadness, del grande periodo di creatività musicale degli Smashing Pumpkins dei primi album? Pensando a un certo tipo di musica di quegli anni, e a gruppi come i Radiohead, gli Oasis, o al movimento grunge (Pearl Jam, Alice in Chains, Soundgarden, Stone Temple Pilots, eccetera), non si può esimersi dal notare come le voci dei vocalist di quelle band abbiano contribuito in maniera importante a creare sound e stile che venivano, di volta in volta, definiti come alternativi. E la voce di Billy Corgan era sicuramente fra le più originali: vellutata e sussurrata quando accompagnava le ballate più iconiche del gruppo, aspra e tagliente quando interpretava le canzoni più rock. Una voce inconfondibile: riascoltarla oggi è un po’ come ritrovare un fossile sonoro da cui sprigionano la ricchezza e le contraddizioni di un’epoca e di una generazione.
Gli anni Novanta coincidono, infatti, con la piena consapevolezza della generazione X (i nati fra il 1965 e il 1980), che in quel periodo comincia a far parlare di sé attraverso i mezzi espressivi del cinema, della letteratura e anche della musica. Alcuni commentatori accentuano il disimpegno e lo stile di vita iperconsumistico di una generazione votata all’edonismo, all’apatia e all’individualismo. Per altri, la generazione X è decisamente intraprendente, creativa e innovativa, e incide in maniera profonda sulla trasformazione delle abitudini mentali, della società e della cultura.
Con decine di milioni di dischi venduti a livello mondiale, gli Smashing Pumpkins hanno avuto un ruolo centrale nel definire il sound di quegli anni, profilandosi come una delle band più influenti della loro generazione. A rafforzarne il prestigio del pubblico contribuisce anche il riconoscimento della critica: Siamese Dream e Mellon Collie and the Infinite Sadness figurano infatti nella lista dei 500 migliori album di tutti i tempi stilata da «Rolling Stone», conferendo al gruppo una posizione di primo piano nella storia del rock.
