Voli notturni su un mare senza fondo

by azione azione
7 Ottobre 2026

Nella tragedia dei 132 mila desaparecidos in Messico, il lavoro di chi cerca di restituire identità, memoria e giustizia agli scomparsi

Era sua madre, e noi qua nel sottosuolo di Città del Messico, nello spartano stretto teatro underground, noi qua impariamo a conoscere, per voce e interpretazione di Alicia de Los Rìos Merino (la figlia), avvocata, storica e ora giustappunto attrice, l’esistenza feconda e acre di Alicia de Los Rìos Merino (la mamma), maestra e dirigente scolastica, guerrigliera, desaparecida. Secondo un recente aggiornamento della banca dati ufficiale del Governo, in Messico sono circa 132 mila le donne e gli uomini scomparsi.

Spariscono ambientalisti, giornalisti, sparivano le ragazzine

Adesso succede con gli ambientalisti e i giornalisti che s’occupano di ecologia, denunciano il traffico di animali esotici, le miniere clandestine, il disboscamento delle foreste, i magheggi per costruire resort in area di divieti, e che difendono quanto rimasto delle popolazioni indigene e di terre vergini; negli anni Novanta e Duemila era successo con la caccia alle ragazzine a Ciudad Juarez, violentate, fatte a pezzi e buttate nel deserto; dunque spariscono ambientalisti, spariscono giornalisti, sparivano le ragazzine, e ancor prima, nei Sessanta, nei Settanta, negli Ottanta, erano spariti i dissidenti.

Come Alicia (la mamma). Confinata in una stanza trasformata in prigione, assassinata, caricata su di un aereo – lanciata nell’oceano. A volte, piccola variante: tenuti in vita per esser lanciati vivi. Titolo dello spettacolo teatrale di Alicia (la figlia): «Vuelos nocturnos sobre un mar sin fondo». Non serve traduzione. Alicia, la mamma, militava nella Liga comunista 23 de Septiembre, corrente marxista-leninista. Era la stagione della repressione, da parte dello Stato, d’ogni movimento. Studenti, sindacati, contadini, partiti di sinistra. Contrastare, silenziare, abbattere. Arresti arbitrari. Torture. E le sparizioni.

S’ignora quante famiglie, nel mentre transitate da una generazione all’altra, continuino nella ricerca dei dispersi. Proprio come Alicia, la figlia. Vent’anni, ci dice lei stessa, di esplorazione. Pedinando indizi sulla madre. Testimoni. Fotografie. Registrazioni. Indagini sul posto. Lì dove venne detenuta. In uno spazio di pertinenza dell’esercito. Che tutto voleva tranne agevolare la riapertura d’un passato sanguinario. Immondo. A migliaia di soldati e ufficiali, codardi, nemmeno in punto di morte han voluto mondarsi l’anima. Confessando segreti. Rivelando coordinate. Permettendo ad altre figlie, altri figli, quantomeno di sapere. Sapere.

Quel «muro negro»

«Spesso perfino non sappiamo, a un’iniziale visione, se siamo davanti a delle ossa di esseri umani oppure di animali, poiché vi sono determinate ossa di un animale che possono somigliare a quelle di un umano» dice May-ek Querales Mendoza, un’antropologa sociale, fra le fondatrici, insieme ad altre donne d’uguale coraggio, del Giasf, il Gruppo di ricerca in antropologia sociale e forense. Il Giasf è la prima vera, strutturata realtà messicana impegnata a individuare le vittime di sparizione forzata, ricostruendo i contesti in cui sono avvenute.

Così facendo vanno, per forza, a sfidare i responsabili. I cartelli criminali del narcotraffico, la rete che sfrutta i migranti di passaggio in Messico con destinazione, sempre più chimerica, l’America di Trump – il quale ha ordinato d’alzare da 5 metri e mezzo a 9 metri il muro tra le due Nazioni, il «muro negro», lo chiamano, tant’è scuro – e in ordine sparso il consorzio degli immondi corrotti, ovvero procuratori, magistrati, generali, giudici, sindaci, governatori, medici, accademici, mandanti o esecutori oppure comunque complici di quello scomparire. C’incontriamo con Querales Mendoza in uno Starbucks vicino alla zona universitaria. Arriva di corsa. Diffonde energia pura. Il Giasf è stato fondato nel 2016, si occupa di perizie antropologiche, collabora con le associazioni dei diritti umani, ha sinergie con altri Stati (Perù, Guatemala, Argentina), accompagna le famiglie nelle esumazioni, organizza convegni per istruire. Querales Mendoza, ricoperta di sofisticatissimi tatuaggi, dalla massima preparazione storica e scientifica, fa notare senza darvi peso la gratuità dell’impegno del Giasf. Non agiscono per soldi: «Ci adoperiamo nel tempo libero. E con la nostra attività diamo forza alla memoria collettiva».

Appaiono sempre faticosi soltanto a sentirli: i «processi di pacificazione». Cosa c’è, da pacificare? Anche in Messico lo si ripete: pacificare, processi di pacificazione, pacificare, processi di pacificazione… Dove diavolo sono quei 132 mila desaparecidos? Nemmeno che poveri resti per una sepoltura. «Noi documentiamo la violenza. E allora documentiamo una parte significativa di questa Nazione».

La presidente e la reporter

Nazione di donne. Presidente la professoressa (in Fisica) Claudia Sheinbaum Pardo, in carica dal settembre 2024 e prima donna a ricoprire il ruolo. Le imputano di non dedicare frasi all’emergenza degli scomparsi. Nazione di donne. Marcela Turati ha condiviso con Alicia de Los Rìos Merino la fase decisiva dell’indagine sulla mamma. Turati è una reporter investigativa e scrittrice. Osa, sfida, non esita. Punto di riferimento per il mestiere, di frontiera, dei colleghi. A confrontarsi con loro, con Marcella e altre/i, a realizzare come vanno avanti sovente senza difesa alcuna, beh, sorge un’ammirazione orgogliosa. Che bellezza. Grazie. E dietro v’è una generazione che si vede parimenti all’interno di una precisa missione: depositare tracce. Nel giornalismo come nel Giasf. L’opera di May-ek Querales Mendoza è in una fase primordiale. La società messicana sconta le violenze domestiche e di genere, i femminicidi nemmeno vengono accettati nell’analisi della scena del crimine, si perpetuano tentativi per coprire l’omicidio d’una donna con la versione secondo cui s’è tolta la vita, «ma sì, era depressa»… L’arretratezza culturale, il maschilismo imperante, il patriarcato.

È una società segnata da un patriarcato radicato 

Nel Giasf crescono toste le ventenni, Fernanda, Brenda, Maria, Vanessa, sono antropologhe, archeologhe, criminologhe, sociologhe, si stanno specializzando in desaparecidos. Il papà di Alicia, il guerrigliero Enrique Pérez, nome di battaglia «el Tenebra», venne assassinato il 16 giugno 1976. Aveva 25 anni. Otto mesi dopo, nel 1977, nacque Alicia, la mamma la partorì in clandestinità. A trenta giorni dalla venuta al mondo, la piccola fu affidata ai nonni. La madre, che per la bimba volle la registrazione all’anagrafe con il suo stesso nome e doppio cognome, non poteva restare. L’avrebbero stanata e uccisa. Qualcuno, forse, la vendette. Il 5 gennaio 1978 l’arrestarono. Qua, a Città del Messico. Calle Norte 15-A, numero 5275 bis. Aveva 25 anni. Come Enrique. S’erano conosciuti e subito innamorati evadendo da una galera.