Mondoanimale â—† Due studi della Stazione ornitologica di Sempach svelano i segreti del viaggio di uccelli come lo Stiaccino
Sedici grammi di peso e quasi due giorni di volo senza fermarsi. È l’impresa dello Stiaccino, piccolo uccello migratore che ogni primavera affronta il Sahara con una traversata ininterrotta. A ricostruirne il viaggio è stato uno studio al quale ha contribuito la Stazione ornitologica svizzera, pubblicato e comunicato il 14 luglio 2026, i cui dati raccolti non mostrano soltanto la straordinaria resistenza di questi animali, ma anche quanto la migrazione sia un esercizio di precisione, nel quale ogni dettaglio può fare la differenza.
La scoperta è stata possibile grazie a minuscoli sensori di luce e pressione applicati a sette Stiaccini di una popolazione francese. Secondo lo studio «gli uccelli percorrono una rotta migratoria ad anello: in autunno seguono il margine occidentale del Sahara, procedendo per tappe relativamente brevi, mentre in primavera scelgono una traiettoria più diretta attraverso l’interno del deserto. Sei dei sette individui monitorati hanno compiuto questa traversata in un unico volo, restando in aria tra 37 e 45 ore». La Stazione ornitologica svizzera riferisce inoltre che «gli uccelli hanno raggiunto quote comprese tra 4000 e 6000 metri, un record per la specie». Per un animale che pesa appena 16 grammi, il dato appare quasi incredibile. Eppure, come sottolinea il ricercatore della Stazione ornitologica svizzera e coautore del primo studio Paul Dufour, «il volo ad alta quota comporta anche temperature fino a -10 °C e un’aria molto più rarefatta di quella che incontriamo al suolo. La traversata del Sahara, dunque, non è soltanto una prova di resistenza fisica: richiede una capacità di adattarsi continuamente alle condizioni dell’ambiente».
È proprio questo aspetto a emergere con maggiore chiarezza dal secondo studio, condotto sempre dalla Stazione ornitologica svizzera e diffuso il 25 agosto 2026. Analizzando i dati dei geolocalizzatori installati su 67 piccoli uccelli appartenenti a 17 specie, i ricercatori hanno scoperto che «l’altitudine di volo cambia radicalmente in funzione dell’ostacolo che gli animali devono superare».
Il deserto e il mare, infatti, impongono problemi completamente diversi e richiedono strategie opposte: «Sopra il Sahara gli uccelli tendono a salire e volano mediamente a circa 1600 metri durante la notte e a 2800 metri durante il giorno, mentre alcuni individui raggiungono i 6000 metri». La ragione principale sembra essere la necessità di evitare il surriscaldamento: «A quote maggiori l’aria è più fredda e consente agli uccelli di disperdere meglio il calore accumulato durante le lunghe ore trascorse sopra un ambiente quasi privo di acqua e di vegetazione».
Sul mare, invece, la strategia cambia, e la ricerca della Stazione ornitologica svizzera mostra che gli uccelli volano mediamente a circa 750 metri, arrivando in alcuni casi a pochi metri dalla superficie dell’acqua. «A questa quota possono sfruttare condizioni aerodinamiche più favorevoli e ridurre il costo energetico del volo. La migrazione si rivela così un continuo compromesso tra ciò che permette di risparmiare energia e ciò che aiuta a mantenere sotto controllo la temperatura corporea». A influenzare la scelta della quota è anche il corpo dell’uccello. Come osserva Dufour, primo autore del secondo studio: «Le specie con ali più grandi tendono a volare più in alto, probabilmente perché riescono a generare una maggiore portanza con un dispendio energetico relativamente contenuto». Anche il colore del piumaggio sembra avere un ruolo, in quanto «gli uccelli più scuri, che assorbono una maggiore quantità di radiazione solare, tendono a guadagnare quota soprattutto durante l’attraversamento del deserto». Secondo l’ipotesi dei ricercatori, «volare nell’aria più fredda delle alte quote permette loro di compensare almeno in parte il maggiore assorbimento di calore».
Lo Stiaccino rappresenta quindi un esempio particolarmente spettacolare di una capacità che appartiene a molti migratori: trasformare il proprio comportamento di volo in risposta all’ambiente. Al netto di tutto ciò, possiamo dire che il primo studio ha mostrato che un uccello minuscolo può attraversare il Sahara per quasi due giorni senza una sosta; mentre il secondo spiega che una simile impresa non dipende soltanto dalla forza fisica, ma da un equilibrio estremamente raffinato tra aerodinamica e termoregolazione.
Queste sono scoperte che hanno anche una conseguenza concreta per la conservazione delle specie. La popolazione studiata appartiene a una realtà francese, ma la Stazione ornitologica svizzera ritiene che la strategia migratoria sia probabilmente simile a quella degli Stiaccini presenti in Svizzera dove la specie è in declino soprattutto per la scomparsa dei prati fioriti e per la crescente precocità delle falciature. Per questo, la Stazione porta avanti programmi di conservazione insieme ad agricoltori, agricoltrici e Cantoni, cercando di proteggere i nidi durante il periodo più delicato. Conoscere dove e come vola uno Stiaccino permette quindi di allargare lo sguardo oltre il prato svizzero. «La sua sopravvivenza dipende infatti da un intero ciclo annuale che collega le Alpi all’Africa occidentale, passando per ambienti estremamente diversi». Come suggeriscono complessivamente i due studi della Stazione ornitologica svizzera, «la migrazione non è semplicemente un lungo viaggio: è una sequenza di decisioni biologiche finemente calibrate, in cui quota, temperatura, forma delle ali, colore del piumaggio e disponibilità di energia contribuiscono a trasformare un viaggio apparentemente impossibile in una strategia di sopravvivenza».
