Perché i neonazisti vanno forte in Germania

by azione azione
30 Settembre 2026

Dietro il successo elettorale dell’AfD si intrecciano crisi sociale, sfiducia politica e persistenti fratture territoriali

Le grandi affermazioni elettorali della Alternative für Deutschland (AfD) in Sassonia-Anhalt, Meclemburgo-Pomerania Anteriore e il relativo successo a Berlino (molto più ex Est che ex Ovest) hanno suscitato una enorme eco in Germania e nel mondo, anche per la parallela disfatta della CDU del cancelliere Friedrich Merz, che pure non sembra disposto a dimettersi. Il dibattito si è concentrato sugli aspetti ideologico-politici, trascurando quelli geopolitici. Proviamo qui a tenerli insieme.

L’emarginazione dell’AfD è stata decisiva per la sua crescita 

Sul fronte strettamente ideologico-politico, la questione è: l’AfD può essere considerato un partito neonazista, dunque minaccioso per la democrazia tedesca? E se sì, è possibile anzi necessario metterlo fuori gioco, addirittura imponendone lo scioglimento, come la legge consentirebbe? Posta così, la questione appartiene al teatro delle terribili semplificazioni. Anzitutto comparare la Germania del 1933 con l’attuale, la NSDAP con l’AfD e Adolf Hitler con Alice Weidel è operazione quanto meno arbitraria, fuori contesto. Può avere senso polemico, politico, anche securitario, certo non analitico.

Il punto di discrimine non è l’analisi del sangue: sono l’atteggiamento e le proposte politiche dell’AfD, assai vaghe e finora non coincidenti – ammesso fosse possibile – con quelle hitleriane. Non dimentichiamo che i nazisti erano dotati di una forza militare – più di una milizia, anche in concorrenza fra loro – l’AfD finora no (da verificare se ci stanno provando). Se ne disponesse, allora qualsiasi misura potrebbe essere presa in considerazione. Sì, nel corpo del partito ci sono certamente dei nostalgici del Terzo Reich – probabilmente qualcuno anche in altri partiti – ma questo non significa che Alternative für Deutschland sia la versione 2.0 della NSDAP (il partito nazista). Se proprio serve un marchio, più corretto parrebbe per ora quello di partito neonazionalista.

In ogni caso, mettere fuori legge un partito che sul piano nazionale dovrebbe collocarsi vicino al 30%, comunque davanti alla CDU e a tutti i partiti tradizionali o meno, parrebbe operazione piuttosto complicata, che porterebbe probabilmente a scontri, violenze, tensioni permanenti. In questa vicenda riscopriamo i limiti della wehrhafte Demokratie, la «democrazia protetta» voluta dalla Costituzione del 1949 e determinante tutto il sistema statale e la collocazione strategica post-seconda guerra mondiale. Per definizione, una wehrhafte Demokratie non può essere una wahrhafte Demokratie, una vera democrazia o comunque una democrazia senza aggettivi. In sostanza, secondo questo paradigma occorre impedire che forze estreme antisistema si impadroniscano del potere. Se necessario anche sospendendo garanzie e regole democratiche decisive. Il passato in Germania non vuole ancora passare.

La barriera tagliafuoco

Aggiungiamo che la strategia della barriera tagliafuoco (Brandmauer) cui i partiti classici hanno fatto ricorso in questi anni per contrastare l’AfD, emarginandola di fatto ed escludendola da qualsiasi coalizione di Governo, è stata decisiva per la crescita esponenziale di quella forza. Un autentico sguardo autocritico dei partiti (ex) popolari classici su questo autogol prolungato sarebbe raccomandabile. Per ora latita. Infine, il successo elettorale dell’AfD è figlio della deriva neoliberista delle politiche economiche tedesche, della crisi industriale, energetica e tecnologica innescata dalla guerra di Ucraina. Insieme alla crescita delle migrazioni, che rendono la Germania lo Stato probabilmente più multietnico di Europa, e della xenofobia che ne sta derivando. I neonazionalisti vanno forte anche perché il Governo non brilla e la situazione sociale si aggrava.

Divisione a favore della Russia

Qui subentra la geopolitica. La carta del voto continua a sottolineare la speciale forza dell’AfD nell’ex Germania comunista (DDR), Berlino (ex?) Est inclusa. Non sembra alle viste una omogeneità dei consensi neonazionalisti nelle due o tre Germanie che di fatto formano la Bundesrepublik. Risultato: se continua così la Germania formalmente riunita nel 1990 rischia di rispaccarsi di fatto o anche di diritto lungo la frontiera del voto AfD. Tutto abbastanza evidente da quando il cancelliere Kohl propose una unificazione che di fatto era un’annessione. E che tuttora segue quella logica. Nell’attuale congiuntura strategica, la latente e un giorno forse effettiva separazione fra le Germanie andrebbe a favore della Russia. L’impronta di Mosca nell’ex DDR resta forte. Non solo per il passato, ma anche per il presente. Inoltre, le reti di intelligence russa restano molto attive in tutta la Germania, ma soprattutto nelle aree a prevalenza AfD. Il successo di questo partito non riguarda quindi solo la democrazia tedesca ma l’assetto geopolitico dell’Europa.