Il poeta della Natura

by azione azione
30 Settembre 2026

Ci sono diversi poeti che potrebbero ambire allo scettro di «poeta» o «poetessa» della «Natura». Ogni ambito linguistico e culturale ospita i suoi, ne ho incontrati in Francia, in Portogallo, in Nord e Sudamerica, in Lituania, in Germania, a Singapore, in Svizzera e ovviamente molti in Italia. La letteratura degli Stati Uniti d’America, tradizionalmente, ha come uno dei suoi temi fondanti, proprio il rapporto con gli spazi, le vastità, le foreste e la natura in senso più lato e ampio possibile, basti pensare a due colonne quali Emily Dickinson e Walt Whitman. Nel corso dell’ultimo mezzo secolo altre voci hanno arricchito questo patrimonio, e penso a Gary Snyder, l’ultimo dei poeti Beat, penso a Robert Bly, fondatore del movimento mitopoietico, alla poetessa Mary Oliver, forse la più amata tra i lettori, recentemente antologizzata anche in Italia grazie a Einaudi, ma penso anche a Jim Harrison, a Thomas McGrath, tra i molti, e infine a Wendell Belly, poeta, contadino e intellettuale del Kentucky, scomparso lo scorso 31 agosto.

La prima volta che mi trovai un suo libro in mano ero in una libreria del centro di Bologna, correva l’anno 2010 – fa fede lo scontrino sbiadito che ancora capeggia nel tomo – e credo fossi lì per presentare a mia volta un libro di poesie. Trovai questo curioso La rivoluzione del contadino impazzito, libretto cartonato della Libreria Editrice Fiorentina in quella collana meravigliosa che è stata I quaderni d’Ontignano, dal nome di un borgo agricolo disabitato nei territori del comune di Fiesole e gradatamente ripopolato da gente venuta da fuori e che per vivere lavora altrove.

«Il contadino impazzito è scrittore, insegnante, naturalista, padre di famiglia. / Si ferma a riposare lungo il sentiero e mangia una mela, agita il pugno contro i guerrieri della domenica che si esercitano a bombardare la campagna», e qui da una parte risentiamo molti nostri guardiani della domenica che si scagliano contro il turismo mordi e fuggi, dall’altra ne ricaviamo una micro-auto-biografia di Berry medesimo, valente studioso laureatosi con il massimo dei voti e professore di letteratura a New York e in California, ma nel 1965, a trent’anni, decide di far ritorno nella sua profonda provincia americana, riprendendo a vangare la terra dei suoi ma continuando ovviamente ad amare le parole. Scriverà una quantità di romanzi, racconti, fecondi saggi e raccolte di poesia, queste ultime alfine antologizzate nientemeno che da Penguin nel volume The Peace of Wild Things, ossia La pace delle cose selvagge. In Italiano, oltre al Contadino Impazzito, sono stati tradotti i saggi, anzitutto, e alcuni romanzi, per i tipi di Lindau, Piano B e Slow Food. I romanzi delineano un paese immaginario, Port William, nel quale, come fatto da altri scrittori, vedi ad esempio un certo Stephen King o un altro autore americanissimo, Kent Haruf, osserviamo l’esistenza quotidiana di una serie di figure, dal barbiere Jayber Crow all’anziana vedova Hannah Coulter, dai primi viaggi esplorativi del bambino Andy Catlett ai contadini e coniugi Margaret e Mat Felter, storie edite in Italia grazie a Lindau.

Ma forse l’eco di maggior profondità l’hanno generata le sue opinioni da vero e proprio contadino impazzito, impazzito non perché stralunato e ubriacone, ma poiché dotato di ragione e di sentimento, innamorato della terra che coltiva ma senza pretendere che l’unica ragione sia il profitto, la malattia epidemica del nostro tempo, che porta anche i contadini a cedere alle lobby, alla produzione di granturco su larga scala e quindi alle monoculture imposte dalle grandi ditte di sementi. Ben prima insomma di diventare paladino dei Farinetti e Soci, sbandierato quindi come una giacca di velluto preziosissima, dal cuore agrario degli Stati Uniti, Wendell Berry chiedeva alla sua gente una maggiore consapevolezza, maggior coraggio, una forza comunque necessaria per non svendere la terra con dentro chi vi abitava, a coloro che ne avrebbe fatto soltanto business, poiché, come recita nei canti del suo essere contadino impazzito, «Quando mangio il frutto / il mio corpo è tutt’uno con la terra».